Una libreria o forse qualcosa in più
Chiude la storica libreria alessandrina. Secondo Emiliano Bottacco non si tratta soltanto di un negozio che chiude...
Chiude la storica libreria alessandrina. Secondo Emiliano Bottacco non si tratta soltanto di un negozio che chiude...
OPINIONI – Gutenberg chiude. La storica libreria di via Caniggia ad Alessandria abbassa definitivamente la serranda entro la fine di ottobre. Il titolare, che per i clienti affezionati è semplicemente Gepi, si avvia a godersi la meritata pensione. Molti si chiederanno dov’è la notizia. In fin dei conti si tratta solo di un negozio che chiude. E poi, in tempi di grandi catene e acquisti online, di kindle e libri venduti anche nei centri commerciali, che senso ha una libreria, per giunta neanche molto grande? La risposta è semplice. Ha senso se chi la gestisce sa fare il proprio mestiere e lo sa rendere qualcosa di più di un semplice negozio.
Il più delle volte un negozio è un luogo in cui entri per un acquisto frettoloso, pagare, prendere il resto e uscire salutando. Quando addirittura non si tratta di un acquisto online. In quest’ultimo caso è ancora più impersonale: clicca qui, inserisci il numero di carta di credito là, ricevi la mail con la conferma d’ordine e sei a posto. Rapido e indolore.
Ci sono invece posti in cui non vai solo per comprare, ma anche per chiacchierare con il titolare, fare un saluto o incontrare persone che conosci. E, soprattutto, ci sono posti in cui vai per farti consigliare da qualcuno che ancora ne sa e capisce qualcosa di quello che ti sta vendendo. Gutenberg era (anzi per questo mese lo è ancora) un luogo di questo tipo.
Ricordo la prima volta che vi ho comprato un libro. Cercavo un misconosciuto testo di storia dell’arte per preparare un esame. Dopo varie ricerche infruttuose mi avevano consigliato di provare in quella libreria di via Caniggia. Avevo alzato il telefono, già rassegnato all’idea di sentirmi rispondere per l’ennesima volta che quel titolo non ce l’avevano e che ordinarlo sarebbe stato complicato. Quando Gepi mi aveva risposto avevo esordito dicendo che si trattava di un libro poco famoso, di una casa editrice minore, eccetera eccetera. Non avevo fatto in tempo a finire di dire il titolo, che mi aveva interrotto sparandomi il nome dell’autore e concludendo che si trattava di un gran libro. Manco a dirlo, nel giro di una settimana il volume era già nelle mie mani.
Da allora sono tornato molte volte da Gutenberg. Ci andavo solo quando avevo tempo e non avevo fretta. Perché quando varcavi la soglia e venivi accolto da quel caratteristico profumo di sigaro, che ormai era un tutt’uno con quello della carta e degli scaffali, capivi già che stavi mettendo piede in luogo diverso dalle altre librerie. Non era raro vedere gruppetti di vecchi amici che chiacchieravano intorno al bancone con le ultime uscite, quello entrando sulla destra, uno di loro (o Gepi stesso) affondato nella vecchia sedia pieghevole di tela a ridosso degli scaffali.
Era come uno di quei bar o locali in cui sai che comunque incontrerai qualcuno che conosci. Un posto in cui prendersi il proprio tempo e riconquistare una dimensione più umana rispetto ai ritmi frenetici della vita di tutti i giorni.

Non è mia intenzione essere nostalgico o sentimentale. Il mondo è andato avanti e questo lo sappiamo tutti. Ma se un negozio di libri ha oggi ancora possibilità di aprire e sopravvivere deve essere come Gutenberg, di cui chi scrive ora si sente già un po’ orfano. Perché nessuna grande catena né tantomeno negozio online può sostituire il rapporto umano con una persona che ha passione per proprio lavoro e i suoi clienti. Che poi, in molti casi, sono anche amici.
Amici di cui, ne sono sicuro, Gepi continuerà ad essere circondato anche quando l’insegna del negozio sarà stata abbassata.