L’Upo entra nell’olimpo delle università
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L’Upo entra nell’olimpo delle università

L'Università del Piemonte Orientale guadagna tre posizione ed entra nella top ten degli Atenei nella classifica del 'Sole 24 Ore' che si basa su dodici indicatori che misurano i risultati di didattica e ricerca

L'Università del Piemonte Orientale guadagna tre posizione ed entra nella top ten degli Atenei nella classifica del 'Sole 24 Ore' che si basa su dodici indicatori che misurano i risultati di didattica e ricerca

ALESSANDRIA – L’Università del Piemonte Orientale (Upo) guadagna tre posizione ed entra nella top ten degli Atenei italiani. La soddisfazione è comprensibile soprattutto perché la classifica de ‘Il Sole 24 Ore’ sulle università italiane si basa su dodici indicatori tradizionali che misurano “i risultati di didattica e ricerca, mostrando una geografia della qualità accademica sempre più consolidata, soprattutto per i grandi Atenei” come scrive Gianni Trovati sul quotidiano economico, presentando la nuova edizione dei ranking universitari. Gli indicatori sono quelli che trovano maggiore riscontro nella vita dell’Upo. I primi nove usati dal ‘Sole’ misurano “le attività di didattica, la solidità della struttura dei docenti,la capacità di garantire puntualità negli studi, i collegamenti internazionali e le esperienze lavorative durante il corso di laurea”, mentre gli ultimi tre misurano “i risultati della ricerca in tre macro-ambiti esaminati dall’Agenzia nazionale di valutazione: la qualità della produzione scientifica, quella dei dottorati e la capacità dei dipartimenti di ottenere finanziamenti esterni per i progetti”. Campi nei quali la seconda università del Piemonte ha progressivamente migliorato il trend, arrivando a ottenere riconoscimenti dalle istituzioni di settore, oltre che dallo stesso ministero che nella assegnazione dei fondi nazionali ha riconosciuto il lavoro svolto finora dall’Upo. “I dati sul successo occupazionale o sulla trama degli stage certificati dal riconoscimento dei crediti formativi sono evidentemente influenzati dalla presenza di un tessuto produttivo e dei servizi dinamico e interessato alle competenze accademiche, e quindi ‘favoriscono’ le aree più vivaci del Nord e le grandi città” osserva ancora Trovati. Se questo vale per atenei storici o radicati da tempo nelle metropoli, trova anche un particolare riscontro per l’Università del Piemonte Orientale che occupa il decimo posto in classifica, davanti a Pavia e preceduta, in ordine, da Verona (primo posto), Trento, Bologna, Politecnico di Milano, Milano – Bicocca, Padova, Politecnico di Torino, Siena, ‘Ca’ Foscari’ di Venezia. L’indagine del giornale confindustriale ha esaminato 61 atenei statali e quindici non statali. Le fonti utilizzate dal Sole 24 Ore per redigere le graduatorie sono l’Anagrafe nazionale degli studenti, l’Ufficio Statistica del Miur, il consorzio AlmaLaurea, la Vqr del’Anvur.
La soddisfazione dell’Ateneo è riassunta dalle parole di Cesare Emanuel che parla di una “comunità scientifica e accademica che ormai prescinde dalle singole individualità, tanto nella ricerca, quanto nella didattica e nelle restanti missioni. Gli stessi risultati non avrebbero tuttavia il medesimo valore, se non fossero anche espressione delle valutazioni dei nostri studenti; il loro giudizio costituisce il compenso più significativo che ci possiamo attendere”. In dettaglio, l’Upo si colloca al diciottesimo posto nella classifica della didattica e al quinto in quella della ricerca. “I settanta punti di media hanno dato all’Upo il decimo posto a livello nazionale, davanti a università storiche e vicine come Pavia, Milano Statale e Torino” rileva ancora Emanuel. Rispetto agli indicatori di eccellenza, l’Università del Piemonte Orientale registra il terzo posto per gli stage (la percentuale di crediti ottenuti dagli studenti grazie agli stage rispetto al totale), l’ottavo per l’efficacia (media pro-capite dei crediti ottenuti in un anno dagli iscritti attivi), il secondo per il voto degli studenti (il giudizio espresso dai laureandi sui corsi di studio), il secondo per la qualità della produzione scientifica (giudizi ottenuti dai prodotti di ricerca nella valutazione dell’Anvur), il sesto posto per la qualità dei dottorati (giudizi ottenuti dall’alta formazione nella valutazione Anvur).
Fra le punte di eccellenza spicca l’attività di ricerca del Dipartimento di scienze innovazione tecnologica (Disit) diretto da Leonardo Marchese e alcuni settori innovativi del Dipartimento di giurisprudenza, scienze politiche, economiche e sociali (Digspes) guidato da Salvatore Rizzello. Entrambi hanno sede ad Alessandria. 
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