Io, alessandrina, a Parigi durante i drammatici giorni degli attentati
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Marco Madonia - marco.madonia@alessandrianews.it  
19 Novembre 2015
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Io, alessandrina, a Parigi durante i drammatici giorni degli attentati

Elisabetta Rullo è appena rientrata dalla capitale francese, dove si è recata per una breve vacanza, e racconta le terribili ore vissute mentre erano in corso gli attacchi terroristici e il clima surreale dei giorni seguenti, fra alberghi blindati e militari a presidiare il centro. “Se non fosse per la Torre Eiffel, penserei di essere stata a Gerusalemme”

Elisabetta Rullo è appena rientrata dalla capitale francese, dove si è recata per una breve vacanza, e racconta le terribili ore vissute mentre erano in corso gli attacchi terroristici e il clima surreale dei giorni seguenti, fra alberghi blindati e militari a presidiare il centro. ?Se non fosse per la Torre Eiffel, penserei di essere stata a Gerusalemme?

ALESSANDRIA – Il suo volo è arrivato in Italia tre giorni fa, ma solamente adesso ha ripreso la sua vita normale, dopo una necessaria “decompressione”, perché smaltiti l’adrenalina e il coraggio ci si comincia a rendere davvero conto dei pericoli che si sono vissuti, delle scelte fortunate che hanno fatto sì di non trovarsi nel cuore degli attentati ma in albergo, durante le ore degli assalti terroristici.

La incontriamo e il suo volto sorridente ci dimostra fin da subito il desiderio di non darla vinta a chi vuole trasformare ogni viaggio in un incubo, con la paura costante di potersi trovare sotto attacco. “No, non hanno vinto loro, nonostante tutto”.

Quella notte interminabile
Elisabetta Rullo inizia il suo racconto dalla notte terribile degli attacchi, quando lei, il suo compagno e il figlio piccolo di lui, tutti insieme per una breve vacanza, sono stati svegliati in albergo dalle telefonate che giungevano dall’Italia. Sul telefono già centinaia di messaggi di parenti e amici, atterriti dalle immagini che stavano scorrendo in tv. “Quella sera siamo andati a letto presto, per fortuna, perché con un bambino di 5 anni abbiamo preferito tornare in albergo, visto che era stanco. Ci siamo addormentati e quando siamo stati svegliati gli attacchi erano ancora in corso. Da allora per tutta la notte è stato impossibile far scendere l’adrenalina: sentivamo sirene ovunque intorno a noi e la tensione era palpabile. Solamente poche ore prima ci trovavamo a cena – racconta Elisabetta – e il ristorante l’ho scelto io, guardando su Trip Advisor: sono stata fortunata, mi sarebbe potuto capitare benissimo anche uno di quelli assaltati dai terroristi con i kalashnikov”.

Atmosfera surreale
“Dal mattino dopo, abbiamo trovato una città nuova, con pochissimi francesi in giro, sostituiti, almeno in centro, da militari in assetto da guerra appostati agli angoli delle strade. Sono stata in passato a Gerusalemme – ricorda Elisabetta – e l’atmosfera che ho trovato a Parigi me l’ha ricordata. Una città ferita, che si sforza di vivere la solita quotidianità ma che non riesce a non pensare che un urlo possa in qualsiasi momento squarciare il cielo e far ripartire un incubo collettivo”. Nonostante questa tensione, e il fatto che fosse impossibile non rendersi conto di alcuni vistosi provvedimenti presi immediatamente per la sicurezza, il suo racconto riporta anche una Parigi che ha iniziato a reagire, che vuole guardare avanti: “in giro non hanno mai smesso di sorriderci, né di essere gentili. Dal giorno seguente gli attentati i controlli sono decuplicati, tanto che anche in alcuni bar ci hanno chiesto di aprire zaini e borse, prima di poterci sedere. L’hotel ha bloccato il meccanismo di scorrimento delle porte automatiche, cosicché per entrare era necessario ogni volta suonare il campanello, identificarsi e farsi aprire. Tutti sono rimasti molto calmi, anche nelle ore immediatamente successive agli attacchi, almeno nella zona dove ci trovavamo noi, cioè a 200 metri dalla Torre Eiffel, ma era impossibile non notare che l’albergo aveva chiamato una guardia privata a presidiare l’uscio. Le notte seguenti abbiamo avuto paura che altri terroristi decidessero di fare qualche incursione anche negli alberghi”.

Una passeggiata per Parigi la mattina seguente agli attentati
“Il giorno dopo gli attentati abbiamo verificato che fosse tutto passato e poi siamo comunque usciti a fare una passeggiata, pur fra mille attenzioni. Non volevamo che al bambino passasse il concetto della paura di trovarsi lì, e si spaventasse ancor di più. Passeggiare in città è stato strano: pochissimi parigini in giro, era una capitale che viveva in un evidente stato d’eccezione. Scuole e musei chiusi, ma anche moltissimi negozi, e perfino i parchi gioco, con cancelli sprangati su aree verdi, scivoli e altalene”. Insomma, si capiva benissimo che il clima è cambiato, non solamente per Parigi ma per tutta Europa. “Questo è stato un attentato molto diverso rispetto a quello messo a segno nella redazione di Charlie Hebdo: qui i terroristi hanno colpito a caso, con l’obiettivo evidente di non far sentire più nessuno al sicuro”.

Il ruolo di Facebook…
Nel racconto di Elisabetta c’è anche spazio per commentare l’iniziativa del noto social network, che ha attivato quasi immediatamente una funzione speciale che consentiva a chiunque di verificare se ci fossero amici coinvolti nell’area degli attentati e se avessero già confermato di stare bene: “devo dire è stata una buona idea, e ci ha aiutati a tranquillizzare immediatamente molti amici, anche se è stato strano perché l’effetto è stato quello di farci contattare anche da persone che non sentivamo più da anni, e che letta la notizia ci hanno voluto mandare un messaggio. E’ comunque un po’ inquietante che tutto questo sia capitato a nostra insaputa, con i dati presi dai sistemi di geolocalizzazione dei cellulari in maniera automatica. C’è stato anche un effetto inverso, finendo per far preoccupare tanti amici che non sapevano che ci trovavamo a Parigi e che altrimenti sarebbero stati più tranquilli”.

L’idea di prendere un’auto a noleggio, le code in aeroporto
“Alla fine abbiamo scelto di rientrare con il volo che avevamo già prenotato – spiega l’alessandrina – ma siamo stati molto indecisi se non fosse meglio noleggiare un’auto e tornare in maniera autonoma. La mattina della partenza abbiamo lasciato l’hotel con ore di anticipo, e sono servite tutte, perché per fare il check-in ci sono state code infinite. Hanno controllato tutte le persone singolarmente, depennando da elenchi tutti coloro che erano arrivati nei giorni precedenti e che ora stavano ripartendo. Anche in questo caso i sorrisi non sono mancati, ma l’atmosfera era indescrivibile”.

E da domani?
“La vita non può fermarsi” – conclude il suo racconto Elisabetta – che ancora non ha assorbito del tutto la delusione e lo spavento per quanto successo. “Era il primo viaggio che facevamo con il bambino, e speriamo che la paura vissuta non condizioni troppo le persone da qui in avanti. Piange il cuore per quanto è successo, per le vittime, per i loro parenti, per la ferita alle nostre certezze che adesso tutti noi sentiamo. Io ho seguito ad Alessandria un corso di arabo, sono stata a Gerusalemme, in Giordania, in Turchia. Ho amici in molte parti del mondo e di diverse religioni e non mi rassegno alla paura che ci vogliono imporre. Voglio tornare presto a viaggiare e continuare a vivere la mia vita il più normalmente possibile. Normalità, ecco cosa cerco oggi, felice di essere tornata a casa”.

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