Marcia per la Pace: cristiani e islamici insieme per condannare ogni violenza
Il corteo, voluto e aperto dai Giovani Musulmani di Alessandria, ha sfilato in silenzio per le vie del centro, fino a Piazzetta della Lega, dove si sono levate voci di pace e di condanna di ogni forma di violenza: "l'Islam ha nella sua stessa radice la pace, chi uccide in suo nome va condannato e allontanato"
Il corteo, voluto e aperto dai Giovani Musulmani di Alessandria, ha sfilato in silenzio per le vie del centro, fino a Piazzetta della Lega, dove si sono levate voci di pace e di condanna di ogni forma di violenza: "l'Islam ha nella sua stessa radice la pace, chi uccide in suo nome va condannato e allontanato"
ALESSANDRIA – “Je suis Paris, Je suis Syria, Je suis Lebanon“, “non abbiamo bisogno di pistole e bombe per fare la pace, abbiamo bisogno di amore e compassione”, “se vogliamo costruire la pace nel mondo, costruiamola in primo luogo dentro ciascuno di noi”. Reggono i cartelli bianchi con le mani giovani e forti di chi sa di avere la responsabilità del futuro, e sfilano in silenzio per le vie del centro, giovani musulmani e cristiani, fianco a fianco con l’obiettivo comune, se mai ce ne fosse bisogno, di ricordare ancora una volta quanto siano assurdi i fanatismi, quanto una convivenza fra fedi differenti sia concretamente possibile, anzi, ad ascoltare i loro interventi in piazzetta della Lega, sia l’unica strada possibile per un vero credente.
Ad aprire il corteo, voluto e organizzato dai Giovani Musulmani di Alessandria, sezione locale di un movimento nazionale che ha l’obiettivo di unire il rispetto per la propria fede e le proprie tradizioni con la voglia di integrarsi in Italia e di lavorare a una convivenza fatta di pace e di reciproca conoscenza, sono soprattutto ragazze, di 16, 17, 18 anni, studentesse che marciano con le compagne di scuola, le amiche di ogni giorno, senza che il credo differente sia mai stato un problema. Al loro fianco l’assessore Mauro Cattaneo, con la fascia tricolore del Comune, e diversi consiglieri di centro sinistra.

Nella loro marcia, avvolte dall’hijab, il velo che copre i capelli, con in mano le frase di Gandhi, Madre Teresa di Calcutta, del Dalai Lama, le giovani musulmane attraversano corso Roma fra persone curiose e sguardi di ammirazione, ma anche di paura, in qualche caso di disprezzo: pagano il prezzo della loro apparente diversità, dell’ignoranza di chi non si avvicina a loro per ascoltare, di chi giudica senza conoscere. Da oggi sanno che parlarsi è ancor più importante, perché la sfida che attende le persone di buona volontà, che vogliono costruire la pace all’interno delle comunità nelle quali vivono, sarà ancor più difficile, e al contempo ancor più importante. Alessandria ieri ha risposto “presente” all’appello di civiltà a cui tutta l’Europa è chiamata a impegnarsi, con la forza di una storia di crescente civiltà che affonda le proprie radici in tante lotte intestine superate solamente grazie alla capacità di non rispondere all’aggressione con un’aggressione ancor più forte e cieca, ma con l’intelligenza, l’ascolto, il rispetto e la creazione di occasioni di conoscenza reciproca. Ieri 200 persone circa, di fedi, età e culture differenti, l’hanno voluto dimostrare con la marcia in città: la speranza è che la prossima volta siano ancor di più.
