Quando l’Erasmus ti cambia la vita
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Quando l’Erasmus ti cambia la vita

La giornata celebrata a Palazzo Borsalino, il nuovo bando che scade il 20 febbraio, i racconti di una “esperienza globale di crescita umana e culturale”, occasione reale di confronto e valore aggiunto sempre più considerato dalle imprese

La giornata celebrata a Palazzo Borsalino, il nuovo bando che scade il 20 febbraio, i racconti di una ?esperienza globale di crescita umana e culturale?, occasione reale di confronto e valore aggiunto sempre più considerato dalle imprese

ALESSANDRIA – Erasmus, esperienza globale di crescita umana e culturale. Occasione, reale, di confronto. Valore aggiunto sempre più considerato dalle imprese che valutano con attenzione chi entra in azienda per uno stage o il laureato che ha maturato una esperienza all’estero. Perché l’Erasmus non è solo studio didattico o di una lingua. È vivere con gli altri, insieme agli altri, imparare a cavarsela da soli. È una scuola nella scuola. E chi ha scelto fare questa esperienza ha subito maturato un altro approccio alla vita e alle relazioni. Certo, l’Erasmus può anche cambiare una vita. Oggi le storie degli studenti raccontano anche di fidanzamenti rotti e di matrimoni, di figli e di percorsi professionali e di vita inattesi e che sono maturati proprio durante un soggiorno all’estero. Dove molti giovani studenti hanno messo nuove radici. Il programma Erasmus compie 30 anni. Una ricorrenza celebrata a Palazzo Borsalino, sede del Digspes (Dipartimento di giurisprudenza, scienze politiche, economiche e sociali, diretto da Salvatore Rizzello) dell’Università del Piemonte Orientale (Upo) in occasione della giornata dedicata alla mobilità internazionale e che è coincisa con i giorni della pubblicazione del nuovo bando Erasmus che scadrà il 20 febbraio, mentre nei prossimi mesi verrà pubblicato anche il bando per le mobilità nell’ambito delle lauree binazionali. I ‘Piccoli angoli d’Europa’ allestiti nell’atrio di Palazzo Borsalino ha visto il personale docente, quello tecnico-amministrativo e gli studenti che sono stati all’estero negli anni scorsi, mettersi a disposizione sia per fornire tutte le informazioni relative al nuovo bando, sia per raccontare le esperienze all’estero. Accanto a loro anche lo spazio informativo europeo alessandrino dello sportello Europe Direct.

Avviato nel 1987, il programma Erasmus ha visto, fino ad oggi, la partecipazione di 633.200 italiani distinti tra studenti universitari (487.900), studenti di formazione professionale (119.900), partecipanti a scambi giovanili (98.800), personale docente e giovani lavoratori (126.000), e volontari (9.600). L’Italia si colloca, in termini di partenze, dopo Spagna, Germania e Francia. Le mete più gettonate degli italiani sono la Spagna, la Francia, la Germania, il Regno Unito, il Portogallo. “Ma oggi – spiegano Fabrizia Santini ed Eugenia Tibaldeschi, referenti del programma per i docenti (la prima è ricercatrice al Digspes) e per il personale amministrativo – i Paesi dell’Est Europa, insieme a quelli del Nord, rappresentano una risorsa sia chi li sceglie per l’esperienza Erasmus, sia per quelli che accogliamo all’Upo”. Ecco, per esempio, il racconto di studenti che dopo esperienze in Lituania hanno trovato lavoro uno in Slovacchia e l’altro nell’ufficio estero di uno spedizioniere alessandrino. Hanno 23 e 24 anni gli studenti che raccontano ad altri coetanei l’esperienza in Portogallo, Canarie e Francia maturata in soggiorni che variano da tre a dodici mesi. Tutti contenti per un vissuto segnato dalla fatica (perché c’è, insieme alle difficoltà alla burocrazia) e dalle soddisfazioni, dallo studio di una lingua nuova e dalle scoperte culturali. Viaggiare apre la mente, aiuta a scoprire se stessi e capire meglio quale strada imboccare. Lo conferma anche una studentessa spagnola, arriva da Cordoba, che frequenta il corso di Servizio sociale (laurea triennale, la sede è ad Asti): “Mi trovo bene, sono soddisfatta perché gli esami in Italia sono orali, non scritti come in Spagna, e imparo la lingua in modo diverso. Mi avevano detto, prima di partire, che l’Italia del nord era molto fredda sul piano dell’accoglienza, ma non è assolutamente così”.

I vantaggi dell’Upo sono anche altri, parola sempre degli studenti. Il rapporto diretto con i docenti “che ti seguono personalmente”, la dimensione più snella che favorisce una maggiore velocità delle pratiche come i tempi veloci di pagamento. Per chi va all’estero poter disporre delle centinaia di euro previste per ogni studente (i fondi sono europei) è importante. “Io ho cominciato a ricevere le somme un mese e mezzo prima di una amica che frequenta l’Ateneo” sottolinea una studentessa che sta vivendo l’esperienza Erasmus all’Università di Rennes. Nel 2014-2015 gli studenti in mobilità in uscita a livello nazionale sono stati 30.875 e 100 sono partiti dall’Upo (Torino, che si colloca tra le prime cinque università ‘per studenti in uscita’, dopo Bologna, Padova, Roma La Sapienza, ne ha visti partire 287). Gli studenti internazionali ospitati, circa 20.000, si sono recati prevalentemente nelle grandi città: Bologna, Firenze, Milano. Di questi l’Upo ne ha accolti una trentina e oltre la metà sono stati ospiti di Alessandria: provenivano da Malta, Repubblica Ceca e Spagna. “Sul fronte delle mobilità per tirocinio (Erasmus e Traineeship) i dati – dicono i responsabili del Digspes – confermano il 51 per cento dei tirocinanti ha ricevuto un’offerta di lavoro dall’impresa europea in cui aveva svolto il periodo di stage (su una media europea del 30 per cento)”.

Un limite locale? L’accoglienza. Se per la didattica di problemi non ve ne sono, l’ospitalità è ridotta all’osso. L’assenza di strutture, di foresterie, di alloggi pesa in modo considerevole per gli scambi internazionali come per le iscrizioni e le attività didattiche. Ma in questo caso la responsabilità coinvolge in prima persona il tessuto locale che finora sull’Università (che di suo ha ristrutturato Palazzo Borsalino e costruito la sede del Disit) ha investito ben poco. Almeno ad Alessandria.  

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