Qual è il destino degli asili nido dismessi?
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Qual è il destino degli asili nido dismessi?

La Regione nel 2003 ha erogato fondi al Comune di Alessandria per la sistemazione di alcuni spazi cittadini e dei sobborghi, ma gli stessi sono rimasti a lungo chiusi, con il rischio che da Torino venissero richiesti indietro i soldi. Ma se gli asili nido sembrano un miraggio, ecco nascere spazi "alternativi e low cost" di aggregazione per bambini e famiglie

La Regione nel 2003 ha erogato fondi al Comune di Alessandria per la sistemazione di alcuni spazi cittadini e dei sobborghi, ma gli stessi sono rimasti a lungo chiusi, con il rischio che da Torino venissero richiesti indietro i soldi. Ma se gli asili nido sembrano un miraggio, ecco nascere spazi "alternativi e low cost" di aggregazione per bambini e famiglie

ALESSANDRIA – Qual è il futuro dell’infanzia in città? Se è vero che gli asili nido vengono considerati da molti uno strumento importante di socializzazione per i bambini e di emancipazione per i genitori, specialmente per le mamme, spesso costrette in assenza degli stessi a rinunciare a tornare al lavoro, è anche vero che Alessandria negli ultimi anni ha visto chiudere strutture, tanto in città quanto nei sobborghi.

La “colpa” non è certo nella non volontà dei genitori di usufruire del servizio, che molti sfrutterebbero volentieri, ma nel costo dello stesso. Al di là degli aiuti e degli incentivi messi a disposizione dall’Amministrazione, gli asili nido restano per molte famiglie un costo al di fuori della propria portata, con la conseguenza di avere strutture semivuote che non sono poi in grado di mantenersi sul piano economico. 

E’ quanto è capitato in città a diverse strutture, e anche in alcuni sobborghi: il Comune si trova nell’impossibilità di mantere aperti asili con pochi bambini ma per i quali deve continuare a pagare il personale, il riscaldamento, le utenze, etc. La soluzione, in un primo tempo, è stata quella di chiuderli. Peccato che alcuni fossero ospitati presso locali ristrutturati grazie ai fondi della Regione, vincolati per 20 anni all’utilizzo di tali spazi per progetti legati all’infanzia e alla famiglia. Poco tempo fa pare sia arrivata da Torino una tirata d’orecchi al Comune, con la minaccia di richiedere indietro i finanziamenti già erogati.

Al centro dell’attenzione ci sarebbero in particolare l’ex asilo nido di Cascinagrossa e l’intero complesso dove ora sorge il Centro Gioco il Bianconiglio, inaugurato circa un anno fa a Spinetta Marengo. In entrambi i casi l’investimento della Regione è stato di circa 300 mila euro a ristrutturazione (600 mila euro in totale), con il vincolo, appunto, che le stesse aree venissero destinate ad attività per l’infanzia. Se l’esperienza del Bianconiglio è ormai avviata, con buoni risultati (dopo un clamoroso ritardo di anni dall’erogazione del finanziamento), adesso è la volta dello stabile di Cascinagrossa, anch’esso pronto ad essere “riconvertito” da asilo nido in area ricreativa per famiglie, un po’ sul modello della ludoteca (dovrebbe aprire il mese prossimo, e servire anche le famiglie di Litta Parodi e dei paesi limitrofi). Si tratta di spazi gratuiti, o per i quali viene chiesto un contributo alle attività molto contenuto, che consentono alle famiglie di fruire di un servizio più “light” rispetto a quello di un vero asilo nido, ma anche decisamente meno costoso, e dedicato a una fascia d’età ben più ampia. 

“Per ora non esiste altra soluzione – spiega l’assessore alla Cultura Vittoria Oneto – e il servizio verrà preso in carico dalla nostra azienda Costruire Insieme, che lo gestirà all’interno delle proprie attività senza alcun costo aggiuntivo e senza richiedere altri finanziamenti per il personale. E’ ovvio che, come per le strutture cittadine che sono state temporaneamente chiuse, siamo pronti a ripristinare in anni futuri il servizio di nido se ci sarà più richiesta e tornerà nuovamente sostenibile”. 

E le strutture in città? “Per alcune di loro – risponde l’assessore Oneto – una soluzione è già stata individuata: l’ex asilo di via Pietro Nenni è diventato il centro ‘ReMix’, nel quale i bambini e le scolaresche possono giocare con materiali di recupero e affrontare tanti laboratori creativi mentre, per la scuola di via Campi, si stanno valutando diverse soluzioni, in accordo con la Regione. L’ipotesi per ora più accreditata, che trova sicuramente il nostro interesse, è quella che possa accogliere un centro per  bambini austici. Sarebbe una struttura unica in provincia e dall’alto valore sociale. Il Comune potrebbe mettere a disposizione lo spazio, che verrebbe ristrutturato grazie all’aiuto della Regione e poi dato in gestione al privato sociale”. Un percorso, quello dell’assegnazione a realtà selezionate sul territorio con progetti di valenza sociale dedicati a bambini e famiglie, che potrebbe essere seguito anche per altre strutture al momento dismesse in città, possibilimente prima che le stesse, restando inutilizzate, deperiscano e si degradino. “La nostra intenzione è quella di far rivere il prima possibile tutti questi spazi – conclude l’assessore Oneto – con la convizione che sia giusto resti per loro una vocazione dedicata all’infanzia, anche dopo la dolorosa, ma al momento inevitabile, chiusura degli asili nido avvenuta negli scorsi anni”. 

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