Non solo prevenzione per una vita sana e lunga
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Alessandro Francini  
19 Novembre 2015
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Non solo prevenzione per una vita sana e lunga

In occasione del XIII Convegno nazionale di diritto sanitario nella sede dell'associazione Cultura e Sviluppo è stato presentato il libro di Marco Trabucchi "I segreti di una vita sana e lunga"

In occasione del XIII Convegno nazionale di diritto sanitario nella sede dell'associazione Cultura e Sviluppo è stato presentato il libro di Marco Trabucchi "I segreti di una vita sana e lunga"

ALESSANDRIA – Un libro che cerca di promuovere una sorta di cultura del “buon invecchiamento” e che spiega l’importanza di un approccio positivo alla quotidianità nella Terza età. In occasione XIII Convegno nazionale di diritto sanitario si è tenuta giovedì 12 nella sala conferenze dell’associazione Cultura e Sviluppo la presentazione del libro “I segreti di una vita sana e lunga” del professor Marco Trabucchi, docente di Neuropsicofarmacologia all’Università di Roma Tor Vergata.

“Dal punto di vista generale in questo libro ho rilevato in particolar modo tre concetti: l‘importanza dell’innovazione nell’approccio ai problemi della sanità e della prevenzione, la complessità di questi problemi che richiedono un impegno coordinato e il ruolo fondamentale che il medico deve avere nei confronti della sofferenza del paziente” ha dichiarato il professor Giorgio Bellomo, presidente della Scuola di Medicina nell’Università del Piemonte Orientale, uno dei relatori della conferenza. La prevenzione come tappa fondamentale nella corsa verso una vita sana e lunga, una corsa che non può non richiedere un ruolo attivo da parte dell’Università, “intesa non soltanto come luogo della ricerca ma come sede fondamentale per la didattica” ha aggiunto Bellomo.

Con il progresso aumenta la speranza di vita ma non necessariamente migliora la sua qualità. “Secondo dati Ocse l’Italia risulta tra gli Stati più longevi in assoluto, – afferma Trabucchi – ma contemporaneamente uno dei Paesi che ha la vecchiaia maggiormente dominata dalla malattia e dalla non autosufficienza. Non sempre la vita lunga corrisponde ad una vita sana”.
Le aspettative di una vita più sana e più dipendono anche dal rapporto medico-paziente, un rapporto che deve essere fatto di comprensione della sofferenza e di accompagnamento. “Un medico che non comprende la sofferenza del proprio paziente non è un buon medico. La relazione è la ruota sulla quale passa la macchina della tecnologia, della tecnica, della cultura” afferma Trabucchi.

Secondo Anna Banchero, docente di Organizzazione del Servizio Sociale all’Università di Genova, uno dei suggerimenti più interessanti del libro è da ricercare nell’invito a “saper mediare tra le cose buone e meno buone delle quotidianità dell’invecchiamento. Occorre saper apprezzare e godere anche gli aspetti più semplici del quotidiano, come cucinare o stare a tavola in famiglia”.

Uno degli aspetti più drammatici dell’invecchiamento è la possibilità di doversi confrontare con situazioni di estrema solitudine, “una condizione che ha fortissimi riflessi sulla sopravvivenza e sulla lunghezza della vita”. In questa società sempre più alienata ed alienante quale può essere, per gli anziani affetti da malattie o demenze, una risposta alla solitudine? “In ambito medico si potrebbe iniziare dall’accompagnare il paziente. Il medico in questi casi deve saper dare un senso alla vita degli altri”.

Al progredire delle ricerche scientifiche e della tecnologia equivale un aumento della spettanza di vita, ma non un evidente miglioramento della sua qualità. Cosa deve quindi accompagnare tali scoperte per garantire una vita più dignitosa? Per il professor Bellomo una delle possibili chiavi di lettura è da ricercarsi “in una cultura medica incentrata sull’uomo. Nella percezione comune il medico si trova di fronte ad un enigma da risolvere, un enigma che deve avere però al centro il paziente, colui che con la sua malattia in qualche modo sta gli sta comunicando qualcosa”.

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