“Sempre meno negozi in centro”
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“Sempre meno negozi in centro”

Il trend, non nuovo peraltro, fotografato dalla Confcommercio con 'Demografia d’impresa nei centri storici italiani' del Centro studi associativo. Fra quaranta città sotto esame c'è anche Alessandria. Parlano Ferrari e Pedrazzi

Il trend, non nuovo peraltro, fotografato dalla Confcommercio con 'Demografia d?impresa nei centri storici italiani' del Centro studi associativo. Fra quaranta città sotto esame c'è anche Alessandria. Parlano Ferrari e Pedrazzi

ALESSANDRIA – Sempre meno negozi in centro. E ancora meno in periferia e nei sobborghi. Il trend, non nuovo peraltro, viene fotografato dalla Confcommercio con la ricerca ‘Demografia d’impresa nei centri storici italiani’ elaborata dal Centro studi associativo che ha esaminato l’andamento di quaranta città italiane, capoluoghi di provincia, di medie dimensioni tra cui Alessandria. “Riteniamo che ci si debba interrogare seriamente su questi risultati per capire quali politiche e quali strategie li hanno determinati. E le informazioni della ricerca saranno un ottimo punto di partenza per attivare un confronto ed un dibattito concreto sullo sviluppo economico di Alessandria, la cui programmazione non può più attendere” dice Vittorio Ferrari, presidente provinciale Ascom. Ma cosa emerge dallo studio? “Tra il 2008 e il 2016 – si legge sul comunicato diffuso ieri dalla sede alessandrina dell’associazione – il numero dei negozi in sede fissa ad Alessandria è sceso del 22,8 per cento, fenomeno decisamente più marcato nei sobborghi, dove negli ultimi otto anni si è registrato un – 40,5 per cento, mentre in città il calo è stato del 5,1 per cento”. Il segno meno del capoluogo è lontano, per esempio, da quelli di Perugia (-25,7 per cento), Genova (-22,8) e meno distante da Bologna (-10,2), Cremona (-6,8), Parma (5,7). In ogni caso l’indicatore del commercio al dettaglio in sede fissa non deve che preoccupare. Le percentuali alessandrine sono in controtendenza rispetto alla media nazionale che vede un calo medio del 13,2 per cento dei negozi in sede fissa, un numero ottenuto dalla media tra il -14,9 rilevato nei centri storici e il -12,4 per cento delle periferie.

“Un altro dato che evidenzia il fenomeno – rileva l’Ascom – è il commercio ambulante che registra un aumento del 33,3 in città (abbastanza in linea con il dato nazionale di +36,3) e un calo del 19,7 in periferia (trend nazionale +5,1)”. Nemmeno il settore alberghi-bar-ristoranti riesce a riequilibrare la negatività: calano in centro (-1,6 per cento), ma meno rispetto a Perugia (-6,5) o Cremona (-13,4), mentre è peggio nei sobborghi dove il –19,4 per cento stride con il -4,3 di Cremona e il + 15,1 di Perugia. “Il settore carburanti – sottolinea Ferrari – è quello che evidenzia maggiormente il rischio di desertificazione registrando nei sobborghi alessandrini un -75 per cento (-22,9 per cento la media nazionale) e un -34,8 per cento nella città (-27 per cento la media nazionale)”. Quello che però Confcommercio nazionale non dice è che la ristrutturazione della rete di distribuzione dei carburanti è il frutto di riforme del settore, sollecitate dagli stessi sindacati di categoria oltre che dalle associazioni dei petrolieri per assicurare economicità e rispetto delle norme sulla concorrenza. Provvedimenti che però non hanno inciso molto sul prezzo finale a causa dell’abnorme carico fiscale che grava su benzina e gasolio.

A giudizio di Alice Pedrazzi, direttore Ascom di Alessandria, i dati “confermano l’urgenza di affrontare il tema della desertificazione commerciale, già da noi inserito nel Laboratorio Sperimentale di Rigenerazione Urbana di cui Confcommercio e Comune di Alessandria fanno parte, con interventi mirati, come per esempio una fiscalità agevolata in base a zone geografiche o per settori merceologici. Possono essere individuate agevolazioni nel settore immobiliare sia per i proprietari che per i locatari, in modo da ridurre una delle uscite più significative nella gestione d’impresa, ovvero i canoni d’affitto. Altri interventi possono essere individuati in base ai settori di appartenenza, con agevolazioni, ad esempio, su tributi come Tari, imposta sulla pubblicità, canoni di occupazione del suolo pubblico per i dehor”.
 

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