Pro… e contro
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Giorgio Barberis - sport@alessandrianews.it  
9 Novembre 2015
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Pro… e contro

Per la rubrica Materia Grigia l'analisi di Giorgio Barberis sulla partita di sabato 7, che ha visto i grigi battere su rigore il fanalino di cosa Pro Patria. Qualche retroscena dalla tribuna e dalla sala stampa...

Per la rubrica Materia Grigia l'analisi di Giorgio Barberis sulla partita di sabato 7, che ha visto i grigi battere su rigore il fanalino di cosa Pro Patria. Qualche retroscena dalla tribuna e dalla sala stampa...

MATERIA GRIGIA – Un nobile passato accomuna grigioneri e bustocchi, che nella loro storia si sono incontrati una settantina di volte, con un bilancio in sostanziale equilibrio. I biancoblu di Busto Arsizio hanno alle spalle più di trenta campionati tra serie A e serie B. Poi, dalla metà degli anni Sessanta, un inesorabile declino, un lampo nel 2009 con la promozione tra i cadetti a un passo, e subito un doloroso fallimento e un nuovo, difficile, inizio. Retrocessa lo scorso anno, la squadra è ripescata in Lega Pro, beneficiando dell’ennesimo scossone provocato dal calcioscommesse. Ma l’inizio di campionato è stato tragico. Al Moccagatta si presenta una Pro Patria ancora a zero punti, nove sconfitte in nove giornate, con 25 gol al passivo. Un avversario, almeno sulla carta, tra i più facili per un’Alessandria che deve risollevarsi dopo la beffa di Cittadella. Ma mister Gregucci ci ha visto giusto quando ha sottolineato che la compagine lombarda è in netta ripresa ed è un avversario assolutamente da non sottovalutare.

Infatti chi si aspettava una goleada è rimasto deluso. Una sola rete, realizzata da Riccardo Bocalon su un calcio di rigore piuttosto generoso (procurato sul finire del primo tempo da una grossa ingenuità del giovane Bastone) e partita in sostanziale controllo sì, ma con il risultato in bilico fino al fischio finale del signor Fabio Pasciuta di Agrigento, che ha ben diretto l’incontro.

Un piacevole clima fuori stagione e un campo sempre in condizioni perfette sono la cornice adatta per un bel sabato di calcio in uno stadio invero non particolarmente gremito (poco meno di duemila gli spettatori paganti). Toccante tributo della Curva a Roberto D’Onofrio detto “Il Dolly” nei dieci anni dalla sua scomparsa. Un vero Ultras ancora nel cuore di molti; lunghissimi applausi a lui, e pure a Gregucci, commosso sotto la Gradinata.

Sugli spalti c’è anche un piccolo ma vistoso drappello di tifosi bustocchi, piuttosto rumorosi e un po’ scalcagnati. Giunti in ritardo in Gradinata Sud, dapprima si sono esibiti in cori di dubbio gusto contro la tifoseria di casa (tra le “primizie” proposte anche un ridicolo “piemontesi razza inferiore”), ma poi, con il passare del tempo, si sono dedicati a contestare e a insultare principalmente i loro giocatori, che per la verità in campo hanno messo davvero il cuore.

Non è bastato. Troppo superiore l’Alessandria, ben organizzata e capace a tratti di una manovra fluida, vicina al raddoppio in più occasioni (clamoroso il salvataggio di Zaro sul tiro a botta sicura di Iunco al ’64) e controllo del gioco e del campo per tutti i novanta minuti. Un solo tiro insidioso della Pro Patria – con Coppola al ’22 -, ma una buona compattezza, qualche discreta giocata e la capacità di dimostrare che la classifica è certamente bugiarda. I bustocchi visti in campo al Moccagatta, e allenati da un grintoso e simpatico Alessio Pala (trattenutosi a lungo con i giornalisti nella conferenza stampa a fine gara), non meritano proprio di essere l’unica squadra di tutti i campionati dalla A alla D ancora inchiodata a quota zero. Se continueranno a giocare così, la salvezza non sarà più quel miraggio così lontano quale appare ora. Specialmente se si recupereranno i molti infortunati e se l’ambiente riuscirà a ricompattarsi almeno un poco. Noi gli auguriamo di fare i primi punti già sabato pomeriggio contro una squadra di vertice come la Reggiana.

Per i Grigi da sottolineare l’ottima prestazione della difesa (con un Roberto Sabato per noi migliore in campo), il buon esordio tra i pali di un Gianmarco Vannucchi sicuro e concentrato, il positivo rientro di Massimo Loviso e un’infermeria che si sta fortunatamente svuotando. Ancora impreciso, però, l’attacco (e per giustificare le ambizioni di alta classifica è necessaria anzitutto una maggiore concretezza in avanti), un po’ di nervosismo e qualche amnesia di troppo. Il mister alla fine si è sbracciato per evitare che i suoi giocatori si chiudessero troppo all’indietro, rischiando di nuovo di commettere l’errore fatale di Cittadella.

La partita di domenica prossima a Pordenone costituisce già uno snodo decisivo. Con i tre punti, si potranno affrontare le due successive gare casalinghe con il giusto slancio (a partire dal match con il forte Pavia, inaspettatamente fermato sabato dal Renate). Possiamo e dobbiamo fare meglio, ma – come potrebbe dire oggi il grande saggio Vujadin Boskov – una vittoria vale sempre tre punti. 

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