La Centrale del Latte resta alessandrina. Ma adesso…
Esercitato il diritto di prelazione per le azioni in vendita: la maggioranza (51 per cento) ora appartiene alla Pederbona. La nuova configurazione del capitale sociale. Addio ai torinesi, mentre si apre una stagione obbligata di investimenti per restare solidamente sul mercato
Esercitato il diritto di prelazione per le azioni in vendita: la maggioranza (51 per cento) ora appartiene alla Pederbona. La nuova configurazione del capitale sociale. Addio ai torinesi, mentre si apre una stagione obbligata di investimenti per restare solidamente sul mercato
ECONOMIA E LAVORO – Il latte resta alessandrino. Le indiscrezioni di inizio settimane sono state confermate dall’apertura delle buste avvenuta ieri, nel tardo pomeriggio, nella sede della Centrale del latte di Alessandria e Asti. Sono state infatti positive le risposte dei soci rispetto all’esercizio del diritto di prelazione sulle quote messe in vendita alla fine dell’anno scorso dai soci Brezzi, Guglielmero, Audrito e Cazzulo, che escono dalla compagine sociale. “La composizione societaria della Centrale del Latte rimane confermata: oltre l’88 per cento delle quote resta saldamente in mano agli allevatori locali” ha commentato Filippo Zaio, presidente della Centrale del Latte di Alessandria e Asti, al termine delle riunioni prima del Comitato Esecutivo della Centrale e poi del Consiglio di amministrazione che ha certificato i corrispettivi in merito al 34,033 per cento del capitale sociale messo in vendita e su cui era pervenuta un’offerta per l’intera quota da parte della Centrale del Latte d’Italia.
Il diritto di prelazione è stato esercitato da Perderbona per la quota del 29,412 per cento; Claudio e Alessandro Monferino, Francesco Rescia per il 4,232; Nadia Castagnoli, Giacomo D’Eboli per lo 0,380. La nuova configurazione del capitale sociale della Centrale vede il 51,15 per cento detenuto dalla Pederbona, il 25,82 dal Centro cooperativo raccolta latte e il 10,82 per cento dal Comune di Alessandria (aveva deciso l’uscita dalla partecipazione, ma la discesa in campo della torinese Centrale del Latte d’Italia ha determinato una marcia indietro, ndr), mentre le restanti quote sono suddivise tra gli allevatori, il Comune di Novi Ligure e la Banca Popolare di Milano (scompare con la fusione con il Banco Popolare, ndr). Franco Butti, direttore generale della Centrale del latte parla di “una evidente dimostrazione di fiducia, un grande sforzo individuale e una assai rilevante operazione societaria”, sottolineando poi “il valore del lavoro compiuto in questi anni da tutti gli attori della complessa filiera di cui la Centrale è espressione e dell’impegno a garanzia del territorio, esercitato anche in queste settimane dalle istituzioni locali”.
Anche il vertice del Centro cooperativo raccolta latte è cambiato con la sostituzione alla presidenza di Romano Brezzi con Francesca Capra della Pederbona, azienda che è stata il secondo azionista della Centrale del latte di Alessandria e che ora si attesta a oltre il 51 per cento. Per il momento il Consiglio dovrebbe rimanere a quota sei membri prima di procedere al riassetto che prevederà anche il rinnovo della presidenza che scade a metà anno. “Gli allevatori – si legge su una nota diffusa in serata – evidenziano come, oltre alla territorialità, saranno proprio i parametri di qualità del prodotto e della filiera a rappresentare la condizione imprescindibile per chi, oggi o domani, vorrà entrare a far parte della compagine sociale dell’azienda. A tale proposito, è stato di recente presentato alla Regione Piemonte un progetto innovativo di filiera che mira al perfezionamento delle qualità del latte, operando su parametri quali l’alimentazione degli animali e la qualità del lavoro in stalla, oltre al potenziamento delle analisi di laboratorio e delle attività di ricerca”.
Questo impegno sembra tracciare il futuro percorso della Centrale, oggi controllata da una realtà imprenditoriale come la Pederbona (1.150 i capi, mentre sono 530 le vacche che producono tutti i giorni più di 170 quintali di latte consegnati tramite la Cooperativa alla Centrale del Latte di Alessandria e Asti), acquistata nel 1969 dalla famiglia Capra, fino ad allora impegnata solo nel settore dell’edilizia. Il progetto di filiera rappresenta un tassello cui se ne dovranno aggiungere altri una volta che saranno iniettate nuove risorse nella Centrale che deve fare i conti con un mercato in costante cambiamento e sempre più selettivo. I dati del Bilancio 2015-2016 sono sintetizzati da un fatturato netto che si attesta intorno a 27 milioni e cinquecentomila euro, i dipendenti diretti sono 54, mentre 88 sono le persone impegnate nei servizi di logistica, tentata vendita e trasporti (oltre ai lavoratori impiegati negli allevamenti e nei servizi di manutenzione, assistenza e supporto). Il valore delle retribuzioni si attesta su 6,8 milioni di euro, mentre gli oneri sociali e le imposte sono pari a settecentoquarantamila euro. La perdita di esercizio è stata di centotrentaduemila euro dopo le imposte, “senza che ciò abbia comportato – ha precisato Zaio dopo l’approvazione del Bilancio – alcun ricorso al capitale degli azionisti, in virtù dei solidi fondi di riserva accantonati negli esercizi precedenti”.
