In carrozza in Cittadella, ma quanta nebbia!
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In carrozza in Cittadella, ma quanta nebbia!

Vicenzo Pecoraro ricorda la disposizione dei locali un tempo in Cittadella, l'aiuto offerto alla popolazione indigente, l'effetto che la nebbia e il freddo pungente facevano su chi, dal sud, arrivava per la prima volta nella fortezza...

Vicenzo Pecoraro ricorda la disposizione dei locali un tempo in Cittadella, l'aiuto offerto alla popolazione indigente, l'effetto che la nebbia e il freddo pungente facevano su chi, dal sud, arrivava per la prima volta nella fortezza...

ALESSANDRIA – Per la nostra consueta rubrica “Racconti dalla Cittadella” incontriamo insieme ad Enrica Balza, volontaria Fai, Vincenzo Percoraro, classe 1936, giunto dalla Sicilia in Cittadella negli anni ’56-’57. Arruolato nell’Artiglieria Pesante 52° Reggimento, i suoi ricordi si concentrano prima di tutto sull’organizzazione all’interno della fortezza, sulle esercitazioni e sulla distribuzione del cibo avanzato a chi ne aveva bisogno: “Ricordo che l’attuale Arsenale ospitava lo spaccio con la televisione e il refettorio. Dormivo nella caserma Pasubio, in grandi camerate e, nella sede Fai attuale, si apriva il negozio del barbiere. Nel Palazzo del Governatore, a destra c’era la mensa Sottoufficiali e Ufficiali; bisognava fare la guardia alla bandiera e alla cassa che si trovavano nella sede del Comando Reggimentale, dove ci sono i due leoni.

Nella rimessa erano custoditi i trattori e i cannoni che tiravano a 23 Km. In Piazza d’ Armi (la piazza centrale) facevamo istruzione di tiro; le granate pesavano 45 Kg, con un sacchetto di polvere da sparo da 40 Kg, servivano 15 uomini per ogni pezzo. Ho sparato 260 colpi. Mi ricordo che, nella Porta Reale, al piano sotto c’era il corpo di guardia e di sopra la prigione con i tavolacci appoggiati al muro. La prima costruzione con gli archi (Corpo di guardia) ospitava il custode e la sua famiglia. Le gallerie esterne erano abitate da famiglie sfollate che vivevano in baracche di compensato e tende. All’ora di pranzo e cena si formavano lunghe file di venti o trenta persone che, munite di scatolette di latta di acciughe o barattoli di lamiera, aspettavano che i cuochi distribuissero gli avanzi. Il signor Mitrale di Pietra Marazzi ritirava gli avanzi per i maiali.
I civili tagliavano l’erba sui bastioni con la falce e all’esterno pascolavano le pecore, spesso qualcuna entrava..
Preferivo montare di guardia al forte Bormida perché si stava meglio. Ogni 15 giorni facevamo la guardia a Boves”.

Fra i suoi racconti, anche l’impressione che la nebbia faceva a chi giungeva dal sud per il servizio militare in Cittadella, terminando l’ultimo tratto di strada in carrozza. Questo, e altre curiosità, nella video intervista qui sotto…
 

 

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