Una nuova famiglia in Comune: “sfrattati, non sappiamo dove andare”
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Marco Madonia - marco.madonia@alessandrianews.it  
21 Settembre 2015
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Una nuova famiglia in Comune: “sfrattati, non sappiamo dove andare”

Ancora un caso di disperazione in città. Questa mattina uno sfratto è stato eseguito con la presenza delle Forze dell'Ordine. La famiglia, che ora non sa più dove andare, si è recata a Palazzo Rosso per chiedere una soluzione. "Ci sono posti all'ostello maschile e a quello femminile" è la prima risposta del Comune. Ma la famiglia vuole restare unita

Ancora un caso di disperazione in città. Questa mattina uno sfratto è stato eseguito con la presenza delle Forze dell'Ordine. La famiglia, che ora non sa più dove andare, si è recata a Palazzo Rosso per chiedere una soluzione. "Ci sono posti all'ostello maschile e a quello femminile" è la prima risposta del Comune. Ma la famiglia vuole restare unita

ALESSANDRIA – Ennesima situazione drammatica oggi a Palazzo Rosso: dopo lo sfratto eseguito in città questa mattina (con la presenza delle Forze dell’Ordine, fatto finora inusuale), una famiglia si è recata in Comune per ottenere una soluzione, con l’obiettivo di rimanere unita e di ricevere un aiuto capace di dare speranza sul proprio futuro. Dal comitato ‘Verso il Kurdistan’, che segue da tempo la famiglia, arrivano strali nei confronti del Comune e dell’ufficiale giudiziario che ha notificato lo sfratto: “si sono presentati questa mattina e l’ufficiale ha iniziato a urlare, tanto da spaventare i ragazzi. La famiglia è stata fatta uscire e ha potuto portare con sé solamente poche cose. Non hanno neppure una maglia per quando farà freddo questa sera. E’ inaccettabile che ora il Comune chieda a queste persone di separarsi e non sia in grado di dare loro una prospettiva. Il padre, che ha lavorato saltuariamente negli ultimi 6 mesi (il resto dei familiari sono disoccupati da tempo, e uno dei figli è minore), è disposto a pagare 150 euro al mese per un affitto. Andrebbe bene anche una sistemazione in ostello: ci sono le famiglie dei richiedenti asilo, potrebbero starci anche loro”. 

Dal Comune giunge però un comunicato con la posizione dell’Ente, che una soluzione temporanea l’ha proposta ma, come in altri casi, prevedrebbe la separazione dei membri della famiglia per la notte e l’impossibilità di avere un tetto a disposizione durante la giornata: “Nel primo pomeriggio di oggi una famiglia extracomunitaria si è presentata in Comune, accompagnata da rappresentanti dell’associazione ‘Verso il Kurdistan’, a seguito dello sfratto da un’abitazione di via Aspromonte (di proprietà di un’associazione ndr), avvenuto questa mattina. L’Amministrazione Comunale, preso atto della situazione di emergenza, si è subito attivata per risolvere concretamente la situazione, proponendo una soluzione alloggiativa temporanea che vede la mamma ed il figlio minore allocati presso l’ostello femminile che, contattato, ha offerto disponibilità immediata; il padre ed il figlio maggiorenne ospitati presso il dormitorio maschile della Caritas che, a sua volta, conferma la disponibilità per la giornata di oggi.
I rappresentanti dell’associazione ‘Verso il kurdistan’, d’accordo con la famiglia, hanno dichiarato espressamente che non sono interessati alla proposta e l’hanno rifiutata.
L’Amministrazione Comunale, sensibile al problema, si è inoltre immediatamente attivata con la collaborazione della Caritas e della Ristorazione Sociale per offrire un pasto alla famiglia. Sulla base delle norme e delle disponibilità di Bilancio, non è nelle possibilità dell’Amministrazione Comunale fornire diverse soluzioni abitative, pur preso atto della gravità della situazione”.

La famiglia è stata già aiutata in passato dal Comune con un contributo economico versato alla proprietà, attraverso il tavolo per la gestione dell’emergenza freddo, così da scongiurare lo sfratto durante i mesi invernali. Ora però il problema si è riproposto. Le liste per l’emergenza abitativa spesso non sono in grado di fornire soluzioni per anni, e la via dell’occupazione fa decadere immediatamente ogni diritto a un’eventuale futura assegnazione, oltre a essere ovviamente illegale e in alcuni casi finire per sottrarre la possibilità di fruire di un’abitazione a chi ne avrebbe diritto (avendo atteso lungamente nelle liste). 

Senza soluzioni strutturali alternative per queste famiglie pare, in ogni caso, non esserci al momento una concreta prospettiva. 

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