La “squadra” di Materia Grigia incontra il presidente Luca Di Masi
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Alessandro Francini  
22 Settembre 2015
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La “squadra” di Materia Grigia incontra il presidente Luca Di Masi

Materia Grigia ha intervistato il presidente Luca Di Masi. Un dialogo a tutto tondo con chi ha deciso di portare l'Alessandria in Serie B

Materia Grigia ha intervistato il presidente Luca Di Masi. Un dialogo a tutto tondo con chi ha deciso di portare l'Alessandria in Serie B

MATERIA GRIGIA – Ci accoglie nella sede dei Grigi, in un ufficio che risplende di trofei e foto d’epoca. È un piacere incontrare Luca Di Masi, il presidente dell’Alessandria, che ha ridato solidità e slancio a una società blasonata, ma da troppo tempo lontana dai palcoscenici prestigiosi che le competerebbero, e che i tifosi si augurano di raggiungere presto. Un dialogo fitto di quasi un’ora, che ha spaziato su molti argomenti, ma che ovviamente si è concentrato sull’avventura calcistica di quest’anno, iniziata con grandi aspettative.
Del resto, pochissimo è lo spazio che rimane al presidente per le passioni extra calcistiche. L’atttività imprenditoriale, la famiglia e la presidenza dell’Alessandria lo assorbono completamente. “In effetti sono molto impegnato durante tutta la settimana, quindi almeno il sabato cerco di dedicarlo alla famiglia, alle mie bambine di 5 e 3 anni. Fino a poco tempo fa giocavo a golf a discreti livelli, però ho preferito rinunciare. Essendo un tipo molto competitivo non mi accontento di partecipare per puro divertimento…”.

Per sua stessa ammissione, dunque, Luca Di Masi è “molto competitivo”, ma allo stesso tempo – aggiungiamo noi – più che obiettivo. E con obiettività inizia a parlare dello sfogo “post Cuneo” apparso sul sito dei Grigi e sulla pagina ufficiale di Facebook. “Finora abbiamo fatto 5 partite, ne abbiamo vinte 4 e persa una (l’intervista precede la quarta giornata, avversaria la Cremonese, n.d.r.). Quest’anno, è normale, tutti si aspettano molto da noi, – spiega Di Masi – siamo tra le favorite per la vittoria finale. Ma tra i tifosi non dovrebbe esserci la pretesa di vincerle tutte 3 o 4 a zero, è un atteggiamento sbagliato secondo me. Soprattutto quando in una squadra ci sono 7-8 giocatori nuovi che devono ancora trovare i giusti equilibri”. E’ anche vero che i nuovi elementi sono quasi tutti abituati a gestire certe pressioni, ma un po’ di pazienza e sangue freddo, in situazioni simili, sono molto più utili alla causa; “ad ogni modo non volevo lanciare bacchettate, ma solo invitare tutti a restare più uniti, senza cadere in eccessivi disfattismi”, precisa il presidente.

“Se penso alla mia esperienza da tifoso, il divertimento stava nel seguire la squadra, sostenerla ed incitarla fino alla fine e poi nel tornare a casa contento perché avevamo preso i tre punti”. E lo dice uno che più volte è stato definito dagli addetti ai lavori come “il tifoso presidente”, perché tifoso dei grigi Luca Di Masi lo è davvero, e anche da tempo. Il primo “contagio” è stato, però, quello granata; “sin da piccolissimo mio padre mi portava a vedere il Toro al vecchio Comunale”, mentre per l’Alessandria la scintilla è scoccata “passando un po’ di domeniche in giro per il Piemonte, assistendo a partite del cosiddetto calcio minore. Quasi per caso, ad esempio, molti anni fa finii a Casale per seguire un match di Coppa Italia dei grigi. So che sul web gira una mia foto in curva al “Palli” con addosso la maglia dell’Alessandria”. Galeotti furono il clima e l’entusiasmo delle curva mandrogna, “tra me e il tifo alessandrino è stato un vero e proprio colpo di fulmine”. Un colpo di fulmine che prescinde dal mito di Rivera e dalla particolarità del colore della maglia. “Siamo ben contenti che un monumento del calcio italiano come Rivera abbia vestito la nostra maglia e qui abbia mosso i suoi primi passi, ma credo che per l’Alessandria sia giunta l’ora di andare al di là delle glorie passate per iniziare a guardare al futuro con più entusiasmo ed ambizione. Voltarsi troppo spesso indietro per me è riduttivo”.

A proposito di futuro, quali sono gli obiettivi e i traguardi che Luca Di Masi vuole raggiungere alla guida dei grigi, quantomeno nel medio periodo? “Dal punto di vista calcistico l’obiettivo è sicuramente quello di andare in Serie B. E sono certo che in Serie B ci andremo – assicura senza timore il presidente -; purtroppo non posso dire in quanto tempo. Quest’anno siamo attrezzati per salire, ma le variabili durante una stagione sono talmente tante che posso solo assicurare che in questo campionato certamente ci proveremo; poi è anche vero che in certe categorie basta davvero pochissimo per perdere il treno giusto”. Serie cadetta nella quale l’Alessandria manca da troppo tempo: “non saliamo in Serie B da 41 anni. I grigi nella loro storia di fatto sono stati più in Serie C che in B, purtroppo dovendo attraversare anche diverse vicissitudini societarie che ne hanno provocato la retrocessione in categorie non adeguate al blasone della squadra”. Una promozione che porterebbe benefici anche alla città stessa, così come, più in generale, al territorio alessandrino, con il quale Di Masi dichiara di avere “un buonissimo rapporto. Abbiamo stretto e stiamo stringendo collaborazioni con diverse realtà commerciali della zona. Come società ci sentiamo parte integrante della città e della provincia”. Per il futuro, sarà necessario anche un maggior dialogo con le Istituzioni, a partire dalla complessa situazione dello stadio (al quale dedicheremo prossimamente un ragionamento specifico, n.d.r.).

Una società che vuole crescere, insomma, e per farlo il primo passo è costruire un organico in grado di raggiungere certi livelli per centrare obiettivi sempre più suggestivi. Anche per questo, anzi, soprattutto per questo, è arrivato ad Alessandria mister Giuseppe Scienza. Tante le differenze tra l’ex tecnico della Feralpi e Luca D’Angelo, sia sul piano tecnico che su quello umano, ed alcune di queste le descrive lo stesso Di Masi. “Per ciò che riguarda il piano tecnico volevamo uno schema di gioco più propositivo, più dinamico, e il tipo di calcio professato da Scienza rispondeva perfettamente a questi requisiti. La gestione dello spogliatoio al momento è ottima, rispetto alla scorsa stagione forse ora c’è più comunicazione tra allenatore e dirigenza, ma questo semplicemente perché Scienza è più loquace di D’Angelo (sorride, n.d.r.). In campo certi equilibri devono ancora essere trovati, ma la sua mano si vede già”.

Proprio a proposito di equilibri, come trova Di Masi – ci chiediamo – l’equilibrio (una bella parola, che ritorna in più occasioni nel corso dell’intervista) tra la dimensione privata della propria attività lavorativa, che ha sede a Torino, e quella più “pubblica” che riguarda l’aspetto prettamente sportivo? “Riesco a trovare il giusto equilibrio anche grazie alle persone di fiducia che mi hanno seguito in questa avventura, che prima svolgevano ruoli simili ma in aziende private molto importanti. Persone che, in un certo senso, ho portato via da luoghi sicuri per coinvolgerli in questa appassionante ma forse un po’ più incerta esperienza lavorativa (sorride ancora, n.d.r). Sono comunque persone di cui mi fido ciecamente e delle quali conosco la profonda professionalità”. Giusto riconoscimento per una società solida e per uno staff affiatato ed efficiente in tutte le sue componenti.

Un presidente di calcio che non ha particolari modelli ai quali ispirarsi e che prova a fare le cose a modo proprio, “anche perché di società professionistiche ne falliscono 10-15 ogni anno, quindi non è nemmeno così facile trovare dei modelli in questo ambiente. Posso dire di provare particolare stima per Urbano Cairo, uno che ha imparato il mestiere arrivando da un contesto professionale diverso, riuscendo poi a fare del Torino una società solida con un piano di gestione chiaro ed ambizioso”. Luca Di Masi, come detto, è un presidente tifoso che s’intende di calcio, e da intenditore sa bene cosa manca al momento alla squadra; “vorrei vedere più compattezza tra i reparti. Per ora, soprattutto nella ripresa, tendiamo a sfaldarci un po’. Credo comunque che sia una cosa ancora abbastanza normale”.

E il settore giovanile? Una squadra di Lega Pro che mira a traguardi importanti non può trascurare i talenti del vivaio, ed anche in questo caso il lavoro mirato della società è sotto gli occhi di tutti. Ed in effetti, come conferma lo stesso presidente, “si è già visto un notevole miglioramento. Abbiamo ricreato la scuola calcio, che prima non c’era, un passaggio fondamentale per una società in rifondazione. In questo modo non soltanto fidelizzi i bambini ad un marchio, ma li fai crescere in un ambiente sano che allo stesso tempo ispira ambizione. Credo che già quest’anno, sia con gli Allievi che con la Berretti, si possano raggiungere le finali nazionali. Come ho già detto il mio obiettivo è quello di riuscire a portare ogni anno almeno un giocatore della Berretti in prima squadra. Quest’anno nel campionato Berretti si possono schierare le classi ’96/’97/’98, di ’96 non ne abbiamo neanche uno, perché è troppo facile vincere i campionati con i più grandi della categoria; abbiamo invece molti ’97, la maggior parte, più qualche ’98”.

La stagione è appena iniziata, una stagione probabilmente più equilibrata di quella passata, “ma secondo me con 4-5 squadre sopra le altre”, afferma Di Masi. La domanda sorge perciò quasi spontanea: se dovesse fare un nome sopra tutte nel gruppetto delle favorite? Risposta altrettanto immediata: “l’Alessandria”. Una sicurezza che ben si confà a un presidente giovane e ambizioso, dal quale è lecito attendersi grandi traguardi per il futuro.

 

(Intervista a cura di Alessandro Francini e Giorgio Barberis, foto di Gianluca Ivaldi)

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