Mal’aria in città: ci ammaliamo e moriamo, ma non cambiamo abitudini
Diversi dossier presentano da anni dati spaventosi sull'inquinamento dell'aria in città: se gli interventi strutturali ancora mancano, i sindaci storicamente sono poco inclini a prendere provvedimenti, con il benestare della magistratura. Il risultato è che continuiamo ad avvelenarci a vicenda, nell'indifferenza quasi totale
Diversi dossier presentano da anni dati spaventosi sull'inquinamento dell'aria in città: se gli interventi strutturali ancora mancano, i sindaci storicamente sono poco inclini a prendere provvedimenti, con il benestare della magistratura. Il risultato è che continuiamo ad avvelenarci a vicenda, nell'indifferenza quasi totale
ALESSANDRIA – L’ultimo rapporto “Mal’aria” di Legambiente, realizzato in collaborazione con Arpa e ISPRA mostra una classifica dei capoluoghi di provincia che risultano avere superato il livello massimo accettabile di polveri sottili “PM10” nell’ultimo anno. Qui il dossier completo.
Alessandria si trova tristemente al secondo posto a livello nazionale (dopo Frosinone) come quantità di sforamenti, con ricadute sulla nostre salute drammatiche. Se è vero che la posizione geografica incide in maniera determinante (15 città sulle prime 20 si trovano nella Pianura Padana) è indubbio che andrebbe fatto tutto il possibile per contrastare il fenomeno, e mentre città intorno a noi prendono provvedimenti, Alessandria sembra immune alla paura, in un misto di incoscienza, sprezzo del pericolo e autolesionismo.
Respirare male accorcia sensibilmente gli anni di vita a disposizione per ciascuno di noi e contribuisce a determinare malattie gravi, come quelle cardiache e respiratorie, oltre ai tumori (da qui la decisione dello IARC – Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro – di inserire l’esposizione all’inquinamento dell’aria, e in particolare a elevati livelli di particolato atmosferico, come cancerogeno di gruppo 1 ndr).
Anche una recente indagine del Sole 24 Ore sulla qualità della vita in Italia pone Alessandria al 72esimo posto (su 110 capoluoghi di provincia), vale a dire più in basso di 5 posizioni rispetto all’anno passato. I dati raccontano di 86 giorni di superamento nel 2014 dei limiti massimi di pm10 registrati dalla centralina in piazza D’Annunzio, e sono invece quasi 70 quelli conteggiati quest’anno, con il record negativo raggiunto il 30 novembre: 110 mg/m3 (su 40 imposti come limite massimo tollerabile dalla legge). Così, se la centralina del Volta registra un valore medio di 18 mg/m3 annui, quella vicino al Cavalcavia ha un valore medio doppio, di 36 mg/m3.

In particolare, laddove ancora non arrivi la lungimiranza e il senso di responsabilità degli abitanti, diventa fondamentale il ruolo della politica, chiamata a tutelare la salute pubblica e a lavorare per una sempre maggiore sensibilizzazione sull’utilizzo responsabile delle risorse a disposizione, ma anche a fornire un’alternativa concreta all’utilizzo dell’auto, potenziando i mezzi pubblici e i parcheggi periferici, da gestire insieme a una ztl finalmente estesa, efficace e degna di questo nome.
Nel frattempo però, mentre si approntano interventi strutturali, il primo cittadino avrebbe a disposizione una serie di strumenti normativi, come il blocco temporaneo e straordinario della circolazione, per provare ad arginare una situazione particolarmente pericolosa. Il condizionale è d’obbligo, perché storicamente ad Alessandria provvedimenti di questo tipo non sono quasi mai stati adottati. E certo non perché non ce ne fosse bisogno…
Da Piercarlo Fabbio a Rita Rossa (ma potremmo guardare molto più indietro), i primi cittadini di Alessandria non hanno mai brillato per interventismo: difficile fare i conti con l’impopolarità che determinati provvedimenti (come la chiusura del centro alle auto) portano con sé: ma perché altrove sindaci sono riusciti nell’impresa e qui da noi sembra utopia?

C’è da dire che la gestione delle emergenze inquinamento in Italia è caratterizzata da una certa confusione: se esistono norme precise, che obbligano i sindaci ad adottare provvedimenti di riduzione o di blocco del traffico per abbassare la soglia delle polveri sottili quando questa salga troppo, è anche vero che non si punisce chi queste stesse leggi decide di disattenderle. Per esempio In passato l’esposto in Procura presentato da Fiab e Medicina Democratica è stato archiviato senza alcuna conseguenza.
Il problema delle emissioni di pm10 in città è di lunghissima data, e se il trend negli ultimi 10 anni è leggermente positivo (complice probabilmente il rinnovamento delle autovetture), è anche vero che se ne discute da anni e anni senza che nulla sia finora cambiato. Rinfrescarci la memoria può allora essere utile almeno per prendere coscienza di quanto tante parole possano essere profuse senza mai arrivare a uno stadio di azione concreta, neppure quando poi si avrebbe il ruolo politico e amministrativo per trasformarle in fatti.

Lo stesso Lombardi, ormai assessore, a ottobre 2013 ribadiva l’importanza di una ztl, spiegando come l’inquinamento da pm10 sia responsabilità in buona parte delle auto. Di chiusura del centro in città (almeno in certi orari, almeno in certe zone) si parla da decine di anni. Ora i primi, timidi, provvedimenti stanno arrivando. Che questa sia davvero la volta buona?
Intanto gli sforamenti proseguono, e di provvedimenti straordinari pare che nessuno voglia parlare…