“Alluvionati per tre volte, ma nessuno ci disse che l’area era golenale”
Dallo scorso novembre non possono entrare in casa, in via Margiocchi, dove è esondato il Tanaro."E' la terza volta che capita ma quando acquistammo la casa nessuno ci disse che era in area golenale". Eppure, nel 1997, quando venne costruita, qualcuno i permessi li diede. "Ora attendiamo l'ordinanza di inagibilità, poi vedremo"
Dallo scorso novembre non possono entrare in casa, in via Margiocchi, dove è esondato il Tanaro."E' la terza volta che capita ma quando acquistammo la casa nessuno ci disse che era in area golenale". Eppure, nel 1997, quando venne costruita, qualcuno i permessi li diede. "Ora attendiamo l'ordinanza di inagibilità, poi vedremo"
ALESSANDRIA – Tre volte a bagno “e ora non sappiamo più che cosa fare”. Hanno perso tutto Vanessa Celli e suo marito, la casa, i beni, i ricordi… Ma quel che spaventa di più è l’assenza di una prospettiva. Vanessa è di originaria di Milano. Nel 2003, insieme al marito, di origini alessandrine, acquista la casa dei loro sogni ad Alessandria, in via Margiocchi: una villetta con giardino, su un unico piano, tramite una agenzia immobiliare. Un mutuo da pagare, la speranza di vedere crescere la famiglia, due cani. La casa è di recente costruzione, completata nel 1997. “Era tutto il regola, ma nessuno ci ha mai detto che l’area era golenale”. Nel 2009 il Tanaro esce dagli argini e la coppia si ritrova con un metro e mezzo d’acqua in casa. Ma c’è la voglia e la forza di recuperare. “Abbiamo fatto i lavori necessari di risanamento, soprattutto nella tavernetta, completamente allagata”. In quell’occasione compilano il modulo per il risarcimento dei danni e dopo due anni, a lavori conclusi, ottengono il rimborso da parte dello Stato, dipartimento di Protezione Civile.
“Due giorni dopo, paradossalmente, arriva un’altra alluvione, quella del 2011 e finiamo di nuovo a bagno”. Ma, questa volta, i danni sono più contenuti.

“Non siamo riusciti a salvare praticamente nulla, abiti, stoviglie, persino le foto del matrimonio”.
La casa è inabitabile, “ma attendiamo l’ordinanza di inagibilità, che deve ancora arrivare”.
I danni, questa volta, sono incalcolabili: ci sarebbe da rifare l’impianto elettrico, quello di riscaldamento, tutto. Anche ammesso di avere le risorse necessarie (“nel frattempo siamo riusciti a trovare una casa in affitto, al Cristo, così oltre alle rate del mutuo, paghiamo pure il canone di locazione”) è la forza di rincominciare che manca. “La casa è in una zona esondabile. Alla prossima pioggia rischieremmo di nuovo”, racconta affranta Vanessa.
Se arrivasse, per lo meno, l’ordinanza di inagibilità, potrebbero metterci una pietra sopra, decidere cosa fare. “Per il momento siamo in attesa, non sappiamo come muoverci”, dice.
Ammesso di volere intentare una causa, a chi chiedere i danni? Al vecchio proprietario che l’ha venduta? All’agenzia che ha fatto da intermediaria? Al Comune che nel 1997 diede il permesso di costruire? “Noi le tasse le abbiamo sempre pagate, tutti gli anni. E’ possibile che dopo tre alluvioni (c’era stata quella del 1994 solo tre anni prima) a nessuno sia venuto in mente di dirci che abitavamo in un’area golenale?”.