On line un mondo di orfani. Essere genitori nell’era della digitalizzazione
Adolescenti alle prese con il controverso universo del web, bambini sotto scacco di smartphone, iPhone e tablet, troppo spesso senza la necessaria "regia" di mamma e papà. Il dottor Alberto Pellai, ospite dell'associazione Cultura e Sviluppo, ha spiegato cosa significa essere genitori a confronto con le tecnologie digitali
Adolescenti alle prese con il controverso universo del web, bambini sotto scacco di smartphone, iPhone e tablet, troppo spesso senza la necessaria "regia" di mamma e papà. Il dottor Alberto Pellai, ospite dell'associazione Cultura e Sviluppo, ha spiegato cosa significa essere genitori a confronto con le tecnologie digitali
SOCIETA’ – Certi figli possono essere orfani anche quando hanno genitori vivi e vegeti. Non è un paradosso, o una battuta, ma una realtà che si verifica più spesso di quanto si possa immaginare. Ciò accade quando gli adolescenti riescono (sì, perché per loro è più che altro un agognato traguardo…) a rimanere in totale solitudine ed autonomia ad esplorare il variegato mondo del web. In quel deteriminato lasso di tempo, che può variare da pochi minuti a più ore consecutive, la maggior parte degli adolescenti è in balìa dei numerosissimi e continui impulsi che il materiale on line trasmette loro. Un bombardamento di immagini ed emozioni, tutte lì a portata di un click, che andrebbe però filtrato e supervisionato, che insomma richiede l’intervento di un adulto, possibilmente il genitore stesso. Proprio di questo argomento, e non solo, si è discusso nel corso del primo appuntamento del Progetto Genitori, ciclo di incontri a cadenza mensile organizzato dall’associazione Cultura e Sviluppo, con il dott. Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, intervenuto in qualità di relatore ed esperto in materia.


Area emotiva che influisce anche sull’uso a volte un po’ “spericolato” che i ragazzi fanno dei social network e di quei siti con espliciti contenuti sessuali. “Solitamente sono le ragazzine, già a 11-12 anni, a desiderare un profilo Facebook. A volte accade però che ne facciano un uso sregolato, in alcuni casi pubblicando addirittura contenuti sessuali ammiccanti. Quasi sempre però i genitori di tutto ciò non sanno nulla perché la figlia nega loro qualunque possibilità di accedere al proprio profilo”. Quando questi strumenti tecnologici impattano sulla sessualità le conseguenze possono essere molto serie. “Per un bambino di 11-12 anni voler esplorare il territorio della sessualità è fisiologico, ma deve poterlo fare con immagini e fantasie adatte alla sua età. Quando un preadolescente vede pornografia on line ciò che più lo turba è chiedersi se mamma e papà facciano le stesse cose, o se lui, quando arriverà il momento, dovrà avere quel tipo di rapporto. Bisogna che comprenda che nella realtà la sessualità è ben diversa da quella che viene mostrata sul web e che dietro c’è tutto un percorso fatto di momenti ben precisi ed emozioni”.
insomma, i genitori degli “anni 00” devono condividere un progetto educativo che non lasci soli i propri figli nella loro vita on line, “essere buoni genitori nell’era della digitalizzazione è la grande sfida che dobbiamo raccogliere”.