Michelin: “rischiamo la fine del carciofo”
Sciopero e assemblea davanti ai cancelli della Michelin di Spinetta Marengo. I sindacati: l'azienda dica chiaramente cosa intende fare. Nel 2008 i dipendenti erano 1.150, oggi 800... abbiamo già dato. Dietro alla formale disponibilità, serve un piano sociale con un'idea di futuro
Sciopero e assemblea davanti ai cancelli della Michelin di Spinetta Marengo. I sindacati: ?l'azienda dica chiaramente cosa intende fare. Nel 2008 i dipendenti erano 1.150, oggi 800... abbiamo già dato. Dietro alla formale disponibilità, serve un piano sociale con un'idea di futuro?
ALESSANDRIA – “Un pezzo alla volta, chiudono tutto. E’ la politica del carciofo dell’azienda, alla quale ci opponiamo”. Paolo Parodi, segretario di categoria della Cgil, parla al megafono davanti ai lavoratori della Michelin di Spinetta Marengo che ieri si sono fermati per due ore di sciopero, dopo il nulla di fatto dell’incontro del giorno prima, lunedì, nella sede di Confindustria a Torino. Dalla riunione era emersa una “parziale apertura”, ma i sindacati temono che siano parole vuote. “L’azienda ha parlato di un piano di investimenti che riguarda anche Alessandria, ma con gli stessi livelli occupazionali. Non si può pensare di crescere in produttività, senza forza lavoro. Qualcosa non torna…”. Nel 2002 i dipendenti dello stabilimmento di Spinetta erano 1.700, nel 2008 la forza lavoro era scesa a 1.150 unità. Oggi sono circa 800. “E’ come se in dieci anni avese chiuso una fabbrica da mille dipendenti”, dice Parodi. “Mi sembra che Alessandria abbia già dato…”.
Davanti allo stabilimento di Spinetta ci sono i “somministrati”, per lo più giovani o molto giovani, assunti attraverso le agenzie interinali. A loro fianco “quelli con i capelli bianchi”, i dipendenti, alcuni assunti da diversi anni. Si scambiano pacche sulle spalle e qualche sorriso, tirato. La preoccupazione è tanta. L’azienda ha annunciato la chiusura entro il 2016 dello stabilimento di Fossano, provincia di Cuneo, (400 dipendenti), la chiusura di un reparto ad Alessandria (30 dipendenti), il ridimensionamento di Torino (120 posti). I primi a saltare, però, potrebbero essere gli interinali, i somministrati, i giovani che “fanno lo stesso lavoro dei dipendenti”, ma risultano alle dipendenze di un’agenzia esterna. 300 a livello di gruppo, 160 solo ad Alessandria.

“Il nostro obiettivo è sempre stato quello di trasformare i contratti interinali in contratti a tempo indeterminato – dice Parodi – e oggi ancora di più”.
L’azienda mette sul piatto della bilancia, come contropartita alla chiusura di Fossano e Alessandria, un piano di investimenti da 180 milioni di euro, “si, ma premette che gli investimenti dipenderanno dall’andamento del mercato. Vuol dire tutto e niente. Per ora solo fumo”, dice ancora il sindacalista.
Il 24 novembre si terrà un secondo incontro e un terzo è già fissato per il 2 dicembre. “In quella sede ci aspettiamo risposte concrete”.
Anche la Regione Piemonte assicura di voler seguire la trattativa passo dopo passo: “L’obiettivo, naturalmente, è quello di garantire gli attuali livelli occupazionali e mantenere una forte presenza produttiva dell’azienda e del suo indotto, sul territorio regionale”. Precisa l’assessorato al Lavoro, Istruzione e Formazione professionale, retto da Gianna Pentenero, in risposta ad una interrogazione a risposta immediata in Consiglio regionale presentata da Marco Grimaldi di Sel.
A destare particolare preoccupazione, espressa anche dal presidente Sergio Chiamparino e dagli assessori Francesco Balocco e Giuseppina De Santis, sono le sorti dell’impianto di Fossano, che verrebbe chiuso entro la fine del 2016 a causa di una cronica non saturazione degli impianti e della non competitività della produzione di “cavi metallici standard”. Questo tipo di semilavorati, secondo l’azienda, sarebbe oggi acquistabile sul mercato a costi decisamente inferiori.
La Regione Piemonte, preoccupata dell’impatto sociale ed economico che avrebbe l’applicazione del piano strategico di Michelin, si legge in una nota di palazzo Lascaris
“Il Presidente e la Giunta regionale hanno avviato contatti e incontri con l’azienda, con il ministero dello Sviluppo Economico e con le diverse sigle sindacali rappresentative dei lavoratori.
Va evidenziato che, al momento, non è ancora stata attivata nessuna procedura formale da parte di Michelin per la messa in mobilità del personale. È stato invece già avviato un tavolo di confronto in sede sindacale, esclusivamente fra le parti. Ieri si è svolta la prima riunione, presso la sede dell’Unione Industriale di Torino, e sono già stati programmati nuovi incontri per le giornate del 24 novembre e del 2 dicembre.”
I sindacati, intanto, hanno pronte altre due ore di sciopero da giocarsi.