Orgoglio Grigio, ovvero la passione per una maglia unica al mondo
Materia Grigia incontra Mario Cairo, presidente dell'associazione Orgoglio Grigio. Una bella realtà che è parte essenziale della tifoseria alessandrina, e che da anni è un riferimento anche dal punto di vista organizzativo
Materia Grigia incontra Mario Cairo, presidente dell'associazione Orgoglio Grigio. Una bella realtà che è parte essenziale della tifoseria alessandrina, e che da anni è un riferimento anche dal punto di vista organizzativo
MATERIA GRIGIA – L’amore per i Grigi è qualcosa che va al di là delle alterne fortune della squadra. Lo si coglie perfettamente conversando con Mario Cairo, presidente dell’associazione Orgoglio Grigio, e da oltre mezzo secolo, fin da quando aveva pochi anni, tifosissimo dell’Alessandria calcio. Ricorda e cita le formazioni dei Grigi a memoria (in particolare quella degli anni della serie B), come si fa per l’Inter di Herrera, il Toro di Superga o la Juventus di Trapattoni. Esprime valutazioni ponderate e interessanti sulla società, sui giocatori e sul tifo di ieri e di oggi, guardando con fiducia al futuro. Ecco che cosa ci ha detto.
Caro Mario, può spiegarci che cos’è Orgoglio Grigio?
Orgoglio Grigio è un’associazione nata nel 2003, al momento del fallimento dell’Alessandria calcio. Subito si sono uniti a noi circa 2700 soci. Lo scopo di tutti era quello di difendere e preservare il nome e il simbolo della nostra gloriosa squadra, che in quel momento sembravano a forte rischio. Eravamo addirittura pronti a organizzare una raccolta fondi per comprare il marchio. Dopo un periodo abbastanza lungo di stand by, un paio di anni fa abbiamo deciso di dare una specie di svolta all’associazione. Abbiamo iniziato con una serie di manifestazioni, come ad esempio la grande festa al Teatro Ambra nel 2013, ma soprattutto abbiamo cominciato ad organizzare più seriamente le trasferte, anche attraverso la collaborazione con altri club grigi, Unione Grigionera, il Grigi Club Oviglio, Materia Grigia e il Grigi Club Valenza. L’obiettivo era quello di organizzare almeno uno o due pullman ogni domenica in cui l’Alessandria era impegnata fuori casa. Nello scorso campionato abbiamo raggiunto numeri straordinari: ricordo i 12 pullman per Novara, gli 8 per Pavia e i 7 per Bassano. A parte Sassari, abbiamo coperto tutte le trasferte. Quest’anno, al momento, stiamo facendo un po’ più di fatica, però siamo riusciti sempre ad organizzare almeno un pullman. Diciamo che anche il calendario non ci ha aiutati. Per il futuro cercheremo di dar vita ad altre iniziative. Intanto siamo pronti per l’inaugurazione della nuova sede di via Merula 9, che avverrà presumibilmente in primavera. Cercheremo di tenere aperto quello spazio, comodo e centrale, il più possibile.

Quelli più attivi sono i consiglieri, circa una quindicina poi altri ci danno una mano come e quando possono. Il nostro Consiglio direttivo comprende un esponente per ogni club organizzato che ha aderito ad Orgoglio Grigio.
Quindi è corretto dire che uno dei vostri obiettivi è quello di riunire tutti gli altri club?
Esattamente, quantomeno ci proviamo. In associazione non abbiamo ancora un rappresentante della Gradinata Nord, ma comunque ci confrontiamo spesso con loro. Ad esempio per l’organizzazione delle trasferte l’anno scorso abbiamo collaborato in diverse occasioni. Non c’è comunque alcuna rivalità, tengo a precisarlo, con e tra i vari gruppi organizzati.
Orgoglio Grigio ha risorse proprie?
Sì, abbiamo una cassa comune e un nostro conto in banca. Abbiamo contribuito con la Gradinata Nord ad iniziative a scopo benefico, con la raccolta e la gestione dei fondi da destinare ad alcune famiglie alessandrine in difficoltà per vari motivi. Tutto è sempre estremamente trasparente.
Durante le partite dell’Alessandria occupate un settore particolare dello stadio?
No, ognuno va dove vuole, non abbiamo un posto in particolare. Qualcuno va in parterre, qualcuno in curva, altri in rettilineo o in tribuna.
Avete rapporti con la società?
Certamente; infatti ci proponiamo di essere in qualche modo portavoce della tifoseria nei riguardi della società. Abbiamo avuto anche diversi incontri, specie per ciò che ha riguardato l’organizzazione delle trasferte. Ovviamente, anche con il Presidente Luca Di Masi.
A proposito, avete fiducia nell’attuale dirigenza?
Assolutamente sì. Secondo me abbiamo un’occasione storica. Siamo sinceri, senza Di Masi dove saremmo? Da tre stagioni stiamo facendo dei campionati ad alto livello. Da troppo tempo non disputavamo stagioni in cui non si puntasse esclusivamente alla salvezza ma a qualcosa di più prestigioso. Ok, l’anno scorso è andata male, ma comunque siamo sempre lì nelle zone alte della classifica.

La speranza c’è ovviamente. Il presidente l’ha detto chiaramente che il suo obiettivo è portare la squadra nelle categorie superiori. Io penso che anche per questo non sia utile mettere troppa pressione alla società. C’è un percorso che deve essere completato. In B bisogna andare solo se si hanno solide basi, altrimenti si rischiano tonfi che possono ripercuotersi sulla società stessa. Ma noi siamo una realtà solida, e dunque possiamo essere ottimisti.
Come spiega la crisi di tifo che si è verificata negli ultimi 15-20 anni?
Secondo me paghiamo duramente troppi anni di categorie scadenti, a differenza di altre tifoserie. Abbiamo perso intere generazioni a causa dei tanti campionati giocati al di sotto della C1. In “piazze” dove una volta gli spettatori presenti sugli spalti erano la metà rispetto a quelli che gremivano tutte le domeniche il Moccagatta, ora si fanno numeri che qui in Alessandria si raggiungono solo in occasioni molto particolari. Per fare un esempio, quest’anno alla prima giornata con la Feralpi eravamo più di 3000 spettatori; è bastata una sconfitta per perdere almeno un migliaio di persone. Nelle ultime occasioni a parte la partita con il Pavia infatti, abbiamo raggiunto a stento quota 2000. Ad inizio stagione tra le partite di Coppa Italia e la prima di campionato, in base ai dati raccolti dalla società, è emerso che il bacino d’utenza è stato superiore alle 5000 persone. La base, dunque, c’è; il problema è riuscire a capire come mai non c’è costanza; è una questione che anche noi ci poniamo.
Da quanto tempo segue l’Alessandria?
Praticamente da sempre. Io sono del ’53, ho visto l’Alessandria in Serie A nel ’59/’60. Ho visto Gianni Rivera giocare con la maglia grigia. Mi ricordo ancora benissimo un suo gol con il Genoa che ha mandato in delirio il “Moccagatta”. Poi ancora meglio ricordo gli anni della Serie B. Andavo tutte le domeniche allo stadio con mio padre; non ho perso una stagione. Per darvi un’idea, l’altra settimana ero a Pordenone a cena con Rocco Melideo, che ha vestito la maglia grigia proprio negli anni della B. Ha una raccolta di fotografie impressionante, che mi ha mostrato con grande commozione e che tra l’altro ho mandato via internet a Lele Bellingeri di Museo Grigio. È stato bello vedere come Melideo dimostrasse ancora una passione verso questa maglia davvero incredibile; è anche venuto con noi in curva a seguire Pordenone-Alessandria. Ad ogni modo, io i Grigi li ho sempre seguiti, anche negli anni bui e sempre con l’abbonamento.

Beh, nel cuore ne ho diversi. Lorenzetti, che purtroppo è mancato l’anno scorso, da giovane era il mio idolo in assoluto. Un piccolo aneddoto: sempre durante l’ultima trasferta di Pordenone stavo bevendo e mangiando qualcosa allo stand dell’Alessandria Village quando all’improvviso qualcuno ha toccato la mia spalla per attirare la mia attenzione. Si trattava del figlio di Manenti, l’allenatore della squadra con il mitico attacco Mantellato, Di Pucchio, Sassaroli, Lorenzetti, Vanzini. Abbiamo parlato di tante cose, soprattutto del periodo in cui suo padre allenava l’Alessandria. Davvero bello accorgersi di come, pur con il passare degli anni, i colori grigi possano ancora unire in questa maniera. È stata una grande emozione. Poi tra i giocatori che ho ancora nel cuore c’è sicuramente Ciccio Marescalco, bomber mai dimenticato, c’è tutta la squadra che ha conquistato l’ultima serie B nel 1973-1974, come pure, più recentemente, Fabio Artico che ci ha portato dall’Interregionale alle soglie della serie B. Per finire ho splendidi ricordi di due grandi portieri Lino Nobili e Santino Ciceri entrambi con una grinta ed un carattere impressionanti. I palloni se li mangiavano. Da due anni cerchiamo di organizzare una squadra vecchie glorie, ma per una serie di motivi ancora non siamo riusciti a concretizzare. Ad ogni modo, resta un progetto che vorremmo prima o poi realizzare. E abbiamo già una proposta di una sfida epica con le vecchie glorie del Bologna.
E tra gli allenatori, chi ha piacere di ricordare?
Beh, i nomi sono tanti, ma sicuramente su tutti il grande Dino Ballacci; non si può non nominarlo. E’ stato l’allenatore dell’ultima promozione in Serie B conquistata addirittura a quattro giornate dalla fine. Nella stagione ’80/’81 poi in C2 ritornò e vincemmo il campionato con una squadra buona ma certamente non eccezionale. Il pareggio a Carrara nella penultima giornata e la vittoria per 1 – 0 con il Pavia nell’ultima giornata con un rigore segnato da Pasquali al 90’ sono rimasti nella storia dei grigi. Quando mister Ballacci è venuto in Alessandria per la festa del 95° della società abbiamo ricordato quella promozione quasi con commozione; al mister sono venute le lacrime agli occhi.

Mah, ad essere sinceri molto poco. Partiamo da un presupposto: chi si alza alle 6-7 di domenica mattina per andare a Pordenone o Bassano del Grappa per veder giocare i grigi non dico che sia “malato” ma quasi (sorride, n.d.r..). Certamente se uno ha una simpatia per la Juve, piuttosto che per il Milan o l’Inter, s’informa quantomeno sul risultato, ma è più facile che qualcuno chieda cosa abbia fatto il Pavia o la Reggiana. Il cuore grigio è il cuore grigio. Per dire, io sono anche interista, ma quando l’Inter battè l’Alessandria 5-0 in Coppa Italia ricordo di avere odiato i nerazzurri, perché per me prima di tutto vengono i grigi.
Con i giocatori di oggi avete qualche tipo di rapporto?
Beh, diciamo che i tempi sono cambiati. Da ragazzo passavo pomeriggi interi al campo di allenamento a raccogliere palloni per Nobili. A quei tempi i giocatori erano tutte persone piuttosto semplici. Poi certo, non bisogna generalizzare. Ad esempio Baiocco mi ha sorpreso per la sua disponibilità con i tifosi. È un giocatore che ha giocato per tanti anni in Serie A eppure ho rivisto in lui la semplicità dei campioni di una volta. È uno di quei giocatori che in allenamento danno sempre il massimo fino all’ultimo minuto. Tra i giocatori della rosa attuale ho avuto modo di parlare diverse volte con Sabato e Vitofrancesco, due persone estremamente disponibili.
Un suo parere su Gregucci.
Beh, anche lui è stato uno di quelli che in campo dava l’anima. Mi ricordo quando è arrivato in Alessandria poco più che ragazzino; faceva più falli che gioco (sorride ancora, n.d.r.). Poi è maturato moltissimo. Aveva qualche limite tecnico ma ha dato il massimo per migliorarsi, e infatti ha avuto la luminosa carriera che si meritava. La maglia grigia l’ha sempre onorata, ho molta fiducia in lui.
Tornando a parlare della sua esperienza, ci può dire cosa la sua famiglia pensa riguardo alle tante trasferte che la impegnano per quasi tutto l’anno.
Beh, mia moglie ormai è abituata, anzi, quasi sempre si unisce a noi. Ad esempio a Pordenone c’era anche lei. Suo padre andava a vedere i grigi, quindi vive questa passione sin da bambina. Uno dei miei due figli, intorno ai 20 anni, ha addirittura smesso di giocare a calcio a discreti livelli pur di poter seguire i grigi la domenica. L’altro invece gioca nel Savoia (società calcistica di Litta Parodi, n.d.r.) ma appena c’è qualche sosta viene anche lui a seguire l’Alessandria. La passione è grande; come dice un noto tifoso della curva grigia, “mai per moda, solo per passione”…