300 mila euro al Csi per l’informatizzazione del Comune. Locci: “spese gonfiate a tavolino?”
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300 mila euro al Csi per l’informatizzazione del Comune. Locci: “spese gonfiate a tavolino?”

Dibattito aperto sugli accordi per proseguire con il lavoro di informatizzazione a Palazzo Rosso, ma i commissari di minoranza sollevano lamentele e perplessità sulle opere fin qui svolte dal Csi, al quale il Comune deve riconoscere 300 mila euro aggiuntivi. "Senza questi interventi Alessandria sarà presto fuorilegge" replica l'Ente torinese

Dibattito aperto sugli accordi per proseguire con il lavoro di informatizzazione a Palazzo Rosso, ma i commissari di minoranza sollevano lamentele e perplessità sulle opere fin qui svolte dal Csi, al quale il Comune deve riconoscere 300 mila euro aggiuntivi. "Senza questi interventi Alessandria sarà presto fuorilegge" replica l'Ente torinese

ALESSANDRIA – Dalla Commissione Affari Istituzionali, tenutasi ieri, giovedì 3 dicembre, a Palazzo Rosso, su una cosa sono tutti d’accordo: il nostro Comune a livello informatico e organizzativo ha ancora tantissima strada da fare, sia per ottimizzare il lavoro all’interno dell’Ente, sia per offrire ai cittadini servizi migliori e direttamente online. 

Ciò su cui però il dibattito è quantomai acceso è sulle strategie per ottenere questo risultato: se i tempi sono serratissimi, con scadenze imposte dal Governo per la digitalizzazione degli atti dei Comuni e per l’erogazione dei servizi ai cittadini senza più ricorrere al pezzo di carta ma traslando i processi completamente online, c’è chi a Palazzo Rosso non è soddisfatto delle scelte strategiche per realizzare questa transizione, affidata al Csi Piemonte (Consorzio per il Sistema Informativo) con un contratto da svariate centinaia di migliaia di euro, che viene “integrato” con ulteriori pagamenti ad hoc quando il Comune richiede interventi definiti “fuori perimetro”, cioè ulteriori rispetto a quanto inizialmente concordato. Dopo l’accelerata nazionale da parte del Governo sull’informatizzazione degli Enti comunali e delle pubbliche amministrazioni però le somme in gioco per adeguarsi in tempo alle nuove normative sono aumentate, e c’è chi fra i commissari di minoranza (in particolar modo Emanuele Locci di Fratelli d’Italia e i rappresentanti del Movimento 5 Stelle) ha chiesto a più riprese spiegazioni per come siano impiegate le risorse pagate da Palazzo Rosso. 

“I servizi rispetto a quando venivano gestiti internamente da Aspal e dal servizio informatico interno sono peggiorati, sia come quantità che come qualità – sostiene Locci – e a consultare il prospetto spese concordato dal Comune con il Csi viene il dubbio che alcune voci siano state gonfiate apposta per elargire contributi più alti. Io, da perito informatico, potrei realizzare diversi di quegli interventi sicuramente a un prezzo molto più basso di quanto proposto dal Csi. Piuttosto prendete me”. Al di là dell’ironia, sul piatto, secondo i consiglieri di minoranza, c’è stato un peggioramento del servizio, con atti caricati spesso in ritardo sulla piattaforma dedicata agli amministratori, problemi al Protocollo, non completo utilizzo di software open source in favore di altri più costosi, mancati servizi ai cittadini. 

Di tutt’altro avviso i tecnici del Csi, supportati dal ragionere capo Antonello Zaccone, che hanno difeso l’operato dell’Ente e le scelte strategiche che hanno portato all’affido del servizio informatico all’Ente piemontese. “Il lavoro svolto fin qui dal Consorzio per il Sistema Informativo è stato corposo e strategico, ed è fondamentale per rispettare la legge. Siamo passati da una situazione in cui il Comune aveva 70 server differenti, sparpagliati per i diversi servizi dell’ente, che non si parlavano fra loro, a una riorganizzazione progressiva che consentirà grandi risparmi nel lungo periodo e, soprattutto, di supportare il processo di digitalizzazione degli atti che dovrà essere realizzato entro il prossimo futuro. La legge 114 del 2014 ha infatti obbligato tutte le amministrazioni a dotarsi di un proprio piano di informatizzazione, che non comporta solamento un ammodernamento, ma una vera e propria rivoluzione” – hanno spiegato Zaccone e i referenti del Csi Piemonte. 

“Il Csi ha il compito di gestire la transizione verso una nuova fase, come previsto dalla legge, in cui il cittadino dovrà potersi rapportare con il proprio Comune completamente online, svolgendo al pc ogni incombenza possibile e dove lo stesso Ente gestirà i propri dati in maniera immateriale, senza più produrre carta (già ad oggi questo capita con oltre 500 mila atti amministrativi). Questo comporta un processo complessissimo di riorganizzazione e di formazione interna, che ha ovviamente i propri costi”.

“La rivoluzione in programma – ha spiegato il ragionere capo insieme ai referenti Csi – riguarderà anche i fornitori di Palazzo Rosso, che dovranno essere in grado di interfacciarsi con l’Ente mediante le piattaforme online, le procedure di fatturazione elettronica e di rendicontazione online. E’ un sistema che permetterà al Comune grandi risparmi, ma anche darà garanzie ai fornitori, perché ogni fattura dovrà essere accettata online e le verrà assegnato subito il relativo impegno di spesa. Il sistema è pensato per impedire che le amministrazioni locali possano produrre spese fuori bilancio, come capitato in passato”. 

Come verranno trovati i 300 mila euro da dare al Csi? 
“190 mila euro sono figli di un mutuo chiesto presso la cassa di depositi e prestiti (in totale i fondi erogati saranno poco oltre i 5 milioni, 200 mila circa serviranno per l’informatizzazione). Gli altri 100 mila euro troveranno copertura con le alienazioni immobiliari” – spiegano dall’amministrazione. “Ma questi fondi serviranno in seconda battuta, perché la fonte di finanziamento ci sarà solo con alienazione degli immobili. Per questo i due lotti sono indipendenti, e se il secondo non trovasse finanziamento il piano starebbe in piedi comunque”.

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