Se “lo Stato non ha vinto”, la cultura della legalità può combattere le mafie
Una serata sulla legalità e sulla la cultura mafiosa nel nostro Paese, questo il tema del primo incontro della nuova stagione dei Giovedì Culturali. Tra gli ospiti il magistrato Antonello Ardituro e il presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi
Una serata sulla legalità e sulla la cultura mafiosa nel nostro Paese, questo il tema del primo incontro della nuova stagione dei Giovedì Culturali. Tra gli ospiti il magistrato Antonello Ardituro e il presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi
ALESSANDRIA – “Il mio grande desiderio da ministro del Governo Ciampi era che il primo giorno di scuola, in tutti gli istituti italiani, fosse tenuta una lezione sulla mafia”, dichiara il magistrato Fernanda Contri durante il convegno “Lo Stato non ha vinto – Riflessione sulla criminalità organizzata in Italia” che ha avuto luogo giovedì sera nella sede dell’associazione Cultura e Sviluppo. Di mafie e di camorra si è parlato nel primo appuntamento della nuova stagione dei Giovedì Culturali promossi dall’associazione alessandrina, ospiti della serata il magistrato Antonello Ardituro, autore del libro “Lo Stato non ha vinto – La camorra oltre i casalesi”, il presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Alessandria Mario D’Onofrio, in veste di moderatore Renato Balduzzi, costituzionalista e membro del Consiglio Superiore della Magistratura.

In Italia, è innegabile, vige una latente quanto subdola tolleranza verso i fenomeni corruttivi, un cancro apparentemente inestirpabile che favorisce e rafforza gli interessi e la supremazia delle organizzazioni mafiose sul territorio. “Gran parte della responsabilità” spiega Ardituro a tale proposito “ricade sulla cosiddetta borghesia, quell’ampio ceto di mezzo di cui fa parte la classe dirigente di una società, composta da professionisti, imprenditori, politici, che ritiene la mafia “cosa loro”, con cui fare affare all’occorrenza per avere ricadute positive sulle proprie questioni personali, economiche o di qualsiasi altra natura possano essere”.

L’ex presidente del Partito Democratico denuncia poi il clientelismo assai diffuso in una parte della politica italiana, sostenendo che “la politica clientelare abitua al sistema mafioso e ad essere interlocutori delle organizzazioni criminali, questo è un modo di fare politica che certamente non ha confini. La politica che risolve il caso personale ignorando il problema generale è però sentita più prossima, più vicina”. Anche per questo motivo, quindi, sono gli stessi cittadini ad essere chiamati “ad un senso di responsabilità e di consapevolezza”. Significativa la citazione con cui Ardituro chiude il suo intervento: “Gesualdo Bufalino diceva che la mafia si può vincere con un esercito di maestri elementari, non con un esercito di poliziotti e carabinieri”.