Quando le istallazioni luminose valorizzano lo spazio pubblico
In Italia e in Europa artisti e designer cambiano il volto notturno delle città. Anche il ponte Meier ha ospitato un'installazione luminosa a Capodanno. Ecco cosa penso del fatto di mantenerla...
In Italia e in Europa artisti e designer cambiano il volto notturno delle città. Anche il ponte Meier ha ospitato un'installazione luminosa a Capodanno. Ecco cosa penso del fatto di mantenerla...
OPINIONI – Negli ultimi tempi stiamo assistendo al proliferare di concerti, manifestazioni culturali, mostre a cielo aperto, conferenze e dibattiti che sfruttano la città come palcoscenico naturale. Gli eventi pubblici hanno la capacità di valorizzare le caratteristiche peculiari dello spazio pubblico e, allo stesso tempo, di investirlo, attraverso allestimenti temporanei e vere e proprie installazioni artistiche, di significati differenti.
Numerose città hanno scommesso sull’arte contemporanea, considerandola un’importante leva di rigenerazione urbana: operazioni di marketing territoriale che hanno dato vita a progetti e investimenti culturali con lo scopo di riqualificare l’immagine della città in un’ottica di maggior competitività nella promozione di sé.
L’interesse nei confronti delle sperimentazioni legate all’uso della luce nello spazio urbano è cresciuto velocemente. I festival delle luci sono eventi scenografici che spesso si avvalgono di artisti e designer di rilevanza internazionale, i quali cambiano il volto notturno delle città, ne ridisegnano l’estetica rendendo gli spazi urbani di passaggio luoghi in cui riscoprire le relazioni interpersonali e intrattenere un rapporto diverso con lo spazio urbano. Da Lione a Eindhoven, da Amsterdam a Torino, sono decine i festival che vedono il proliferare di installazioni e proiezioni lungo le strade e le piazze cittadine (Matteo Colleoni, Francesca Guerisoli, La città attraente. Luoghi urbani e arte contemporanea).

Al di fuori dei festival, diversi artisti e designer si sono cimentati nelle architetture progettate con la luce. Artisti come Dan Flavin, Bruce Munro e James Turrell hanno portato la luce ad un livello di interazione tale con l’architettura e il paesaggio da creare delle vere e proprie opere di land art.
Gli spagnoli Luzinterruptus, un collettivo anonimo che fa della luce il principale mezzo espressivo, è noto per esprimersi negli spazi urbani su temi dal forte contenuto politico-culturale attraverso installazioni di brevissima durata, a volte solo di poche ore.
Anche ad Alessandria recentemente abbiamo assistito ad alcune prime sprimentazioni nel campo delle installazioni luminose. Voglio ricordare la prima edizione (2015) del festival Bulb che, nel Chiostro di Sana Maria di Castello e nell’omonima piazza, ha visto la partecipazione di diversi artisti che si sono cimentati nelle installazioni luminose e nelle video proiezioni su larga scala.
Le manifestazioni cittadine ricorrono spesso all’uso artistico della luce per valorizzare iconicamente i vari eventi in programma. Sono ormai anni che la classica festa di Capodanno propone giochi di luce più o meno ricercati.

Alcuni cittadini hanno apprezzato l’intervento, chiedendone la sua permanenza nel tempo. Non entrerò nel merito del valore artistico della proiezione. Penso però che la scelta di mantenere l’installazione tricolore sull’arco del ponte sia completamente sbagliata. Ogni opera architettonica viene concepita (o dovrebbe) nel suo insieme spaziale e visivo: il ponte Meier è un’opera iconica, pensata e progettata in ogni suo aspetto, anche in quello del colore. Il bianco connota la struttura, la rende eterea, ed è un colore che ha sempre accompagnato il lavoro del progettista statunitense. Investire il ponte di una connotazione cromatica differente significherebbe snaturare quella struttura, alterarne un aspetto che era stata pensato diversamente.
Le installazioni luminose sono, per natura, effimere: tendono a offrirci una nuova visione dello spazio ma limitata temporalmente.
E questo dovrebbe essere il caso della proiezione tricolore sul ponte Meier: proporre un’immagine differente del ponte, coerente con il significato dell’evento in cui è stata ospitata, ma di breve durata.
