Ateneo, parlare di sviluppo… a porte chiuse
Confronto ieri pomeriggio in sala Giunta fra l'amministrazione comunale, l'Università del Piemonte Orientale, associazioni di categoria, enti economici, Fondazione Cra, azienda ospedaliera e Asl. Impegni generici per lo sviluppo in vista di un documento unitario
Confronto ieri pomeriggio in sala Giunta fra l'amministrazione comunale, l'Università del Piemonte Orientale, associazioni di categoria, enti economici, Fondazione Cra, azienda ospedaliera e Asl. Impegni generici per lo sviluppo in vista di un documento unitario
ALESSANDRIA – Parlare di sviluppo, ma a porte chiuse. Affidando la sintesi a un comunicato finale che dice e non dice. Perché dietro alle dichiarazioni per forza mediate e diplomatiche si nasconde un confronto acceso tra visioni e politiche diverse, risorse che non ci sono, tempi di intervento che non coincidono sempre con le esigenze dei protagonisti. Cercando di accelerare un processo a fine di mandato che per lunghissimi mesi è stato praticamente accantonato, il Comune di Alessandria ha organizzato un incontro in sala Giunta, rigorosamente precluso alla stampa benché il tema fosse di assoluto rilievo, e per un paio di ore è andata in scena una discussione sull’università che dovrebbe tradursi a metà settimana in un documento di impegni che tutti sono chiamati a sottoscrivere. L’incontro a Palazzo Rosso andato in scena ieri pomeriggio era “incentrato su un tema di rilevante profilo strategico per Alessandria e la sua comunità” come recita in apertura la diffusa al termine. Ricco il parterre: Rettore dell’Università del Piemonte Orientale (Upo), Cesare Emanuel; i rappresentanti dei Dipartimenti dell’Upo ad Alessandria, Salvatore Rizzello (direttore del Digspes, Dipartimento di Giurisprudenza, scienze politiche, economiche e sociali) e Leonardo Marchese (direttore del Disit, Dipartimento di Scienze e innovazione tecnologiche, affiancato dai docenti Roberto Barbato e Guido Lingua); Marco Actis Grande e Alberto Frache in rappresentanza del Politecnico di Torino – sede di Alessandria; il sindaco ,Maria Rita Rossa, con l’assessore Marcello Ferralasco; il presidente della Commissione consiliare Cultura e Istruzione, Renzo Penna; il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, Pierangelo Taverna; il direttore del Collegio Costruttori Ance Alessandria, Luigi Tosi, con Marco Massone e Marco Gandolfi; Antonio Maconi, responsabile della struttura di Ricerca e promozione scientifica, in rappresentanza del direttore Giovanna Baraldi; Gilberto Gentili, direttore dell’Asl Al, con Massimo D’Angelo; Simona Gallo in rappresentanza della Camera di Commercio; Renzo Gatti, direttore di Confindustria Alessandria; Marco Colombo, presidente dell’Ordine degli Ingegneri; Mauro Rangone in rappresentanza dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali; Ilaria Lombardi, responsabile dell’ufficio stampa della Coldiretti; i consiglieri regionali Domenico Ravetti e Walter Ottria, e i parlamentari Cristina Bargero, Fabio Lavagno e Daniele Borioli.
Cosa è successo? Prima è stata ripercorsa la storia dell’insediamento universitario dalla fine degli anni Ottanta del secolo scorso a oggi. Poi i primi impegni, peraltro non nuovi almeno nelle enunciazioni di Palazzo Rosso. “Si intende – si legge sulla nota – sollecitare l’Edisu (Ente regionale per il diritto allo studio) e la stessa Regione Piemonte affinché sia possibile condividere ragionamenti concreti, a partire dall’ipotesi di ristrutturare l’ex istituto Sordomuti in piazza Santa Maria di Castello affinché, grazie anche alla riqualificazione della piazza e della limitrofa zona cittadina, possa fornire elementi di attrattività per la domanda di residenza, unita a un insieme di servizi che rendano la vita universitaria cittadina significativa e di qualità, al pari della grande offerta didattica e di ricerca erogata dalle sedi universitarie alessandrine”. Poi la “seconda sfida” che è quella “relativa alla possibilità di avviare il secondo corso di laurea in Medicina ad Alessandria, in stretta sinergia sia con la realtà di rilievo nazionale rappresentata dall’azienda ospedaliera (anche in prospettiva di un nuovo ospedale), sia con le eccellenze della ricerca costituite proprio dal polo scientifico dell’Upo in Alessandria”. Infine, la conclusione: “È, ovviamente, una sfida impegnativa che vedrà coinvolti sia gli stakeholder (portatori di interesse, ndr) locali, che i rappresentanti istituzionali, a partire dai parlamentari alessandrini che solleciteranno opportunamente il Governo circa il riscontro a tale ambizioso obiettivo che, insieme ad altri di carattere strategico su cui si è iniziato a soffermarsi in modo veramente condiviso nell’incontro, potrà consentire, se concretizzato, all’intero territorio alessandrino di valorizzare ulteriormente le proprie potenzialità, arrecando benessere e sviluppo alla comunità locale”.
Il dietro le quinte è stato invece rappresentato dallo scontro fra idee diverse che marcano una parziale differenza di visione fra Upo e amministrazione locale. Il progetto del corso di laurea di Medicina, rispetto al quale la stessa Scuola di Medicina dell’Ateneo ha speso parole di condivisione, al momento non sarebbe del tutto una priorità visto che per ora non è stato nemmeno discusso in Senato Accademico e senza contare che rispetto alla decisione finale la parola spetta alla Regione Piemonte e ai Ministeri dell’Istruzione e della Salute. Sono necessari almeno un paio di anni per mettere a punto il progetto e iniziare il processo, benché non tutti sembrino pensarla allo stesso modo. Una diversità di posizioni che è emersa ancora ieri pomeriggio rispetto alle quali è stata fatta una opera di mediazione che ha puntato a smussare gli angoli, fin dove possibile. Sullo sfondo restano, comunque, gli importanti passi in avanti rappresentati dal rapporto sempre più stretto fra azienda ospedaliera e Disit sul fronte della ricerca (il progetto mesotelioma è l’esempio più recente), un percorso che può portare all’ospedale di insegnamento, alla scuola di specialità e a profonde connessioni con l’industria.
Rispetto all’accoglienza, l’ipotesi dell’ex istituto Sordomuti continua ad apparire molto remota, sia per la necessità delle risorse milionarie che sono necessarie, e che nessuno ha, almeno per ora, a disposizione, sia per i tempi lunghissimi della ristrutturazione. Mentre l’Ateneo ha bisogno di risposte rapide, in tempi ridotti. Risposte che se non trova qui, può cercare cercare altrove.
