Il miraggio delle residenze universitarie
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Il miraggio delle residenze universitarie

Un intervento di Renzo Penna, presidente della Commissione cultura e istruzione del Comune di Alessandria, rilancia il tema, ma conferma anche che la mancanza di confronto impedisce di dare vita a un fronte comune compatto nei confronti dell'Università del Piemonte Orientale

Un intervento di Renzo Penna, presidente della Commissione cultura e istruzione del Comune di Alessandria, rilancia il tema, ma conferma anche che la mancanza di confronto impedisce di dare vita a un fronte comune compatto nei confronti dell'Università del Piemonte Orientale

UNIVERSITA’ – Nel confermare i principali contenuti dell’incontro sul futuro sviluppo dell’università andato in scena lunedì pomeriggio a Palazzo Rosso (Ateneo, parlare di sviluppo… a porte chiuse), Renzo Penna, presidente della Commissione cultura e istruzione del Comune di Alessandria, ha diffuso un lungo comunicato che nella parte finale dedica parecchie righe al problema delle residenze. Un problema non certo nuovo, snobbato per anni dalla politica con la scusa che la competenza è dell’Edisu (Ente regionale per il diritto allo studio), cosa vera, peraltro, ma che non basta a spiegare le profonde differenze fra Alessandria, Vercelli e Novara, le sedi dell’Università del Piemonte Orientale (Upo). “Mentre la realtà di Novara può contare su un vero campus, dotato, al suo interno, di 54 camere singole e 14 doppie e Vercelli ha, addirittura, due residenze con, rispettivamente, 51 e 48 posti letto, disposti in camere singole e doppie, ad Alessandria ci si è ‘dimenticati’ di rinnovare il contratto della residenza di via Chenna, che poteva ospitare 25 posti letto. Ritengo – scrive Penna – che il principale errore, da parte di Edisu, sia stato quello di impegnarsi, con un contratto oneroso e di lunga durata, per la realizzazione di una mensa universitaria nei locali di via Parma. Aperta nel 2007, ma che non ha mai incontrato una significativa adesione da parte degli studenti. Errore che, adesso, non va reiterato pensando, da parte di Edisu, di ricavare, nella stessa sede, un limitato numero di posti letto. Richiamare la Regione e l’ente ai suoi compiti, anche nei confronti della sede di Alessandria, è un impegno che è stato affidato ai Consiglieri regionali del territorio”. 

Questo passaggio merita qualche integrazione. Infatti su 11.200 studenti iscritti all’Upo, di cui oltre tremila ad Alessandria, la distribuzione dei posti nelle residenze è ancora più sproporzionata di quanto possa apparire (con Vercelli che ha la metà degli iscritti di Alessandria). E oltre ai posti Edisu, vi sono quelli gestiti direttamente dall’Università del Piemonte Orientale: sono quaranta a Vercelli e venticinque a Novara, che si sommano così agli altri. Alessandria resta il fanalino di coda. Anche sul piano della visione globale. L’apertura della mensa non è stata una scelta solo dell’Edisu, bensì è stata ‘benedetta’ dall’allora amministrazione comunale, mentre a nessuno era venuto in mente di valutare la domanda reale, la logistica della sede e altre variabili.

Quella che emerge con forza è l’ennesimo esempio di autoreferenzialità dei soggetti coinvolti e la pressoché totale mancanza di dialogo. Sempre lunedì, l’amministrazione comunale ha avanzato, per l’ennesima volta, la proposta di mettere a disposizione l’ex istituto Sordomuti di piazza Santa Maria di Castello. Un edificio totalmente da ristrutturare, in parte fatiscente, che Penna definisce come “un luogo centrale, baricentrico rispetto ai due Dipartimenti e in una zona che, con il rifacimento della piazza, si sta riqualificando. Una struttura, certo bisognosa di notevoli cure, ma che può rispondere a diverse necessità: posti letto per gli studenti, foresteria per i professori, sale di studio e lettura”.

Fino a qui nulla da dire. Se l’Ateneo si fosse espresso prima della proposta, sarebbe forse stato meglio, ma la questione vera è un’altra. “Occorre adesso che il Comune definisca un progetto e si ricerchino le necessarie risorse” dice Penna. Sì, perché i milioni di euro necessari sarebbero tanti e nessuno li ha in portafoglio. “Condividere il disegno e prospettare le necessità da parte dell’Upo può, ad esempio, aiutare la Fondazione della Cassa di Risparmio a verificare le disponibilità della Cassa Depositi e Prestiti. Così come esiste la possibilità di accedere ai finanziamenti previsti dal Ministero”. Ancora parole di Renzo Penna. Ecco un altro esempio di dialogo difficile e di un piccolo giallo. Dalla ricostruzione dell’incontro di lunedì è emerso un particolare. La Fondazione Cra avrebbe già chiesto, in modo autonomo, una disponibilità in questo senso, ricevendo come risposta un ‘sì’ preliminare, ma condizionato dal numero di posti. Da Alessandria la stima era di una quarantina (non è chiaro se il numero è stato concordato con l’Ateneo o meno, ndr), la Cassa Depositi e Prestiti pare non prenda in considerazione progetti da meno di cento posti. Nel rilanciare la sua idea di usare la Cittadella come ‘college’ universitario, Penna conclude affermando che “l’importante è che si programmi e operi per la sua realizzazione in tempi certi”. Quelli che ad Alessandria non ci sono mai stati. Oltre al necessario senso di concretezza. Se mai andasse in porto il recupero dell’ex istituto Sordomuti, si parla di anni e anni. Intanto le altre sedi, Novara in testa, potrebbero rilanciare le idee di potenziamento. E strappare ad Alessandria quello che finora è stato difeso a denti stretti. 

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