Il Fronte dei Poeti: al Conservatorio lo spettacolo-concerto sulla Grande Guerra
Mercoledì 18 gennaio all'Auditorium Pittaluga l'Ensemble Phonodrama presenta Uscito dal fronte, la tragedia della prima guerra mondiale vista dai poeti
Mercoledì 18 gennaio all'Auditorium Pittaluga l'Ensemble Phonodrama presenta ?Uscito dal fronte?, la tragedia della prima guerra mondiale vista dai poeti
ALESSANDRIA – Terzo appuntamento dei Mercoledì del Conservatorio il 18 gennaio alle 17 all’Auditorium Pittaluga (via Parma 1). Dopo l’IntroAllievi con Andrea Celeste Prota, soprano e Paolo Ghiglione al pianoforte che presenteranno La Dame d’André di Francis Poulenc, si esibirà l’Ensemble Phonodrama. Andrea Nicolini, attore e fisarmonica, Fabrizio Giudice, chitarra, Gianluca Nicolini, flauto, porteranno sul palco Uscito dalla trincea – il Fronte dei poeti, uno spettacolo-concerto sulla Grande Guerra. Testi di Sbarbaro, Gadda, Ungaretti, Petrolini, Bertini, canzoni dei primi anni del ‘900 (arrangiate da F. Giudice), musiche di W.Burkhard, J.S.Bach, H.Genzmer, F.Giudice, A.Nicolini, E.Carosio. L’entrata ai concerti è libera, ogni contributo sarà gradito e permetterà l’attribuzione di borse di studio agli allievi più meritevoli.
La prima Guerra Mondiale vide la partecipazione, oltre che di un enorme numero di uomini “comuni” (del nord come del sud del Paese, operai, laureati, contadini, giovanissimi come quarantenni, tutti indistintamente carne da macello), anche di uomini di cultura, poeti, musicisti, romanzieri. Il poeta genovese Camillo Sbarbaro si trovò al fronte nella zona vicentina, dopo aver terminato il Corso Ufficiali. Le cartoline (testi tratti da “Cartoline in Franchigia” e “Trucioli”) che egli inviava alla famiglia e a qualche amico sono particolari squarci di quell’esperienza violenta che lo investì in giovane età. Il suo punto di vista, vale a dire il punto di osservazione nel quale Sbarbaro si mette per giudicare o semplicemente guardare il mondo che lo circonda in guerra, è a dir poco curioso. La vita al fronte sembra per lui contornata da pace, quei boschi e quei prati segnati dalle trincee, quelle casupole che riesce a vedere nelle zone di guerra sembrano quasi proteggerlo. Anche i suoi commilitoni lo amano, e nelle loro descrizioni di Sbarbaro leggi soprattutto una cifra: quella di esseri umani. Il mondo, seppur bruciato e sconfitto, è spesso letto attraverso gli occhiali della gentilezza e della dolcezza. Si respira aria buona, malgrado tutto.
Quasi nello stesso periodo era presente, esattamente nelle medesime zone di combattimento (Monte Zovetto, l’Altopiano di Asiago, addirittura forse nella stessa località che entrambi chiamano “Magnaboschi”), Carlo Emilio Gadda (“Diari di guerra”, “Diario di Campagna”). Anche lui ufficiale, anche lui prodigo di lettere alla famiglia, di diari da campo, con descrizioni minute di tutto quello che poteva interessare per valutare al meglio le condizioni dei soldati, le strategie di battaglia, il proprio stato fisico e morale. Ma Gadda sembra avere della guerra una visione totalmente diversa, terribile, sventrata, piena di immagini di morti esplosi e di feriti e di uomini allo stremo. Una costante rabbia lo pervade. Quello che alla fine appare evidente, nelle pagine che parlano del loro ritorno a casa nel 1918, è come la guerra abbia segnato crudelmente il destino di entrambi. Sono, queste due “alte” visioni di quel terribile periodo della storia italiana, il cuore dello spettacolo Uscito dalla trincea-il fronte dei poeti.

Parte importantissima in questo spettacolo hanno poi le musiche dell’epoca, che rappresentano lo spaccato, spesso contrastante e quasi stridente, della società. Nel corso di quella guerra combattuta molto lontano, nelle città la vita proseguiva in modo quasi normale. Mariti, figli, fratelli partivano di continuo per quelle montagne da cui potevano solo inviare cartoline con frammenti di notizie, ma chi rimaneva non sentiva che echi lontani di ciò che succedeva al fronte. È una condizione che ricorda da vicino quella dei soldati americani inviati in Vietnam o in Iraq. La famiglia soffre per la lontananza del proprio caro, ma per il resto la vita non cambia. Si è troppo lontani dalla battaglia. Le canzoni famose dell’epoca mostrano quest’ansia di normalità. La vita deve andare avanti, gli amori, i tradimenti, i divertimenti, il passeggio serale.
Improvvisamente, tra una cartolina di Sbarbaro e un pezzo di Diario di Gadda, irrompe una canzonetta allegra. “Si fa ma non si dice”, “L’Uomo è fumator”, “Gastone”. Più che di semplici canzoni si tratta di pezzi per teatro, da cantare e recitare. Questi stacchi, spesso “stranianti”, aiutano ad affrontare con rinnovato stupore le parti drammatiche del testo, che raggiunge il suo apice nelle ultime pagine con il Diario di Caporetto di Gadda, nel disfacimento del sogno della vittoria, che come sappiamo arriverà soltanto qualche anno dopo. Parte rilevante e respiro del testo saranno i momenti dove la musica “classica”, non solo del periodo, diventerà protagonista, e che affrescherà mondi diversi e divisi.