Un “concerto al piano” un po’ stonato
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Marco Madonia - marco.madonia@alessandrianews.it  
14 Settembre 2015
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Un “concerto al piano” un po’ stonato

Ideato nel 2005, il progetto di riqualificazione e sperimentazione energetica al Cristo, avviato in collaborazione con l'Unione Europea, ancora oggi non è terminato e parte dei possibili finanziamenti si è persa. All'appello mancano una piscina olimpionica e una scuola, oltre a uno spazio per biciclette elettriche e un parcheggio

Ideato nel 2005, il progetto di riqualificazione e sperimentazione energetica al Cristo, avviato in collaborazione con l'Unione Europea, ancora oggi non è terminato e parte dei possibili finanziamenti si è persa. All'appello mancano una piscina olimpionica e una scuola, oltre a uno spazio per biciclette elettriche e un parcheggio

ALESSANDRIA – Per essere un “Concerto al piano”, questo il nome del progetto avviato nel 2005 ad Alessandria con l’Unione Europea, possiamo certamente dire che è davvero lungo, e con più di una stecca. Al di là dei giochi di parole, la città può recriminare per una grande occasione colta a metà, laddove altre realtà hanno dimostrato di saper valorizzare in pieno l’opportunità messa loro a disposizione dall’Europa.

Il grande piano di riqualificazione e sperimentazione energetica da svolgersi in una delle parti più critiche del Cristo, fra via Gandolfi e via della Moisa, prevedeva la realizzazione di un centinaio di alloggi a basso consumo energetico, oltre a strutture a disposizione del quartiere fra cui una grande piscina olimpionica, un asilo, una struttura per anziani, uno spazio di bike sharing per biciclette elettriche e un parcheggio, oltre alla centrare a biomasse che avrebbe dovuto essere il cuore del teleriscaldamento della zona e una serie di miglioramenti negli alloggi, tanto dei privati quanto delle palazzine ATC, per ridurre i consumi (in particolare, nel caso dell’Azienda Territoriale per la Casa, mediante una serie di “incappottamenti” degli edifici). Di queste opere, che sarebbero state rimborsate dall’Europa per il 35% delle spese sostenute, solo una parte sono state effettivamente realizzate, finendo per non utilizzare così una serie dei fondi potenzialmente messi a disposizione (qui la scheda di Alessandria, e qui l’elenco di tutte le città partecipanti al progetto in Europa).

 

L’intero piano sarebbe potuto “valere” circa 5 milioni di euro di interventi di risparmio energetico e sperimentazione, ma fra pubblico e privato in ormai dieci anni dall’inizio del progetto (l’accordo, avviato dalla giunta Scagni, venne poi firmato dall’ex sindaco Fabbio) non si sono trovati fondi per più di 1 milione e 650 mila euro di interventi realmente realizzati, con un rimborso effettivamente erogato dall’Europa di appena 505 mila euro (mentre avrebbe potuto essere di almeno un milione di euro più alto, che, su una zona così delicata, avrebbe sicuramente fatto la differenza).

Alla base dei ritardi, la crisi economica che ha colpito il settore edilizio, il sopraggiungere di nuove e più stringenti normative sul risparmio energetico (tanto da rendere perfino obsoleti alcuni dei progetti che 10 anni fa erano considerati all’avanguardia e anzi sperimentali), e la scelta di limitare l’area entro la quale i privati avrebbero potuto richiedere il cofinanziamento da parte dell’Europa.

Morale della favola: mentre altrove, ad esempio a Padova (foto a destra), un intervento “gemello” a quello alessandrino è stato ultimato in 3 anni (ottenendo tutti i rimborsi possibili dall’Europa), ad Alessandria è da più di 10 che i lavori proseguono, e ancora non sono stati portati a termine.

Marcello Ferralasco, assessore con deleghe all’urbanistica, spiega così la situazione: “questo è un caso particolare, in cui il pubblico è riuscito, una volta tanto, a concludere i suoi interventi prima dei privati. Di fatto le opere di risparmio energetico che doveva realizzare l’Atc sono state concluse, così come la realizzazione della residenza per anziani. I privati hanno potuto godere solamente in parte dei rimborsi concessi dall’Europa perché alcuni fra coloro che avrebbero potuto partecipare non rientravano nell’area di pertinenza originariamente individuata per il progetto, mentre altri hanno pagato la crisi economica del settore, procedendo così molto a rilento e facendo fatica a vendere gli alloggi, sebbene i prezzi siano competitivi. Oggi diciamo che l’80% circa del lavoro sugli appartamenti è stato fatto, ma i privati già sanno che a questo punto sono fuori tempo massimo per ottenere il cofinanziamento europeo.

Degli altri progetti, l’asilo e la piscina non penso proprio che verranno realizzati: quella della piscina era un’ipotesi in project financing, ma i privati interessati si sono sfilati quasi subito quando hanno calcolato i costi di gestione che la struttura avrebbe avuto, pari ad alcune centinaia di migliaia di euro all’anno.

Per la centrale di teleriscaldamento invece è stata necessaria in effetti una riconversione, perché l’iniziale ipotesi delle biomasse è stata bocciata per ragioni di eccesso di emissioni a ridosso delle abitazioni, e si è così passati alla realizzazione del sistema di teleriscaldamento ora in uso (a metano ndr). Poiché il privato non ha più potuto accedere al rimborso che l’Europa avrebbe messo a disposizione se fosse stata a biomasse, abbiamo concesso la possibilità di estendere il raggio dell’area che sarà servita, così da consentire all’azienda privata che gestisce il teleriscaldamento, e che ha dovuto pagare interamente da sé la costruzione della centrale, di rientrare dei costi, ampliando l’utenza. D’altronde, avendo progettato tutti i palazzi e le strutture circostanti per essere teleriscaldate, una soluzione andava trovata”.

Rispetto agli interventi futuri, l’amministrazione pare invece essere orientata verso la realizzazione di un parco nell’area di fronte alla scuola Morbelli, quella in cui inizialmente avrebbe dovuto sorgere la piscina (nell’immagine sotto): “è chiaro che il parcheggio inizialmente previsto lì potrà essere molto più piccolo non essendoci più la piscina – spiega Ferralasco – e potremmo utilizzare le risorse disponibili (circa 500 mila euro ndr) per realizzare un’area di sosta più contenuta e migliorare il prato esistente convertendolo in un’area verde più ricca”.

In merito poi all’altro progetto abbandonato, cioè quello relativo alla stazione delle biciclette elettriche, l’assessore pare tirare perfino un sospiro di sollievo: “penso che alla fine non fare la struttura possa essere un risparmio per la collettività. Si sarebbe trattato di una piccola stazione per 8 biciclette, da gestire con un sistema di bike sharing, ma senza le risorse per farne poi un’adeguata manutenzione il rischio sarebbe stato quello di realizzare una cattedrale nel deserto. Si tratta di strutture molto delicate, che, senza un’adeguata sorveglianza, avrebbero potuto essere vandalizzate in poco tempo. Sarebbe un discorso ben diverso se si riuscisse a realizzare un vero sistema integrato che copra tutta la città, con un’azienda incaricata della gestione del servizio e della manutenzione delle centraline e dei mezzi. Ma perché abbia un senso servirebbero almeno 80 biciclette, e non 8 come previsto lì. Per ora è un progetto impossibile da realizzare, e allora tanto vale non buttare via i soldi in un piccolo punto solitario”. L’intervento per la postazione di bike sharing nel suo complesso sarebbe costato circa 28 mila euro, dei quali 20 a carico del comune e 8 che sarebbero stati finanziati dall’Europa.

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