Robotti e le “sue” Drag al BiFoto Festival
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Marco Madonia - marco.madonia@alessandrianews.it  
18 Febbraio 2017
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Robotti e le “sue” Drag al BiFoto Festival

Il fotografo alessandria ottiene un altro prestigioso riconoscimento dopo il suo lavoro sui ferri chirurgici. Questa volta a colpire una giuria è stato il suo racconto sul meraviglioso, e quantomai appariscente, mondo delle Drag Queen

Il fotografo alessandria ottiene un altro prestigioso riconoscimento dopo il suo lavoro sui ferri chirurgici. Questa volta a colpire una giuria è stato il suo racconto sul meraviglioso, e quantomai appariscente, mondo delle Drag Queen

ALESSANDRIA – Il fotografo del capoluogo Daniele Robotti ha centrato un altro prestigioso successo, che fa il paio con quello alcuni mesi quando presentò un lavoro di grande impatto sui ferri chirurgici. Questa volta invece ad attirare l’attenzione del suo obiettivo è stato il mondo variopinto e paiettato delle drag queen. 

Robotti è stato infatto selezionato nella cerchia ristretta dei vincitori del BiFoto Festival, una rassegna con relativa mostra che si terrà a giugno a Mogoro, vicino ad Oristano, in Sardegna. 
Lo abbiamo incontrato per congratularci con lui e farci raccontare questa sua nuova avventura. 

Com’è nata l’idea di fotografare il mondo delle drag queen? 
Per me è stata una delle ‘vacanze fotografiche’ che mi concedo, anche per variare soggetti visto che nella vita, professionalmente, mi occupo principalmente di fotografia naturalistica, in particolare lavorando con i cani e i cavalli. Parallelamente però coltivo interesse per altri generi fotografici, che svariano dallo still life, come nel caso del progetto sui ferri chirurgici, al ritratto e alla stampa fine art. In questo caso ho conosciuto Vera Aloe, formidabile drag queen alessandrina e l’ho trovata da subito travolgente. 


Come si è sviluppato il suo progetto fotografico? Quali aspettative aveva? 


Diciamo che ho sempre avuto un debole per il surreale e che trovo molto interessante come in questo mondo vengano creati dei veri e propri personaggi. C’è un uomo che crea una donna dandole una personalità e caratteristiche sempre molto coinvolgenti: di solito il tutto avviene all’interno del mondo gay, ma ci sono anche persone etero che compartecipano e saltuariamente si travestono. E poi ci sono veri e propri personaggi di fantasia. Diciamo che la loro missione è mostrarsi, la mia quella di fare foto, e il match è stato immediatamente perfetto. 

Come è venuto a conoscenza del concorso? Come ha fatto a selezionare gli scatti che poi l’hanno portata alla vittoria? 
Ho visto la segnalazione sul profilo di Sara Munari: c’era questo concorso dal titolo “Siamo umani”, con al centro il tema dell’uomo e delle sue diverse sfaccettature. Ho lavorato a un vero e proprio libro fotografico sulle drag queen e ho estratto le foto che più mi convincevano, inviandole quasi per gioco in Sardegna. Ovviamente mi ha fatto molto piacere essere selezionato, il BiFoto è un festival con tante iniziative e dove espongono fotografi importanti. Abbiamo partecipato in 158 e sono risultato fra i 5 finalisti. E’ un grande onore per me. 

Come si è articolato il progetto? Ha scattato foto prevalentemente di reportage o in posa? Quanto è stato importante l’aspetto tecnico? 
Mi sono documentato già prima, ma come al solito presto ho preferito buttarmi a capofitto nel progetto e poi scoprire man mano i soggetti più interessanti e come fotografarli. Diciamo che il mio racconto si affina progressivamente e le storie poi escono da sole. Le foto sono quasi tutte le reportage, scattate fra i camerini, durante il trucco e il parrucco, la parte della vestizione e poi allo spettocolo vero e proprio. Ho cercato di concentrarmi sugli sguardo del pubblico e sugli ammiccamenti delle drag dal palco. I personaggi creati cambiano di continuo, è un vero spettacolo nello spettacolo. L’aspetto vincente è riuscire a catturare le esprissioni. C’è stata anche una parte di ritratto posato, in cui mi sono avvalso di due piccoli flash, ma il tutto è comunque avvenuto direttamente nelle locations, ricercando semplicemente uno sfondo pulito. 

Il lavoro è da considerarsi concluso o pensa di ampliarlo ancora? 
Nel 2017 proseguirò la ricerca sulle drag queen, ma questa volta mi concentrerò più sui ritratti. L’aspetto che a me più intriga è il trucco, la vera e propria metamorfosi che consente di creare da zero un personaggio. 

Quali saranno i suoi prossimi lavori?
Ultimamente ho lavorato al progetto “Cose recluse”, sulla realtà del carcere di Alessandria, che forse riusciremo a portare nelle scuole per un confronto con gli studenti. Sto poi lavorando a una serie di scatti sulle rose decadenti delle aiuole in città, un tema che mi affascina particolarmente. Per un altro progetto sono invece alla ricerca della modella giusta: vorrei accostare le geometrie di un locale che mi ha molto colpito con il corpo sinuoso di una donna così da creare una certa contrapposizione. Fra le attività che più mi piace realizzare c’è però quella di mini-workshop e appuntamenti formativi per fotografi, anche alle primissime esperienze. Tutte le informazioni si possono trovare sul mio sito. 

Il progetto sulle drag queen è stato realizzato interamente da lei? 
Per la parte fotografica sì, ma devo ringraziare molto Lidia Borghi Sagone, giornalista e poetessa, che ha curato i testi. Insieme alle foto ci sono infatti un’introduzione e 5 interviste ad altrettante drag. E poi la mitica Vera Aloe, perché è lei ad organizzare solitamente gli spettacoli in città e ha mostrato grandissima disponibilità. Poi vorrei ringraziare i gruppi drag di Genova e Torino: il 19 febbraio a Torino ci sarà la serata One Upon Drag, un’occasione imperdibile per chi volesse conoscere questo mondo e infine un grande aiuto mi è stato dato da Matteo Picasso e Alberto Barrese. 

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