‘La tripolarità non c’è più’, mentre cresce l’asse Vercelli-Novara
L'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università del Piemonte Orientale ha segnato un momento di svolta. Verso quale futuro, questo è ancora tutto da scoprire. A cominciare da Alessandria
L'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università del Piemonte Orientale ha segnato un momento di svolta. Verso quale futuro, questo è ancora tutto da scoprire. A cominciare da Alessandria
ALESSANDRIA – La tripolarità non c’è più. Viva la tripolarità. L’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università del Piemonte Orientale (Alessandria vince con la ricerca e il migliore ‘prof’) ha segnato un momento di svolta. Verso quale futuro, questo è ancora tutto da scoprire. Ma ciò che pare certo è che niente sarà più come prima. Il Piemonte Orientale sta ridisegnando gli assetti universitari, quelli confindustriali (è nata la territoriale con lo stesso nome che unisce Alessandria, Vercelli e Novara) e prossimamente quelli degli enti camerali. Se i confini amministrativi non possono essere cambiati, quelli mentali invece sì. A patto che ci sia la volontà di farlo.
E così la tripolarità che è stata la forza di un modello universitario adesso segna il passo. Per certi versi è il segno, legittimo, del cambiamento e dell’evoluzione necessaria. Per altri, invece, è l’indicatore di una perdita di ruolo. Quando nasce, nel 1998, l’Università ‘Amedeo Avogadro’, il polo di maggiore vivacità e che ha voluto, più di altri, l’insediamento era proprio Alessandria. Oggi, quando è ormai prossimo il ventennale, il capoluogo naviga a vista, privo di un sistema locale robusto, benché le novità non manchino, a cominciare dalla ricerca, l’attività scientifica ospedaliera, i fronti internazionali aperti al Digspes (Dipartimento di giurisprudenza, scienze politiche, economiche e sociali) diretto da Salvatore Rizzello e al Disit (Dipartimento di scienze e innovazione tecnologica) guidato da Leonardo Marchese che al termine della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico hanno incassato, rispettivamente, il riconoscimento per il ‘Professore dell’anno’ che, grazie al voto degli studenti, è andato ad Anna Rosa Favretto (Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale), e il premio per la ricerca che è andato a Leonardo Marchese e al gruppo di chimica fisica per il progetto Multi2Hyhcat finanziato per 1,4 milioni di euro (un milione va al Disit e la quota rimanente all’azienda Cage Chemicals di Novara) con risorse europee nell’ambito di Horizon 2020.
Devono fare riflettere le parole del Rettore, Cesare Emanuel: “Lo sforzo compiuto nel proporre una Università del Piemonte Orientale ‘unita’ e ‘unica’ in alternativa a quella tripolare ha consentito di superare le discontinuità culturali storicamente sedimentate. Il futuro possibile dell’Upo si gioca entro una dimensione macro-regionale che determina due strategie di fondo: il polo integrato Vercelli-Novara deve interagire e posizionarsi opportunamente con l’asse intermetropolitano e interuniversitario Milano-Torino; il polo di Alessandria deve essere potenziato e posizionarsi in modo più robusto rispetto ai quattro centri universitari cui tradizionalmente il territorio guarda. Se vi fossero ancora dei dubbi, ribadiamo con forza che la tripolarità è finita; che l’unica strada da percorrere è quella di una Università unica, integrata, aperta e multipolare”. Nel trattare le politiche di sviluppo dell’Università e del territorio, si sindaco sono chiamai a ragionare “come se Alessandria, Novara e Vercelli fossero tre quartieri di una sola città”. Ancora Emanuel: “Dobbiamo collocare il nostro progetto dentro questa dilatazione di significato e di scala, in modo tale che le nostre città diventino campus e il claim ‘Multicampus” non costituisca solo una parte del logo identificativo del nostro Ateneo, ma sia l’espressione di una specifica e originale piattaforma del Piemonte Orientale. È questo il sentiero che non esiste ancora e che dovremo tracciare insieme”.
E i sindaci? La voce dei sindaci delle città sedi dell’Ateneo: Rita Rossa (Alessandria), Alessandro Canelli (Novara) e Maura Forte (Vercelli). Sul piano formale, quasi univoca. Ma le sfumature dicono altro. Rita Rossa ha rilanciato il progetto del corso di laurea in Medicina, parlato dell’azienda ospedaliera come perno della ricerca e formazione, e ha puntato l’indice sul problema trasporti all’interno della vasta area del Piemonte orientale, richiamando l’Edisu (Ente per il diritto allo studio) alle proprie responsabilità nell’investire in residenze e servizi (anche se un territorio non unito e convinto è un interlocutore difficile per un ente già di per sé distante fisicamente e culturalmente). Alessandro Canelli racconta quasi di un asse di fatto tra Novara e Vercelli, dice che il Comune è pronto a investire ancora sull’università (coinvolgerà l’Ateneo nel progetto di sviluppo strategico, nel collegamento con le imprese, con uno sguardo all’area metropolitana di Milano) e non dimentica che “fra quattro-cinque anni Novara avrà la Città della salute e un ospedale di ultima generazione, con l’Università del Piemonte Orientale centrale in questo progetto”
Vercelli sta chiudendo il Piano strategico, con il coinvolgimento dell’Upo, e a ottobre la città sarà sede del corso di laurea in Scienze infermieristiche che avrà cento studenti in fase di avvio”. E Vercelli “oggi è un centro che torna – parole di Maura Forte – a sperare, a credere nello sviluppo, guardando a insediamenti come quello di Amazon che sono un valore per l’intero territorio. Amazon assicurerà fra i seicento e i milleduecento posti di lavoro ed è una prospettiva di sviluppo che va oltre lo stesso centro logistico”. Un centro che ha già quasi completato lo scheletro dell’enorme capannone che sorge a fianco dell’uscita autostradale di Vercelli Ovest. Il segno, fisico, di un territorio che ha provato a scommettere su una delle molte facce dello sviluppo.
Alessandria? Continua a fare fatica a scommettere su reali opportunità di ricerca e sviluppo ad alto valore aggiunto. Non si scrolla dalla autoreferenzialità di un sistema pubblico ormai arrugginito. L’esatto contrario di quello che ha voluto (contro molte volontà locali e torinesi) l’Università nel capoluogo.
