Una riforma costituzionale gonfiata, “figlia dell’arroganza di certi politici”
A Cultura e Sviluppo si è discusso della riforma costituzionale in atto insieme al presidente emerito della Corte Costituzionale Ugo De Siervo e all'ex Ministro della Sanità Renato Balduzzi. "Questo testo ha parecchi difetti, rischia di farne le spese la democrazia".
A Cultura e Sviluppo si è discusso della riforma costituzionale in atto insieme al presidente emerito della Corte Costituzionale Ugo De Siervo e all'ex Ministro della Sanità Renato Balduzzi. "Questo testo ha parecchi difetti, rischia di farne le spese la democrazia".
ALESSANDRIA – E’ in atto una riforma della Costituzione per certi versi storica, forse più per la quantità di provvedimenti in ballo, e per le polemiche che ne sono derivate, che per l’effetiva qualità degli stessi. Per il ciclo dei “Giovedì Culturali” dell’associazione alessandrina “Cultura e Sviluppo” nella serata di giovedì 22 sono intervenuti il professor Ugo De Siervo, presidente emerito della Corte Costituzionale e Renato Balduzzi, componente del Consiglio Superiore della Magistratura. Insieme ai due relatori, coordinati da Michele Ruggiero, giornalista di TGR Piemonte, si è discusso dei possibili pregi e difetti di questa riforma costituzionale.
A detta degli stessi esperti in materia, la revisione della Costituzione, soprattutto per determinate questioni, stava diventando un appuntamento irrimandabile. Ma come sta operando il Governo Renzi? Secondo il professor De Siervo servirebbe molto più oculatezza. “Questa riforma pare un po’ “gonfiata”, 41 articoli in cui si toccano temi molto delicati come i decreti legislativi, i rapporti tra il il Governo e il Presidente della Repubblica, le modalità di elezione del Capo dello Stato e quelle dei giudici costituzionali, i rapporti tra Stato e Regioni. Gonfiando la riforma in questo modo occorre stare attenti, serve coerenza, perché entrano in gioco dei meccanismi che devono poi funzionare perfettamente perché altrimenti ne fa le spese la democrazia”. Il giudizio di De Siervo è davvero poco incoraggiante, per un testo che “conserva parecchi difetti”.

Ruggiero lancia una sorta di provocazione, domandandosi se “in questo tentativo di riforma non ci siano anche i vizi e le cattive abitudini accumulati nell’ultimo ventennio“, una considerazione per certi versi emblematica. “Non c’è cosa peggiore di avere poca memoria, – replica Balsuzzi – e parlo di memoria recente. Un esempio: tre comparti come istruzione, sanità ed assistenza sociale finora hanno avuto diverse allocazioni di competenze. Perchè allora il vestito della riforma deve essere lo stesso? Che senso voler rimettere tutto sotto controllo statale?”.. Arroganza? Presunzione? O semplice senso di responsabilità? Ad ognuno l’ardua sentenza.