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Dà del “somaro” al vigile, rischia tre anni di carcere
A processo un gaviese che, nel 2012, diede del "somaro" ad un agente di polizia municipale il quale lo denunciò per oltraggio a pubblico ufficiale (e neppure gli fece la multa)
A processo un gaviese che, nel 2012, diede del "somaro" ad un agente di polizia municipale il quale lo denunciò per oltraggio a pubblico ufficiale (e neppure gli fece la multa)
CRONACA – Lo eticchettò come “somaro” ed è stato denunciato per oltraggio a pubblico ufficiale. E’ finita davanti al tribunale di Alessandria, dopo quasi cinque anni, la vicenda tra un gaviese, Luca Nattino e un agente di polizia municipale, all’epoca in servizio presso il comando della cittadina della Val Lemme. Una scena che, a Gavi, si è vista diverse volte ma che, in questo caso, rischia di concludersi con una condanna, se le accuse saranno dimostrate, fino a tre anni di reclusione.
Nel settembre 2012 Nattino si ferma a prendere un caffè nel bar della piazza e lascia la macchina in divieto di sosta nello slargo davanti al bar. Nel frattempo arriva l’agente di polizia in servizio, Garberoglio. Vedendo arrivare il pubblico ufficiale Nattino si precipita fuori dal locale, assicurando che avrebbe tolto l’auto immediatamente dal passaggio.
L’agente chiede di esibire patente e libretto, che gli vengono consegnati. “Invece di farmi il verbale ha segnato i miei dati sul retro del taccuino delle multe – spiega in aula davanti al giudice l’accusato –Gli ho chiesto di gettare il foglio, visto che si trattava di miei dati personali”. La circostanza sarà confermata in aula dai testimoni e dallo stesso vigile. Nasce a quel punto la discussione e vengono chiamati i carabinieri. Sarebbe a quel punto che Nattino, nel riferire quanto accaduto al carabiniere, avrebbe dato del “somaro” al vigile urbano in servizio. “E probabilmente ho aggiunto anche “testa di legno””, dice in aula, senza negare l’accaduto. L’agente di polizia municipale si è però sentito “minacciato”, verbalmente, se non proprio fisicamente. Sarebbe quello il motivo per cui, alla fine, la contravvenzione non l’ha neppure elevata. C’era anche il timore, dice Garberoglio, che Nattino potesse chiamare a raccolta gli “amici del bar”, a sua difesa. “Io la mula l’avrei pagata e la vicenda per me era chiusa”, dice al termine dell’udienza l’accusato, assistito dall’avvocato Edorado Armano. In aula i testimoni (il carabiniere intervenuto, nel frattempo spostato per servizio in Sicilia, e un autista dell’autobus) hanno sostanzialmente confermato il racconto reso in aula e di aver udito la parola “somaro”, pronunciata da Nattino. La prossima udienza, fissata il 23 maggio, ci sarà la discussione con le arringhe degli avvocati. Garbaroglio è difeso da Michela Bovio. “Non ci risulta chiaro – dice l’avvocato Armano – perchè alla fine non è stata elevata la sanzione, poiché l’agente aveva i documenti, restituiti solo dopo l’arrivo dei carabinieri, e si era annotato i dati”. Il codice penale punisce il reato con una pena fino a tre anni di reclusione.