I lati oscuri del non profit, una riforma può bastare?
Volontariato, associazionismo, organizzazioni non profit, parole e concetti di uso comune che conservano zone d'ombra all'interno delle quali, purtroppo, non è difficile speculare. Il Governo sta elaborando una riforma per portare maggiore chiarezza in quello che è il Terzo settore. A "Cultura e Sviluppo" se ne è discusso con l'On. Luigi Bobba e il professor Giovanni Moro
Volontariato, associazionismo, organizzazioni non profit, parole e concetti di uso comune che conservano zone d'ombra all'interno delle quali, purtroppo, non è difficile speculare. Il Governo sta elaborando una riforma per portare maggiore chiarezza in quello che è il Terzo settore. A "Cultura e Sviluppo" se ne è discusso con l'On. Luigi Bobba e il professor Giovanni Moro
ALESSANDRIA – La Fondazione SociAl, realtà alessandrina nata nel 2013 su iniziativa della famiglia Guala, opera su scala nazionale cou un bando che sostiene la progettazione delle organizzazioni del Terzo settore. In tre edizioni le adesioni al bando di concorso sono passate dalle circa 80 del primo anno alle 320 dell’edizione 2015. Le attività di SociAl, però, si concentrano anche su temi più generali che riguardano l’innovazione, l’impresa sociale e la formazione. In occasione dell’incontro di giovedì 22, terza tappa del ciclo dei “Giovedì Culturali” promossi dall’associazione Cultura e Sviluppo organizzato proprio in collaborazione con SociAL, si è discusso della situazione normativa delle organizzazioni non profit in Italia e del panorama in cui si muovono ed adoperano le associazioni con finalità sociali. Ospiti del convegno l’On. Luigi Bobba, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il professor Giovanni Moro, docente di Sociologia Politica e prediente della Fondazione per la Cittadinanza Attiva ed autore del libro “Contro il nonprofit”.


Confini un po’ troppo vaghi secondo il professor Moro, secondo cui l’unica cosa che qualifica davvero il valore sociale delle non profit sono le attività svolte. “Deve esserci una graduazione di connessione delle attività con l’interesse generale che deve essere valutata – sostiene Moro – e in relazione a queste valutazioni si possono graduare anche le forme di supporto dello Stato e della cittadinanza”. Alla base, inoltre, esiste un problema di fiducia che deriva dalla sensibile differenza tra lo stato delle cose e le aspettative che si creano attorno all’idea delle organizzazioni non profit. Parlare solo di controlli però non è sufficiente, perché questi devono essere pensati all’interno di un sistema articolato di responsabilità differenti. “Ci sono responsabilità da parte della cittadinanza in generale, altre che riguardano ovviamente le singole organizzazioni, – spiega Moro – altre ancora vanno ricercate nei rapporti che si creano tra le varie realtà. Anche i media hanno la loro parte di colpe, così come le ammnistrazioni ed ovviamente la politica”.

Una piccola ma significativa riflessione a margine il professor Moro la riserva poi al senso che il volontariato sta assumendo negli ultimi anni. “il volontariato sta diventando poco più di un hobby, qualcosa che si fa più che altro per sentirsi in pace con la propria coscienza, più che per cambiare davvero lo stato delle cose. Questo però diventa un qualcosa paragonabile in un certo senso al bricolage. I tempi stanno cambiando e con questi scenari diventa poi difficile capire quali siano gli effettivi ruoli in gioco, “chi” debba occuparsi di “cosa”. E difficile diventa anche capire quale sia il reale contributo offerto all’interesse generale piuttosto che al proprio bisogno di sentirsi appagati”.