Una riforma costituzionale gonfiata, “figlia dell’arroganza di certi politici”
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Alessandro Francini  
27 Ottobre 2015
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Una riforma costituzionale gonfiata, “figlia dell’arroganza di certi politici”

A Cultura e Sviluppo si è discusso della riforma costituzionale in atto insieme al presidente emerito della Corte Costituzionale Ugo De Siervo e all'ex Ministro della Sanità Renato Balduzzi. "Questo testo ha parecchi difetti, rischia di farne le spese la democrazia".

A Cultura e Sviluppo si è discusso della riforma costituzionale in atto insieme al presidente emerito della Corte Costituzionale Ugo De Siervo e all'ex Ministro della Sanità Renato Balduzzi. "Questo testo ha parecchi difetti, rischia di farne le spese la democrazia".

ALESSANDRIA – E’ in atto una riforma della Costituzione per certi versi storica, forse più per la quantità di provvedimenti in ballo, e per le polemiche che ne sono derivate, che per l’effetiva qualità degli stessi. Per il ciclo dei “Giovedì Culturali” dell’associazione alessandrina “Cultura e Sviluppo” nella serata di giovedì 22 sono intervenuti il professor Ugo De Siervo, presidente emerito della Corte Costituzionale e Renato Balduzzi, componente del Consiglio Superiore della Magistratura. Insieme ai due relatori, coordinati da Michele Ruggiero, giornalista di TGR Piemonte, si è discusso dei possibili pregi e difetti di questa riforma costituzionale.

A detta degli stessi esperti in materia, la revisione della Costituzione, soprattutto per determinate questioni, stava diventando un appuntamento irrimandabile. Ma come sta operando il Governo Renzi? Secondo il professor De Siervo servirebbe molto più oculatezza. “Questa riforma pare un po’ “gonfiata”, 41 articoli in cui si toccano temi molto delicati come i decreti legislativi, i rapporti tra il il Governo e il Presidente della Repubblica, le modalità di elezione del Capo dello Stato e quelle dei giudici costituzionali, i rapporti tra Stato e Regioni. Gonfiando la riforma in questo modo occorre stare attenti, serve coerenza, perché entrano in gioco dei meccanismi che devono poi funzionare perfettamente perché altrimenti ne fa le spese la democrazia”. Il giudizio di De Siervo è davvero poco incoraggiante, per un testo che “conserva parecchi difetti”.

Ma fino a che punto le disfunzioni del “sistema Italia” sono figlie della Costituzione e quanto invece effetto di altri fattori ad essa esterni? Per l’ex ministro della Sanità Renato Balduzzi questo è l’interrogativo al quale si dovrebbe rispondere, “per non parlare della qualità del tessuto etico in politica. Inoltre, è davvero utile andare verso un’altra grande riforma, oppure forse non sarebbe stato meglio preferire una cultura dell’emendamento?”. Il prossimo anno gli italiani esprimeranno il loro giudizio tramite un referendum confermativo, occasione che per Balduzzi rischia però di diventare “una sorta di voto pro o contro una determinata parte politica e non un giudizio sulle caratteristiche dei provvedimenti costituzionali”. Perchè allora una riforma tanto corposa? Chi può avere interesse ad esasperare revisioni e modifiche? “Probabilmente questo atteggiamento deriva dall’arroganza dei politici, – dichiara deciso il professor De Siervo – che da sempre credono di essere onniscenti, perché altrimenti non vedo altre spiegazioni”. Una specie di rivoluzione istituzionale che, con la modifica al Titolo V, toglie poteri alle Regioni e rimette moltissimi decisioni nelle mani dello Stato. “Alle Regioni rimarrà solo l’attuazione amministrativa delle leggi statatli. Praticamente si è passati da un’ondata federalista un po’ esasperata ad una ricostituzione dello Stato accentrato” continua De Siervo. Il Governo potrà quindi entrare in maniera piuttosto prepotente nella materia finora ad esclusiva regionale.

Ruggiero lancia una sorta di provocazione, domandandosi se “in questo tentativo di riforma non ci siano anche i vizi e le cattive abitudini accumulati nell’ultimo ventennio“, una considerazione per certi versi emblematica. “Non c’è cosa peggiore di avere poca memoria, – replica Balsuzzi – e parlo di memoria recente. Un esempio: tre comparti come istruzione, sanità ed assistenza sociale finora hanno avuto diverse allocazioni di competenze. Perchè allora il vestito della riforma deve essere lo stesso? Che senso voler rimettere tutto sotto controllo statale?”.. Arroganza? Presunzione? O semplice senso di responsabilità? Ad ognuno l’ardua sentenza.

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