Cittadella: “io cuoco, ricordo gli alessandrini in coda per i resti della mensa”
Prosegue il nostro viaggio nella storia della Cittadella, ricostruita attraverso i racconti vividi raccolti da Enrica Balza, volontaria del Fai. Oggi è la volta di Cristoforo Garippa, che nella fortezza ricoprì l'incarico di cuoco, al tempo dei militari...
Prosegue il nostro viaggio nella storia della Cittadella, ricostruita attraverso i racconti vividi raccolti da Enrica Balza, volontaria del Fai. Oggi è la volta di Cristoforo Garippa, che nella fortezza ricoprì l'incarico di cuoco, al tempo dei militari...
“La giornata iniziava prestissimo – racconta – alle 4 del mattino, perché “dovevo preparare il caffè per tutti, caffè vero con il latte condensato. Poi la mattinata continuava con la preparazione del pranzo per 1.200 ragazzi, seguendo menù e quantità stabilite. A pranzo: pastasciutta rossa o bianca, spezzatino con patate, carne bollita per avere il brodo per la minestra, 20 grammi di formaggio grana o simili; a cena: minestrone di verdura o pasta rossa. Solo nei campi estivi in montagna ricevevamo un bicchierino di grappa”.
“Andavo al mercato della verdura – spiega Garippa – e compravo solo verdura di prima scelta, poi passavo dal panettiere. Spolpavo le ossa, preparavo i sughi, i soliti lavori dei cuochi; pulivo i piatti ma non era compito mio lavarli. Ero impegnato fino alle 14.30. Un grande grembiulone di cotone pesante mi riparava la divisa dalle macchie e dagli schizzi. Alle 17.00 ricominciavo con i colleghi a cucinare per la cena. Noi cuochi, però, ci preparavamo un piatto speciale: piccoli pezzi di carne staccati dalle ossa, nervetti, cipolle, sale e una pagnotta, accompagnati da foglie di lattuga, lavata e scondita. Una bontà ma pochi lo sapevano. Non erano previsti dolci: chi li voleva li comprava al bar; però una fetta di panettone a Natale la davamo”.
