Il Pronto Soccorso di Alessandria
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Pronto soccorso ‘sotto pressione’, ma i numeri ‘non sono straordinari’
Il Nursind, sindacato delle professioni infermieristiche, contesta le scelte della Regione Piemonte in sanità, ma gli accessi agli ospedali di Alessandria (civile e infantile) non sono un evento straordinario
Il Nursind, sindacato delle professioni infermieristiche, contesta le scelte della Regione Piemonte in sanità, ma gli accessi agli ospedali di Alessandria (civile e infantile) non sono un evento straordinario
ALESSANDRIA – Puntuale, durante le vacanze invernali, arriva la protesta sindacale del Nursind, sindacato delle professioni infermieristiche. Nei reparti di Pronto soccorso degli ospedali della provincia la situazione “è assai critica. Sovraffollamento, gente che staziona su carrozzine, sedie e barelle all’interno dei raparti alessandrini di prima emergenza sono ormai situazioni all’ordine del giorno. In questo modo le attese dell’utenza si prolungano, come crescono i tempi necessari per i ricoveri – si legge su una nota del sindacato Nursind – e a causa del sovraffollamento, i pazienti difficilmente vengono condotti nei reparti adatti e specifici alla loro cura, ma stazionano nei raparti chirurgici, un’ulteriore criticità che di fatto va ad allungare le liste d’attesa dei pazienti che devono essere operati”. Alla luce di una situazione che contraddistingue peraltro pressoché tutte le strutture ospedaliere della regione a partire da quelle di Torino, il Coordinamento regionale Nursind ha deciso di scrivere una lettera aperta all’assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta, per chiedere chiarimenti, non escludendo poi “la possibilità di un esposto in Procura per verificare le responsabilità di questa situazione”.Il Nursind alessandrino parla di “378 accessi in Pronto Soccorso dalle 24 del 31 dicembre, alle 22 del primo gennaio” di “reparti d’urgenza degli ospedali della provincia ormai inevitabilmente al collasso”. Dei 378 accessi, “180 sono stati gestiti dal solo reparto di Pronto Soccorso di Alessandria che ormai da tempo convive con una situazione di continuo e ripetuto sovraffollamento, una criticità ormai cronica dovuta in buona parte anche alla scelta (della Regione sulla base della riorganizzazione della rete ospedaliera piemontese, ndr) di depotenziare i reparti di Pronto Soccorso di Acqui Terme e Tortona. La decisione, infatti, ha portato, come inevitabilmente si poteva aspettare, a ripetuti e prolungati sovraffollamenti dei reparti di Pronto Soccorso di Casale Monferrato, Novi Ligure e soprattutto di Alessandria. In buona parte dei reparti ospedalieri, l’occupazione di tutti i posti letto è ormai satura al cento per cento e raramente un letto rimane libero per almeno 24 ore”. Per il Nursind è “inaccettabile che gli infermieri continuino a lavorare in queste condizioni. In questo modo, infatti, sia l’utenza che l’infermiere sono martoriati, e il rischio di un errore è dietro l’angolo. La situazione in Pronto soccorso e nei reparti è insostenibile. A fare le spese di questa situazione – dice il segretario provinciale Nursind, Salvo Lo Presti – è in primis il personale medico, infermieristico e di supporto, che lavora in condizioni ad alto rischio clinico e ad alta probabilità di ‘burn-out’, per il sovraccarico operativo, la conflittualità elevata e l’impossibilità di garantire contestualmente l’efficacia dell’azione di cura, l’equità e il rispetto dell’autonomia dei pazienti. Va detto – aggiunge – che nonostante il perdurare di queste criticità gli infermieri e le relative figure di supporto hanno sempre rispettato fino in fondo il proprio dovere, combattendo contro tutti i disagi, quindi da parte di Nursind non può che andare un grande plauso per quanto fatto”.

L’azienda ospedaliera ‘Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo’ di Alessandria rileva che “i dati riportati per il giorno del primo gennaio sono corretti, ma rappresentano la somma dei due Pronto soccorso (civile e infantile). I 119 passaggi al Dea (Dipartimento di emergenza e accettazione) non sono un’eccezione, ad esempio lunedì 17 ottobre erano stati 129. I dati del Pronto soccorso del ‘Cesare Arrigo’ (69) sono sovrapponibili a quelli registrati in precedenti domeniche (la media è di 65)”. Dei 119 accessi, concludono alla direzione generale dell’ospedale, sono stati ricoverati 27 i pazienti in tutta l’azienda, determinando “un naturale allungamento dei tempi di attesa”.
L’aumento di accessi al Pronto soccorso, così come l’incremento di alcuni ricoveri, dipendono però anche da altri fattori esterni. In questo periodo anziani, normalmente ricoverati in case di riposo, al primo accenno di malesseri vengono immediatamente portati in ospedale, anche quando il quadro clinico non è grave. E lo stesso accade in quelle famiglie che magari, proprio in coincidenza con le feste (invernali come estive), decidono di portare i congiunti in ospedale. Sono fenomeni sociali che vanno a incidere sulla sanità pubblica, sulla gestione e sui costi che alla fine gravano su bilanci già sufficientemente precari. Sullo sfondo resta poi il fattore culturale e l’abitudine ad andare al Pronto soccorso anche quando il problema potrebbe essere tranquillamente affrontato dal medico di base oppure da un farmacista. La casistica è piena di queste situazioni e basta scorrere il registro dei codici di accesso al Dea (Dipartimento di emergenza e accettazione) per capire meglio fin dove arrivano le emergenze reali e quelle ‘indotte’ da abitudini in larga parte da cambiare.