E Torino vuole “bere” il latte di Alessandria
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E Torino vuole “bere” il latte di Alessandria

Confermato l'interesse della Centrale del Latte d’Italia per la società guidata da Filippo Zaio. Un percorso ancora lungo, che conferma la qualità del prodotto, ma che getta ombre sul futuro

Confermato l'interesse della Centrale del Latte d?Italia per la società guidata da Filippo Zaio. Un percorso ancora lungo, che conferma la qualità del prodotto, ma che getta ombre sul futuro

ALESSANDRIA – “Sì, la trattativa è in corso…”. Filippo Zaio, presidente della Centrale del latte di Alessandria e Asti, conferma l’interesse della Centrale del Latte d’Italia. Un interesse che non è solo tale visto che la notizia dell’offerta di 51 euro per azione della società alessandrina (il valore è di cinquanta centesimi) è stata diffusa non certo ad arte in quanto la realtà industriale nata dalla fusione di Centrale del Latte di Torino e Centrale del Latte di Firenze, Pistoia e Livorno (è il terzo polo italiano del latte) è quotata in Borsa (segmento Star) e deve rispettare le regole del mercato finanziario. Quella in corso è una operazione già definita a tutti gli effetti se ieri, nel tardo pomeriggio, dopo una riunione degli amministratori della Centrale del latte di Alessandria e Asti è stato diffuso un comunicato che alla fine recita così: “Proseguiamo la nostra opera, fiduciosi che, al termine del tempo necessario per la conclusione delle trattative in corso, gli sforzi fino a oggi compiuti e il valore dell’opera svolta verranno confermati e rafforzati”.

Insomma, pare di capire che i margini siano pochi, a meno che i soci non decidano di mettere mano al portafoglio nell’ordine di alcuni milioni di euro per fermare la scalata torinese. Peraltro il tono del comunicato pare esprimere quasi soddisfazione. 

“L’offerta presentata dalla Centrale del Latte d’Italia – si legge – testimonia il valore di una realtà vitale del territorio alessandrino, quale è la Centrale del Latte di Alessandria e Asti. Gli investimenti compiuti negli anni, quelli in corso e programmati per il costante ammodernamento tecnologico, il continuo miglioramento dell’impatto ambientale delle proprie attività (si veda la recente rimozione delle coperture in cemento-amianto dello stabilimento e la loro completa sostituzione) e il sostegno alle iniziative delle comunità locali, dimostrano la volontà dell’azienda, dei suoi dipendenti e soci, di operare con un preciso e forte orientamento al futuro”.

Il Bilancio approvato l’anno scorso dall’assemblea dei soci ha registrato un fatturato netto di 27 milioni e cinquecentomila euro, i dipendenti diretti sono 54, mentre 88 sono le persone coinvolte nei servizi di logistica, tentata vendita e trasporti (oltre ai lavoratori impiegati negli allevamenti e nei servizi di manutenzione, assistenza e supporto). Il valore delle retribuzioni si attesta su 6,8 milioni di euro. La perdita di esercizio è stata di centotrentaduemila euro dopo le imposte, “senza che ciò abbia comportato – aveva precisato Zaio – alcun ricorso al capitale degli azionisti, in virtù dei solidi fondi di riserva accantonati negli esercizi precedenti”.

La società pronta ad acquisire un tassello importante e di qualità del latte piemontese ha un portafoglio prodotti che copre Piemonte, Veneto, Liguria e Toscana, con un fatturato di circa 200 milioni di euro, cinque stabilimenti produttivi e 430 dipendenti. Rifornisce circa 2.750 punti vendita nella grande distribuzione e oltre 11.600 negozi al dettaglio. Alla Centrale del Latte d’Italia può interessare il marchio alessandrino, parte del mercato attualmente coperto e una qualità del prodotto che, grazie alla tracciabilità, assicura al consumatore la provenienza tutta locale. La fidelizzazione del prodotto alessandrino si attesta sull’ottanta per cento in provincia e al cinquanta per cento in quella di Asti. “Su Viareggio e Savona – rileva Zaio – incide, anche a livello di Bilancio, lo sforzo suppletivo che abbiamo fatto per cambiare i prodotti e dare una immagine omogenea al prodotto”. Su questi mercati la Centrale è presente con i marchi Mu’ a Savona e Mi’Latte a Viareggio. Se l’interesse commerciale è comprensibile, non mancano i dubbi sul futuro dell’impianto di produzione e sulla gestione del personale, della logistica aziendale e il rapporto con i fornitori. 

 
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