Il sipario dell’Ateneo si alza. Ma verso quali territori?
Domani a Vercelli la cerimonia, al Teatro civico, di inaugurazione dell'anno accademico 2016-2017. Ospite Giorgio Cottura parlerà a nome della neonata Confindustria Territoriale Piemonte Orientale. Poi la parola ai sindaci. Con Alessandria che...
Domani a Vercelli la cerimonia, al Teatro civico, di inaugurazione dell'anno accademico 2016-2017. Ospite Giorgio Cottura parlerà a nome della neonata Confindustria Territoriale Piemonte Orientale. Poi la parola ai sindaci. Con Alessandria che...
UNIVERSITA’ – “Università e territorio”: domani, venerdì, si alza il sipario sul bilancio di un rapporto che dal 1998 a oggi è profondamente cambiato ad Alessandria, Novara e Vercelli. E non con risultati sempre uguali per tutti. L’Università del Piemonte Orientale (Upo) inaugura l’anno accademico 2016-2017 al Teatro civico di Vercelli. Il sipario si alza alle 10.30, rispettando un copione consolidato con il discorso inaugurale del Rettore Cesare Emanuel. Quest’anno la prolusione è affidata a Stefano Paleari, già rettore dell’Università di Bergamo, a capo della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane e oggi presidente del Comitato di coordinamento di Human Technopole. Seguiranno gli interventi dei sindaci delle città sedi dell’Ateneo: Rita Rossa (Alessandria), Alessandro Canelli (Novara) e Maura Forte (Vercelli). Quindi l’intervento di Giorgio Cottura (presidente di Confindustria Vercelli Valsesia) che parlerà a nome della neonata Confindustria Territoriale Piemonte Orientale. La seconda parte dell’evento sarà come di consueto dedicata alle premiazioni, con la consegna dei riconoscimenti per i migliori laureati e i premi speciali a studenti, docenti e ricercatori.
La voce di Alessandria assumerà un particolare rilievo, alla luce dell’incontro di lunedì ospitato a Palazzo Rosso. Voluto dal sindaco, Rita Rossa, alla presenza dei vertici dell’Upo e dei Dipartimenti che hanno sede nel capoluogo, di rappresentanti del Politecnico di Torino per la sede alessandrina, parlamentari, consiglieri regionali, ente camerale, rappresentanti del mondo dell’associazionismo imprenditoriale (ma non tutti presenti) e professionale, insieme all’azienda ospedaliera, all’Asl Al e alla Fondazione Cra, ha avuto ufficialmente come spunto quello di “ragionare insieme e delineare azioni concrete, nel medio-lungo periodo anche relativamente all’attivazione di servizi correlati a un efficiente e attrattivo insediamento universitario”. In realtà le visioni sono per alcuni aspetti diverse. A cominciare dal progetto di “una Facoltà di Medicina” ad Alessandria. A parte il fatto che Palazzo Rosso (e non solo) continua a parlare di Facoltà quando queste non esistono più, sostituite dai Dipartimenti, mentre tecnicamente si deve parlare di un nuovo corso di laurea in Medicina, quello che è stato finora sottaciuto è che proprio su futuri sdoppiamenti, o nuovi, corsi, all’interno dell’Ateneo il confronto è aspro. Il progetto per il quale la stessa Scuola di Medicina dell’Ateneo ha speso parole di condivisione, al momento non sarebbe una priorità visto che non è stato nemmeno discusso in Senato Accademico (da ottobre a oggi non si è più riunito, tranne una seduta a dicembre però senza la presenza del Rettore, e il prossimo incontro dovrebbe essere a fine mese) e senza contare che rispetto alla decisione finale la parola spetta alla Regione Piemonte e ai Ministeri dell’Istruzione e della Salute. Sono necessari almeno un paio di anni per iniziare il processo. E non tutti sembrino pensarla allo stesso modo. Forse anche a causa del fatto che i numeri (stima dei costi, docenti, strutture necessarie come laboratori, investimento sui profili professionali esterni necessari a cominciare da quelli clinici) non ci sono nemmeno ancora.
Sullo sfondo restano, comunque, gli importanti passi in avanti rappresentati dal rapporto sempre più stretto fra azienda ospedaliera e Disit sul fronte della ricerca (il progetto mesotelioma è l’esempio più recente). È il percorso che può portare all’ospedale di insegnamento, alla scuola di specialità, a un rinnovato rapporto con le industrie medicali e i centri di ricerca.
Poi ci sono i nodi irrisolti dal 1998, a cominciare dai trasporti precari e quasi inesistenti che collegano Alessandria, Vercelli e Novara, gli spazi carenti nel capoluogo (l’unico investimento edilizio è stato sostenuto dall’Ateneo con il recupero di Palazzo Borsalino e la sede del Disit al quartiere Orti) e l’apaticità di un tessuto locale che non ha mai saputo fare massa critica. Se i corsi di laurea sono rimasti ad Alessandria lo si deve in grande misura ai vertici dei due Dipartimenti perché il mandato (ufficioso, ovviamente) del Rettorato all’inizio era quello di chiudere progressivamente Alessandria per concentrare le attività a Novara e spostare qualcosa a Vercelli.
Domani Rita Rossa parlerà del futuro dell’Upo, visto da Palazzo Rosso. Un palazzo che però al momento ha una visione strabica. Da un lato punta al futuro di sviluppo del capoluogo, però dall’altro guarda alle elezioni 2017. E il rischio è quello italiano: visioni e proposte fantasmagoriche che fanno fare un bel titolo al comunicato stampa del momento, ma si trasformano in nebbia evanescente poco dopo.
