Riforma della giustizia, cosa ne pensano magistrati ed avvocati?
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Alessandro Francini  
11 Novembre 2015
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Riforma della giustizia, cosa ne pensano magistrati ed avvocati?

Il disegno di legge di modifica del codice penale è già stato approvato alla Camera, ora si aspetta il via libera del Senato. Giulia Boccassi, presidente della Camera Penale di Alessandria: "Questa non è la riforma organica che ci aspettavamo. Con questi provvedimenti il giusto processo non sarà garantito"

Il disegno di legge di modifica del codice penale è già stato approvato alla Camera, ora si aspetta il via libera del Senato. Giulia Boccassi, presidente della Camera Penale di Alessandria: "Questa non è la riforma organica che ci aspettavamo. Con questi provvedimenti il giusto processo non sarà garantito"

ALESSANDRIA – Da tempo in Italia è in corso un ampio e praticamente ininterrotto dibattito all’interno del quale spesso vengono messe in discussione le norme e le procedure con cui operano magistrati, giudici ed avvocati. Una sorta di malcontento generale che mai come negli ultimi venti anni è andato inasprendosi, probabilmente alimentato dagli stessi mezzi di comunicazione. La riforma della giustizia è stata argomento cardine di tutte le legislature che si sono succedute dagli anni ’90 ad oggi. Il Governo Renzi non fa eccezione. A fine dello scorso settembre è stato approvato alla Camera in prima lettura il disegno di legge di modifica del codice penale e del codice di procedura penale, ddl che dovrà ora passare in Senato.

Per discutere della riforma in atto e della giustizia nel nostro Paese, giovedì 5 nella sede dell’associazione Cultura e Sviluppo sono intervenuti in qualità di ospiti e relatori la dottoressa Anna Rossomando, deputato, componente della Commissione Giustizia alla Camera, il noto magistrato Armando Spataro, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino e l’avvocato Giulia Boccassi, Presidente della Camera Penale di Alessandria.

Giulia Boccassi ha introdotto il dibattito chiarendo sin da principio la posizione dell’avvocatura italiana rispetto alla riforma in fase di approvazione. “Questa non è la riforma organica che tutti noi avvocati aspettiamo da tempo. I rappresentanti nazionali dell’Unione delle Camere Penali – ha aggiunto la Boccassi – hanno avuto una lunga interlocuzione con il Governo, il Ministro, la Commissione di Giustizia, ottenendo delle modifiche, ma per noi ancora del tutto insufficienti”. Se nella giustizia civile i “mali” riguardano soprattutto le lungaggini dei processi, in quella penale esiste una caratteristica in più, quella del giusto processo. Secondo l’avvocato Boccassi “oggi il giusto processo non è sufficientemente salvaguardato. Il pieno contraddittorio tra le parti, la parità tra accusa e difesa più, la terzietà del magistrato, l’oralità e l’immediatezza della decisione spesso non sono garantiti ai cittadini. Temo che le linee guida della riforma non siano adeguate per assicurare il giusto processo. Dalle linee guida della riforma emerge soprattutto una preponderante spinta economica efficientistica come risposta alle richieste dei cittadini”.

Un tema, quello economico, che secondo l’onorevole Rossomando “non può essere banalizzato, perché un costo maggiore delle procedure incide direttamente sui cittadini”. La Rossomando tiene a precisare che grazie a questa riforma il Governo interverrà su tanti aspetti del sistema giustizia ora decisamente in stato di emergenza, “come il sovraffollamenteo delle carceri. La necessità era quella di elimare certi automatismi che causavano condizioni di detenzione inaccettabili. Verrà messa la parola fine al fenomeno delle cosiddette “porte girevoli”, un detenuto in custodia cautelare resterà in carcere solo se ci sarà l’effettiva concretezza del pericolo. Sarà inoltre rafforzato l’utilizzo di percorsi di recupero per determinati tipi di reati”. Cosa cambierà invece rispetto al tanto discusso tema della prescrizione? “Per i reati comuni ci sarà un aumento di tre anni, per altri reati a regime speciale, come ad esempio la corruzione il limite si attesterà intorno ai 16/17 anni, non di più”. Altro aspetto spesso al centro dell’agone mediatico e del dibattito pubblico, la durata dei processi. “E’ chiaro che si debba intervenire sui tempi del processo inteso come luogo di contraddittorio. Devono essere offerte maggiori garanzie e allo stesso tempo fare delle scelte rispetto al coste del tempo e delle risorse umane da impiegare”. Nella riforma del processo penale, però, grande risonanza ha avuto il tema delle intercettazioni. “Nella scorsa legislatura mi sono opposta sulle norme che volevano limitarne l’utilizzo. Oggi però s’impone una riflessione sulla pubblicazione di quelle comunicazioni che non sono strettamente legate al fatto che costituisce reato”.

Armando Spataro critica i vari vizi che caratterizzano l’approccio alla riforma. “Quando si parla di processi e di riforme della giustizia i giornalisti tendono a sottolineare soprattutto divisioni e spaccature piuttosto che le dialettiche, e certi politici – continua Spataro – cercano di portare avanti revisioni che, molto spesso, servono solo a bloccare il corretto esercizio dell’indagine solo perché coinvolge qualche potente di turno”. Per meglio orientarsi, quindi, i cittadini dovrebbero mantenere un approccio critico, senza farsi ingannare da slogan e promesse politiche di varia natura. “Sostenere che sia arrivato il momento di una riforma della giustizia è una stupidaggine perché, da quando è in vigore, il Codice Penale è stato sottoposto a circa 120 modifiche. Le riforme perciò ci sono già state, “ma molte erano assolutamente indegne, come ad esempio quella sul legittimo impedimento, il processo breve, il disegno di legge Alfano che andava ad alterare il rapporto tra Pm e Polizia dando a quest’ultima molti più poteri”. Sul tema intercettazioni Spataro è risoluto; “è un bugiardo chi sostiene che i magistrati forniscano le trascrizioni delle intercettazioni ai giornalisti. Il Giudice è obbligato a depositare tutto il materiale intercettativo, che da quel momento non è più segreto. Quindi se l’avvocato, dopo il deposito delle carte, consegna ad un giornalista la trascrizione delle intercettazioni il fatto non costituisce reato. Così come il giornalista non commette reato nel riportare i contenuti delle intercettazioni. La politica sbaglia nel volersi intromettere nella valutazione di questi elementi. Semmai si tratta solo di stabilire che la segretezza delle intercettazioni venga mantenuta un po’ più a lungo, ovvero fino a quando il giudice sarà in grado di decidere quali sono le comunicazioni utili ai fini dell’inchiesta e quali no. Solo le prime allora potranno essere rese pubbliche”.
 

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