L’allenatore arrestato per atti sessuali su minori si è tolto la vita
[AGGIORNAMENTO] Nulla era trapelato, in trent'anni. Il mondo del calcio giovanile è ancora sotto choc per l'arresto, avvenuto nel pomeriggio di martedì, di Tonino Marci, 63 anni, per possesso di materiale pedopornografico e atti sessuali su minori
[AGGIORNAMENTO] Nulla era trapelato, in trent'anni. Il mondo del calcio giovanile è ancora sotto choc per l'arresto, avvenuto nel pomeriggio di martedì, di Tonino Marci, 63 anni, per possesso di materiale pedopornografico e atti sessuali su minori
ALESSANDRIA – 9:00 Marci sì è tolto la vita nella sera di venerdìL’uomo si è tolto la vita in carcere. Secondo una prima ricostruzione Tonino Marci si sarebbe suicidato ieri sera, venerdì, soffocandosi con una busta di plastica.
L’altra sera al Castellazzo, dove Marci era arrivato a fine agosto come allenatore della leva 2006, la dirigenza ha incontrato i genitori: “Nessuno si è accorto di niente. In campo non si sono mai verificati episodi che potessero dare adito a sospetti. Era con noi da soli quattro mesi. Non c’è più, questo è quel che conta”, dice il presidente Cosimo Curino. Lui, e tutto il mondo del calcio, quel sipario che ha aperto uno squarcio sull’orrore, vorrebbe chiuderlo.
Marci era stato al Don Bosco, al Cabanette, al Derthona, poi all’Aurora, prima di approdare al Castellazzo. Nell’ultimo team si era portato i “suoi” ragazzi, sette, alcuni dei quali stranieri. E al Castellazzo non era piaciuto: “faceva giocare sempre i soliti, lo abbiamo fatto presente”, racconta un genitore. Alcuni arrivavano al campo di allenamento direttamente con lui. E, al termine della giornata, risalivano sulla sua auto. Ma un conto è il suo operato, come allenatore, un conto è quel che faceva dopo nel suo appartamento nel quartiere Cristo, arredato come un asilo, con i poster dei personaggi televisivi e le mutandine di ricambio nei cassetti. Non lasciava trasparire nulla, sul campo da gioco.
Nessun sospetto neppure all’Aurora, dove aveva allenato negli ultimi anni. Dal team biancorosso è stato allontanato all’improvviso, al rientro dalle ferie in Sardegna, sua terra d’origine, per screzi professionali.
Dopo che la notizia si è diffusa in città, al centralino della caserma dei carabinieri di piazza Vittorio Veneto iniziano ad arrivare le prime telefonate, genitori di ragazzi che lo avevano frequentato sui campi da calcio, allarmati. Gli uomini dell’Arma ascoltano e ricevono le segnalazioni: qualunque dettaglio è utile per ricostruire la scena dei reati portati avanti per circa trent’anni, tra le mura di quel bilocale in un quartiere popolare della città.