Alessandria e la sua stazione ferroviaria
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Agostino Pietrasanta  
11 Ottobre 2015
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Alessandria e la sua stazione ferroviaria

Nel corso degli anni novanta del secolo scorso è cominciato il declino. Per raggiungere la capitale c’è ormai soltanto lo strumento dell’alta velocità e dunque l’inevitabile “pretrasloco” a Milano. Stanno saltando anche essenziali collegamenti tra il capoluogo e importanti centri della provincia. Lo scalo merci è ormai in crisi

Nel corso degli anni novanta del secolo scorso è cominciato il declino. Per raggiungere la capitale c?è ormai soltanto lo strumento dell?alta velocità e dunque l?inevitabile ?pretrasloco? a Milano. Stanno saltando anche essenziali collegamenti tra il capoluogo e importanti centri della provincia. Lo scalo merci è ormai in crisi

OPINIONI – Ne avevamo già parlato qualche tempo addietro, quando denunciando la irrilevanza sempre più preoccupante della città, ci era parso di sottolineare la specifica situazione critica della stazione ferroviaria; dopo un periodo di cospicua presenza di collegamenti verso varie parti del Paese, ed in particolare con la capitale e con la “dorsale adriatica”, attraverso Bologna, nonché la possibilità di raggiungere direttamente Parigi, nel corso degli anni novanta del secolo scorso è cominciato il declino. Per la verità, quando noi ne avevamo parlato su Appunti Alessandrini ci eravamo limitati a denunciare la soppressione, avvenuta attorno al 2010, dei treni intercity per Roma, dal momento che facevamo riferimento ad un complesso di criticità di Alessandria, rispetto a questioni che andavano ben oltre la Stazione ferroviaria ed i suoi collegamenti; criticità peraltro, ad oggi non risolte. Tuttavia il problema ferrovia si presenta ben più complesso.

Mi è capitato di cogliere alcune informazioni, durante un incontro promosso, nei giorni scorsi, presso la “sala Bobbio” della biblioteca civica. Si è trattato di un confronto quanto mai opportuno che avrebbe dovuto richiamare attenzione da parte di tutta la cittadinanza; mi è parso invece che la presenza si sia (purtroppo!) limitata agli addetti ai lavori ed alle istituzioni: venticinque o trenta persone per una questione di questo genere non costituiscono un numero esaltante. Anche in questo caso, si conferma che i “pochi rumori tra Tanaro e Bormida” non sempre sono da celebrare.

In ogni caso provo a schematizzare le poche cose che, da profano, sono riuscito a comprendere ed a ritenere di interesse per la città,.

Primo. Per raggiungere la capitale c’è ormai soltanto lo strumento dell’alta velocità e dunque l’inevitabile “pretrasloco” a Milano Centrale, tanto che, rispetto all’unico treno, nel corso della giornata, sulla predetta linea di qualche anno addietro, oggi ce ne sono sei; in altre parole: o vai a Milano o non vai a Roma, dal momento che recentemente sono state soppressi del tutto i collegamenti diretti per Bologna e Firenze. E il tutto nella appartata indifferenza della città e della politica. La cosa è anche più rimarchevole dal momento che quando la politica si è mossa, qualcosa ha ottenuto, come recentemente è successo, dopo la “minacciata” soppressione degli intercity Torino-Genova.

Secondo. Stanno saltando anche essenziali collegamenti tra il capoluogo (Alessandria!?) ed importanti centri della provincia: per Casale e per Acqui Terme le ultime corse giornaliere partono alle 19.30 circa, escludendo la possibilità, per molti viaggiatori pendolari, di osservare l’orario di lavoro, tranne mettersi alla guida dell’automobile. Ora delle due l’una: o si vuole privilegiare la scelta della produttività, per cui si assicurano solo le corse che restituiscono resa economica, o si vuole obbligare il lavoratore a viaggiare con la macchina. Non faccio commenti: dico solo che Giolitti, che alla fine era un liberale, nel 1905 ha nazionalizzato le ferrovie per renderle funzionali al pubblico servizio: tanto per accennare ad una classe politica illuminata che l’Italia talora ha potuto presentare.

Terzo. Lo scalo merci; anche questo che, dopo quello di Bologna, era il fiore all’occhiello della città è ormai in crisi; una crisi che è cominciata dagli anni novanta del secolo scorso, quando è sorto quello di Orbassano “patrocinato” e preferito dalla Fiat. Si potrebbero fare varie considerazioni sul prepotere di “Lor signori”, ma sarebbe anche il caso di ricordare le opportunità che cittadini e politica, una volta tanto dandosi la mano, hanno banalizzato con la questione della logistica. E qui mi fermo, di polemiche non abbiamo bisogno; dico solo che ci svegliamo solo e quasi sempre per dire di no. Magari anche con ragione, ma dimenticando poi che quando si dice di no, bisognerebbe anche tentare di proporre un’alternativa.

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