I lati oscuri del non profit, una riforma può bastare?
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Alessandro Francini  
21 Ottobre 2015
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I lati oscuri del non profit, una riforma può bastare?

Volontariato, associazionismo, organizzazioni non profit, parole e concetti di uso comune che conservano zone d'ombra all'interno delle quali, purtroppo, non è difficile speculare. Il Governo sta elaborando una riforma per portare maggiore chiarezza in quello che è il Terzo settore. A "Cultura e Sviluppo" se ne è discusso con l'On. Luigi Bobba e il professor Giovanni Moro

Volontariato, associazionismo, organizzazioni non profit, parole e concetti di uso comune che conservano zone d'ombra all'interno delle quali, purtroppo, non è difficile speculare. Il Governo sta elaborando una riforma per portare maggiore chiarezza in quello che è il Terzo settore. A "Cultura e Sviluppo" se ne è discusso con l'On. Luigi Bobba e il professor Giovanni Moro

ALESSANDRIA – La Fondazione SociAl, realtà alessandrina nata nel 2013 su iniziativa della famiglia Guala, opera su scala nazionale cou un bando che sostiene la progettazione delle organizzazioni del Terzo settore. In tre edizioni le adesioni al bando di concorso sono passate dalle circa 80 del primo anno alle 320 dell’edizione 2015. Le attività di SociAl, però, si concentrano anche su temi più generali che riguardano l’innovazione, l’impresa sociale e la formazione. In occasione dell’incontro di giovedì 22, terza tappa del ciclo dei “Giovedì Culturali” promossi dall’associazione Cultura e Sviluppo organizzato proprio in collaborazione con SociAL, si è discusso della situazione normativa delle organizzazioni non profit in Italia e del panorama in cui si muovono ed adoperano le associazioni con finalità sociali. Ospiti del convegno l’On. Luigi Bobba, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il professor Giovanni Moro, docente di Sociologia Politica e prediente della Fondazione per la Cittadinanza Attiva ed autore del libro “Contro il nonprofit”.

Nel confronto tra i due relatori le parti appaiono subito abbastanza chiare: l’On. Bobba, da un lato, portavoce dell’azione di Governo riguardo alla nuova riforma legislativa sul Terzo Settore attualmente in fase di elaborazione, dall’altro lato il professor Moro (foto a lato) ad evidenziare quelli che sono i grandi lati oscuri che caratterizzano le norme che riguardano questo tipo di attività. Moro decide di “giocare a carte scoperte”, ammettendo sin da subito che, secondo il suo parere, “una nuova legge non potrà certo risolvere tutti i problemi del Terzo Settore”. Quando si parla di non profit “si sottointende sempre una visione economica della questione. Il non profit interessa perché eroga e produce servizi. E ciò che più attira l’attenzione sono coloro che tali servizi li producono, molto più di chi ne usufruisce”. Secondo Moro il Terzo Settore è caratterizzato da “una sorta di alone dentro il quale tutto ciò che è non profit diventa improvvisamente buono perché portatore di coesione sociale, solidarietà ed altruismo, alimentando l’idea che esista una specie di economia buona contro un altro tipo di economia molto meno ammirevole”. Un atteggiamento che provoca però delle conseguenze tangibili, “quali la radicalizzazione di situazioni ingiuste ma legittime perché non sanzionabili tramite le norme vigenti; situazioni di concorrenza sleale, nelle quali, ad esempio, chi chiede di meno nella gare di appalto viene favorito rispetto a chi ha bisogno di fondi maggiori offrendo però un servizio migliore; situazioni in cui accede a determinati servizi solo chi può permettersi un certo tenore di vita; oppure, in ultima analisi, arrivando alla mercatizzazione del nonprofit, per cui questo settore diventa nella sostanza mero business”.

L’onorevole Bobba apre con qualche numero, per fornire una pur vaga idea del bacino di utenza dell’argomento in analisi. “Delle 301 mila organizzazioni censite dall’Istat la maggior parte è costituita da associazioni sportive, culturali o territoriali-associtive – afferma Bobba – e solo una piccola parte è formata da realtà legate al mondo del welfare. E si tratta per la stragrande maggioranza di piccole organizzazioni. Di queste 301 mila circa 85 mila hanno un bilancio derivato dalla vendita di beni e servizi. Anche questo aspetto ci fa capire quanto sia necessario un riordino normativo”. Ma qual è l’obiettivo della nuova legge che il Governo Renzi sta preparando? “Ciò che ci proponiamo è uniformare la miriade di decreti e regolamenti all’ultimo comma dell’art. 118 della Costituzione, secondo il quale le istituzioni della Repubblica devono favorire singoli cittadini ed associati nel promuovere attività di interesse generale secondo il principio di sussidiarietà”. Nell’articolo 1 della nuova riforma vengono definiti i confini entro i quali si può effettivamente parlare di attività riferibili al Terzo settore. Questi confini comprenderebbero “enti privati costituiti per il perseguimento senza scopo di lucro di finalità civiche e solidaristiche che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con gli atti costitutivi e gli statuti, promuovano e realizzino attività di interesse generale, anche con la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale”, insomma, per il Sottosegretario un confine largo ma anche abbastanza preciso.

Confini un po’ troppo vaghi secondo il professor Moro, secondo cui l’unica cosa che qualifica davvero il valore sociale delle non profit sono le attività svolte. “Deve esserci una graduazione di connessione delle attività con l’interesse generale che deve essere valutata – sostiene Moro – e in relazione a queste valutazioni si possono graduare anche le forme di supporto dello Stato e della cittadinanza”. Alla base, inoltre, esiste un problema di fiducia che deriva dalla sensibile differenza tra lo stato delle cose e le aspettative che si creano attorno all’idea delle organizzazioni non profit. Parlare solo di controlli però non è sufficiente, perché questi devono essere pensati all’interno di un sistema articolato di responsabilità differenti. “Ci sono responsabilità da parte della cittadinanza in generale, altre che riguardano ovviamente le singole organizzazioni, – spiega Moro – altre ancora vanno ricercate nei rapporti che si creano tra le varie realtà. Anche i media hanno la loro parte di colpe, così come le ammnistrazioni ed ovviamente la politica”.

Secondo l’onorevole Bobba (foto a lato) il Governo si sta impegnando per trovare soluzioni adeguate a queste problematiche, ponendosi almeno quattro obiettivi. Il primo è quello di “rendere questo settore più conoscibile, articolando l’ampio perimetro dentro il quale si muovono le realtà del Terzo Settore, realizzando un unico registro delle organizzazioni non profit. Occorre poi creare un ecosistema favorevole agevolando le realtà più meritevoli – continua Bobba – andando a “fare le pulci” a chi invece tenta di lucrare. La terza fase rigurda l’impresa sociale, serve uno spazio che dia una natura imprenditoriale a coloro che producono beni e servizi con finalità sociali. Bisogna, infine, dare vita ad un sistema di controlli diversificato, con norme più semplifici e chiare”.

Una piccola ma significativa riflessione a margine il professor Moro la riserva poi al senso che il volontariato sta assumendo negli ultimi anni. “il volontariato sta diventando poco più di un hobby, qualcosa che si fa più che altro per sentirsi in pace con la propria coscienza, più che per cambiare davvero lo stato delle cose. Questo però diventa un qualcosa paragonabile in un certo senso al bricolage. I tempi stanno cambiando e con questi scenari diventa poi difficile capire quali siano gli effettivi ruoli in gioco, “chi” debba occuparsi di “cosa”. E difficile diventa anche capire quale sia il reale contributo offerto all’interesse generale piuttosto che al proprio bisogno di sentirsi appagati”.

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