Meier, l'”operazione simbolo” è andata a buon fine?
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Meier, l'”operazione simbolo” è andata a buon fine?

Sono passati ormai sei anni dall’abbattimento dell’ottocentesco ponte Cittadella di cui era indubbio il valore architettonico non tanto quanto monumento in sé, ma come opera inserita in un contesto unico. Il nuovo ponte Meier sarà all'altezza o solamente un classico ponte sospeso?

Sono passati ormai sei anni dall?abbattimento dell?ottocentesco ponte Cittadella di cui era indubbio il valore architettonico non tanto quanto monumento in sé, ma come opera inserita in un contesto unico. Il nuovo ponte Meier sarà all'altezza o solamente un classico ponte sospeso?

OPINIONI – Con l’innalzamento dell’arco del futuro ponte Meier è più che mai attuale il dibattito sull’utilità e sul giudizio estetico riguardo all’opera dell’architetto statunitense.
Sono passati ormai sei anni dall’abbattimento dell’ottocentesco ponte Cittadella, e pur non addentrandoci sulle questioni idrauliche che hanno dettato la necessità di questa scelta, quest’ultimo possedeva un valore architettonico non tanto quanto monumento in sé, ma come opera inserita in un contesto unico che abbracciava la Cittadella Militare: “Di quella storia il ponte faceva parte integrante assurgendo a monumento all’interno di un insieme monumentale che si estendeva dalla fortezza alla città” (Sergio Boidi).
Il progetto del ponte Meier ha subito diverse revisioni nel corso del tempo: la soluzione iniziale (nella foto a destra) “si distingueva soprattutto per l’attenzione plastica portata agli elementi strutturali, finalizzata a conferire all’insieme un equilibrio dinamico” (id.), con alcuni elementi salienti quali l’arco parabolico ribassato, un grande pilastro esterno inclinato a forma di albero di nave per compensare lo sforzo di tensione dei tiranti della “carenatura” a mensole su cui poggiava il piano orizzontale, e un grande “occhio” nella passerella pedonale, per permettere di vedere l’acqua del fiume sottostante. “In questo modo Meier innovava uno schema di moda, andando persino oltre le eccellenti strutture di Santiago Calatrava” (id.). Tuttavia lo studio di ingegneria Ove Arup introdusse modifiche sostanziali per questioni di calcoli strutturali, facendo scomparire quegli elementi che rendevano il ponte un caso a parte nel panorama internazionale.
Il progetto attuale presenta un arco di notevoli dimensioni che regge, attraverso una serie di cavi di acciaio, l’impalcato stradale e la passerella pedonale sottostanti, e si configura come un classico ponte sospeso privo di piloni di sostegno intermedi.
In tutto il mondo questa tipologia è ormai molto diffusa poiché permette di coprire grandi luci con strutture decisamente snelle.
Esempi significativi in questo campo non mancano. Il già citato Santiago Calatrava ha realizzato diverse strutture salite alla ribalta del panorama architettonico, quali il ponte “Zubizuri” a Bilbao, il “James Joyce Bridge” a Dublino (seconda foto in basso) o il “Margaret Hunt Hill Bridge” a Dallas.
Un altro progettista degno di nota in questo settore è il britannico Wilkinson Eyre, che con il suo “Gateshead Millenium Bridge” a Newcastle upon Tyne propone una nuova soluzione formale nello scenario internazionale dei ponti sospesi.
La soluzione dell’arco che sorregge la passerella stradale non è quindi nuova (consideriamo il fatto che il progetto del ponte Meier risale alla fine degli anni ’90): tuttavia la particolarità di questa struttura sta nell’inclinazione dell’arco che sorregge la spinta dell’impalcato stradale (simile al progetto di Wilkinson Eyre nella città di Newcastle upon Tyne – nella foto a sinistra) e nella progettazione della passerella pedonale, che si configura come una vera e propria piazza sospesa sul fiume.
E’ indubbia la forte differenza estetica tra il vecchio ponte Cittadella e l’attuale, elemento che ha alimentato straniamento e polemiche negli alessandrini. Solo ora che l’opera si sta concretizzando, e che i cittadini possono confrontarsi fisicamente con essa (e non solo attraverso gli elaborati progettuali), le numerose polemiche lasciano spazio a diversi apprezzamenti.
Sicuramente l’operazione “simbolo” è andata a termine: l’impatto che la struttura offre non può lasciarci indifferenti.
Così come a Londra il grattacielo di Norman Foster, definito scherzosamente “il cetriolone”, ha modificato lo skyline della metropoli ed è assurto a nuovo simbolo della capitale britannica insieme allo storico Big Ben, con le debite proporzioni anche Alessandria da oggi può riconoscere il ponte Meier come nuovo simbolo urbano, equiparando il nostro capoluogo alle moderne città in cui la verticalità delle costruzioni diventa elemento caratterizzante (in una città, la nostra, prevalentemente orizzontale, in cui spicca solamente il campanile del duomo).
Questo ponte, grazie all’ampia passerella pedonale, permette inoltre una ricucitura fisica: finalmente l’accesso alla Cittadella diventerà più agevole, in un continuum pedonale tra il centro storico e la fortezza settecentesca, che può diventare finalmente uno spazio pubblico polifunzionale.
Quello che manca, per avere un’operazione urbanistica completa e restituire ai cittadini una parte di città realmente pubblica, è il progetto di una passeggiata che dovrà essere estesa alle sponde fluviali, dotando Alessandria di un lungofiume praticabile e catalizzatore di diverse funzioni. Un’operazione del genere farebbe del ponte non una struttura isolata ma un’opera inclusa in un ambito progettato, in grado di valorizzarla ulteriormente.
Siamo consapevoli del fatto che il ponte Meier si configuri come una struttura impattante e di forte rottura con il contesto, ma siamo oltremodo convinti che solo il tempo potrà comprovare la qualità dell’opera e far sedimentare la sua presenza nell’immaginario collettivo. 

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