Meno anarchia in Cittadella? Forse. Ma ci vogliono ‘più paletti’
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Meno anarchia in Cittadella? Forse. Ma ci vogliono ‘più paletti’

Sono quelli invocati, anche in Commissione consiliare, per la realizzazione dello studio di fattibilità, affidato al Politecnico di Torino in mezzo ai dubbi degli alessandrini. Intanto c'è il Protocollo con la cabina di regia

Sono quelli invocati, anche in Commissione consiliare, per la realizzazione dello studio di fattibilità, affidato al Politecnico di Torino in mezzo ai dubbi degli alessandrini. Intanto c'è il Protocollo con la cabina di regia

ALESSANDRIA – Dopo la firma del Protocollo fra Ministero dei Beni culturali, Regione Piemonte e Comune di Alessandria c’è più chiarezza per il futuro della Cittadella? Dall’incontro con le associazioni che da anni operano all’interno della struttura monumentale, promosso dalla Commissione consiliare Cultura, è emersa una grande confusione (Cittadella, monumento alla burocrazia e al ‘fai da te‘), alimentata anche dal silenzio della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio cui è stata assegnata, dal ministero, la fortezza per “avviare le necessarie politiche di tutela, conservazione e valorizzazione”. Però esiste anche l’altro aspetto, quello messo nero su bianco: il testo del protocollo e le azioni che i firmatari dovranno fare per arrivare all’obiettivo del recupero. Il documento, vale sei anni, periodo nell’arco del quale dovrebbero essere usati i venticinque milioni che il ministero ha destinato alla Cittadella, parla chiaro sul piano della concertazione e degli impegni degli enti e sulla possibile chiusura del lunghissimo capitolo dell’anarchia nella gestione della struttura, fra associazioni che fanno un po’ come pare a loro, aprono e chiudono gli accessi, organizzano eventi, gestiscono gli spazi fra eventi poco pubblici e molti privati. Invece, per la prima volta, c’è un atto che fissa finalmente ruoli e responsabilità. Certo, lo fa davvero all’italiana. Con un bene demaniale in capo al ministero e in uso governativo alla Soprintendenza, che a sua volta, benché tanto invocata anche per mettere argine alla gestione di eventi, manifestazioni e utilizzo un po’ troppo ‘fai da te’ della fortezza, al momento sembra non volersi trasferire, né avviare le pratiche per lo spazio che le spetta all’interno del Quartiere di Sant’Antonio.

Il Protocollo è comunque chiaro, pur nella ridondanza del linguaggio, come emerge dalla lettura dell’articolo 4 che prevede “la costituzione di un gruppo di lavoro per la definizione e attuazione del programma di valorizzazione”. Di fatto appare come la formale costituzione di una cabina di regia, di cui il Comune “è parte costitutiva e paritetica”, come ha detto l’assessore Marcello Ferralasco durante la Commissione. “Siamo di fronte – ha aggiunto – a una questione di non poco conto, considerato che finora i ‘proprietari’ e decisori effettivi sono stati altri. Naturalmente ora bisogna essere all’altezza del ruolo, ma il presupposto di legittimità è formalmente posto”. La bozza finale del protocollo è arrivata il 21 dicembre, con l’invito ad approvarlo in tempi rapidissimi, per poter destinare i fondi entro fine 2016. La Giunta comunale, predisposti gli atti, ha approvato il testo il 29 dicembre. “Era impossibile immaginare consultazioni” dicono a Palazzo Rosso. Peraltro, il contenuto “è in linea con le richieste che l’amministrazione ha fatto in passato e con le linee di indirizzo del Consiglio comunale del 2014, anche se la delibera dovrà essere rivisitata perché sono ormai cambiati il contesto e le finalità del monumento”. Gli accordi attuativi sono quelli che ora entrano nel merito delle scelte. “I tempi per i primi interventi sono stretti – le parole sono ancora di Ferralasco – e bisogna costituire rapidamente una scheda integrativa al protocollo contenente tutti gli interventi, che ovviamente saranno più dettagliati per i primi anni e andranno perfezionati gli anni successivi”. 

Un altro terreno di discussione, se non di scontro, con il mondo dell’associazionismo che ruota intorno alla fortezza, è quello del ‘cosa fare’ in Cittadella. La giunta comunale “sta lavorando a un documento di indirizzo”, ha annunciato Vittoria Oneto, assessore alla Cultura, sempre in Commissione, precisando che a metà marzo è in programma “un momento condiviso con cittadinanza e associazioni sulle linee e le proposte progettuali per arrivare a un atto di indirizzo da sottoporre al Politecnico in breve tempo”. Sì, perché c’è di mezzo anche il Politecnico di Torino. Che deve realizzare uno studio di fattibilità su azioni di recupero e valorizzazione della Cittadella su incarico assegnato dalla Compagnia di San Paolo su indicazione della Regione Piemonte.  Una scelta criticata da Guido Ratti (Comitato Difesa Cittadella) che invoca “paletti forti al piano di fattibilità, altrimenti avremo ancora autostrade che corrono all’interno, fra supermercati e chissà quali altre soluzioni urbanistiche”. Il docente del Politecnico cui è stato assegnato l’incarico è Matteo Robiglio, responsabile del gruppo di lavoro che dovrà incontrare tutti gli interlocutori locali per raccogliere idee, proposte, analisi, suggestioni per il futuro della Cittadella. “Ma dal profilo di Robiglio – dice Ratti – non emerge una esperienza specifica in questo campo”. Fra le consulenze e i contratti di ricerca vi sono quelli relativi agli “scenari di riuso e riqualificazione per l’area Olimpica del Bob di Cesana Torinese”, agli “scenari progettuali per il Nuovo Centro Congressi di Torino”, le “indicazioni progettuali per il layout e l’allestimento del Salone del Libro edizione 2017 al Lingotto Fiere di Torino”. Sono numerose le pubblicazioni sui modelli di trasformazione urbana, ma non vi sono esempi analoghi al recupero e valorizzazione di una struttura così complessa e unica come la Cittadella. Questo certo non vuole dire nulla, però rafforza la convinzione di molti alessandrini rispetto alla necessità di “paletti precisi” in vista della elaborazione dello studio di fattibilità.

Una prima riflessione a margine. Con questo protocollo il Comune di Alessandria “si impegna a rendere disponibili gli spazi aperti e i locali agibili della Cittadella per manifestazioni istituzionali con finalità di valorizzazione”, come affermato in Commissione. Quindi siamo arrivati alla fine della lunga stagione di ‘anarchia’ gestionale e l’avvio di una fase secondo “criteri di equilibrio”? Potrebbe essere. E grazie anche alla presenza di un garante/custode come la Soprintendenza. Che però al momento non sembra entusiasta di traslocare uffici e personale nella fortezza. 

A margine del confronto sul futuro della Cittadella, c’è da registrare l’intervento di Ileana Gatti Spriano, Capo Delegazione Fai di Alessandria, una delegazione che “da fine 2010 è a fianco dell’amministrazione comunale e non ha alcuna intenzione di arrogarsi a custode della Cittadella. Da più di sei anni – dice Ileana Gatti Spriano – lavoriamo silenziosamente e costantemente con l’unico obbiettivo di rendere un servizio alla città. Non abbiamo mai chiesto nulla a fronte di un impegno quotidiano. Non accettiamo di essere coinvolti in nessuna ‘bagarre’ o diatriba e non cerchiamo alleanze e nemmeno una visibilità che già abbiamo, come si può desumere dal resoconto analitico del nostro lavoro, le migliaia di fotografie a supporto, i nostri bilanci. Continueremo a lavorare per la città, l’amministrazione e la Sovrintendenza nella certezza di rendere un servizio importante ai nostri concittadini e nella speranza che la fortezza possa un giorno essere una fonte di gioia e di reddito per i nostri giovani”. Ileana Gatti Spriano ricorda inoltre che la delegazione Fai di Alessandria “ha profuso il massimo impegno nella raccolta firme per il censimento ‘Luoghi del cuore 2014’, a favore del museo del cappello di Borsalino, del museo e pianura di Marengo. Si rende noto che gli eventuali contributi liberi volontar che riceviamo dai visitatori vengono contabilizzati dal Fai (che è una fondazione) centrale di Milano il quale, con l’operazione ‘Puntiamo i riflettori’ e seguendo le direttive concordate con la Soprintendenza per l’intervento sull’ailanto, ci consente di trattenere parte degli importi che servono per sostenere le spese di manutenzione (attrezzi, tagliaerba, decespugliatori, benzina) e un minimo di sostentamento per i detenuti (stivali, bevande)”.

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