Il patto per le ricette appropriate, ma le ‘Case della salute’…
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Il patto per le ricette appropriate, ma le ‘Case della salute’…

L'Asl e la Fimmg insieme per una campagna, con Cittadinanzattiva, a favore dei pazienti per prescrizioni di farmaci ed esami più equilibrate perché “fare di più non significa fare necessariamente meglio”. Però l'integrazione dei servizi territoriali è sempre difficile

L'Asl e la Fimmg insieme per una campagna, con Cittadinanzattiva, a favore dei pazienti per prescrizioni di farmaci ed esami più equilibrate perché ?fare di più non significa fare necessariamente meglio?. Però l'integrazione dei servizi territoriali è sempre difficile

ALESSANDRIA – In termini burocratici si chiama ‘patto per l’appropriatezza’. Più semplicemente l’Asl e i medici di famiglia si impegnano a prescrivere meno farmaci ed esami quando non sono realmente necessari. Dietro c’è anche una ragione economica, ma innanzitutto c’è l’interesse del paziente e una gestione delle cure più equilibrata e che punta a evitare che gli effetti benefici di una terapia siano annullati dall’assunzione di farmaci non necessari. “Secondo uno studio nazionale sul consumo medio di farmaci emerge come nel sessanta per cento dei casi le medicine siano in contraddizione o in contrasto fra loro. Questo a causa di prescrizioni non corrette, o del ‘fai da te’ di molti italiani” dice Gilberto Gentili, direttore generale dell’Asl Al, azienda che ha sottoscritto il ‘patto’ con la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), insieme a Cittadinanzattiva, movimento di partecipazione civica (fra le attività c’è anche quella del Tribunale del malato) coordinato a livello territoriale da Mara Scagni che è anche presidente regionale.

In questi giorni negli studi dei medici e nelle strutture sanitarie comparirà il manifesto e il depliant che spiega gli obiettivi della campagna di sensibilizzazione che è rivolta ai cittadini e ai medici. Ai primi vuole spiegare che curare bene e in modo efficace non equivale automaticamente a un gran numero di farmaci e di esami. Ai medici ricorda che c’è un aspetto culturale rimasto sottovalutato e strettamente legato al rapporto di fiducia che deve esistere con il paziente. Infatti “fare di più non significa fare necessariamente meglio” e il ricorso massiccio a controlli ed esami “può essere inutile o addirittura dannoso”.
Le visite specialistiche così come gli esami mirati devono fare parte di un percorso specifico, se no “non servono”. Lo dice l’Asl e lo conferma Camillo Milano, segretario della Fimmg. “Il paziente – dice – è il nostro ‘datore di lavoro’ e dobbiamo curarlo al meglio. Grazie alla informatizzazione i nostri studi professionali sono già aperti dieci-dodici ore al giorno e siamo sempre pronti”. Terapie e diagnostiche più appropriate consentono anche di ridurre le liste di attesa per gli esami e assicurare la giusta priorità a chi ha davvero bisogno.

Accanto alla campagna culturale e di sensibilizzazione si deve poi affiancare una rete di assistenza strutturata attraverso i Distretti sanitari e le nuove ‘Case della salute’. Le risposte ai cittadini devono infatti arrivare dal territorio e il ricorso al Pronto soccorso dovrebbe essere l’ultima spiaggia in assenza di urgenze. Ma qui emergono i problemi, in larga misura irrisolti. A cominciare proprio dalle ‘Case della salute’. La Regione Piemonte punta a realizzare 55 strutture con centri attrezzati e aperti 24 ore al giorno i cui saranno ospitati ambulatori, medici di famiglia, specialisti e infermieri, punti di prelievo e servizi assistenziali. In provincia di Alessandria, oltre a quella Castellazzo Bormida (operativa da tempo) e Valenza, sono previste ‘Case’ ad Arquata Scrivia, Castelnuovo Scrivi e Moncalvo (è in provincia di Asti, ma la competenza territoriale rientra nel Distretto dell’Asl di Casale Monferrato). La Regione ha annunciato di investire otto milioni di euro per una rete di ‘Case della salute’ e con una apposita delibera sono state fissate le linee guida per attuare un modello “che garantisca la continuità assistenziale nella presa in carico e nei percorsi di cura fra territorio e ospedale”.
Peccato che “i finanziamenti al momento coprano la metà dei costi. Ci vogliono risorse per la ristrutturazione dei locali, si devono mettere in conto le procedure lunghe e complesse che passano per mille controlli di enti diversi e poi comunque le strutture non sono sufficienti per un presidio globale del territorio”. A dirlo non è l’opposizione in Consiglio regionale, bensì Gilberto Gentili che risponde così alla domanda sulla necessaria integrazione fra servizi territoriali e medici di famiglia.
 

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