Quando i ciclisti giravano armati
Torna la rubrica Memoriale con una serie di articoli dei primi '900 dai quali si evince quanto fossero diffuse le armi da fuoco in città, con le conseguenze che è possibile immaginare...
Torna la rubrica Memoriale con una serie di articoli dei primi '900 dai quali si evince quanto fossero diffuse le armi da fuoco in città, con le conseguenze che è possibile immaginare...
MEMORIALE – Torniamo a bomba, anzi a cartuccia sulla serie di notizie relative agli anni 1900-1902 dalle quali immagino che in città girassero molte pistole e se ne facesse anche uso in abbondanza per tentare di risolvere i propri problemi amorosi o di convivenza al bar o per evitare la peggio venendo alle mani.
Carino anche l’ammonimento di stampo mafioso che annuncia che i ciclisti viaggiano anche armati per difendersi da aggressioni lungo il percorso.
Penso che l’uso delle armi personali fosse molto in uso, prossimamente vedremo quanti coltelli servivano anche nelle discussioni, ma il cammino della civiltà passa attraverso queste fasi ed è molto lento se oggi quasi non esistono più i giustizieri autonomi, se sono quasi scomparsi i casi di abuso su minori, se i diritti personali sono quasi alla portata di tutti, lo dobbiamo al cammino fatto anche dai nostri bis nonni.
Le notizie sono tratte da un altro giornale cittadino “La Lega” niente a che vedere con l’oggidì, ma questo testimonia che in città vi era una pluralità di testate giornalistiche notevole con tendenze politiche e finalità molto diverse, ma soprattutto che in città si leggeva perché se no le testate non avrebbero potuto sopravvivere a lungo e il leggere ha fatto bene ai nostri avi per consegnarci una città sociale più vivibile.





