Mamadou Yally, sulle strade della provincia la gazzella venuta dal Senegal
Abbiamo intervistato Abdoullah Mamadou Yally, il 21enne nato in Senegal da nove anni residente in città che a maggio scorso ha ottenuto un ottimo secondo posto alla StrAlessandria. "Sogno la maglia della Nazionale, ma per il momento rimango con i piedi per terra"
Abbiamo intervistato Abdoullah Mamadou Yally, il 21enne nato in Senegal da nove anni residente in città che a maggio scorso ha ottenuto un ottimo secondo posto alla StrAlessandria. "Sogno la maglia della Nazionale, ma per il momento rimango con i piedi per terra"
ALESSANDRIA – E’ nato in Senegal ma è cresciuto ad Alessandria, e proprio alla “StrAlessandria”, la storica corsa podistica della sua città, ha ottenuto un ottimo secondo posto (a luglio, invece, ha vinto la StraFrugarolo) alle spalle, ma solo per pochi secondi, del più esperto Abdessallam MachMach. Lui si chiama Abdoullah Mamadou Yally, ha 21 anni ed è una delle giovani promesse dell’atletica locale. Il suo allenatore è Francesco Labate, lo stesso di MachMach. In Italia dal 2006, come tanti ragazzi della sua età Yally arriva dal calcio: Asca, Castellazzo, Brescia, Acqui e San Giuliano Nuovo, dalle giovanili sino alla prima squadra. “Con il Castellazzo ho giocato 25 partite in Eccellenza – racconta Yally – poi sono passato all’Acqui, dove però ho trovato poco spazio. Avevo quasi intenzione di mollare, anche per questioni di studio, ma prima di decidere sono stato contattato dal San Giuliano Nuovo, iscritto al campionato di Promozione”. Ma l’esperienza a San Giuliano è durata poco, il perché ce lo spiega Francesco Labate, colui che lo ha scoperto (al centro nella foto in basso, Yally alle sue spalle). “L’incontro con Mamadou è stato del tutto casuale ed è avvenuto per strada. – spiega Francesco Labate – Ero in allenamento con MachMach e lo abbiamo notato mentre correva da solo, l’ho avvicinato, abbiamo fatto conoscenza e gli ho chiesto di venire un pomeriggio ad allenarsi sulla pista di atletica del Campo Scuola di Alessandria. Lui, senza pensarci due volte, ha accettato”. Da quel momento Yally decide di lasciare il calcio per concentrarsi sulla corsa. “La sua attitudine alla corsa è una dote naturale. Il suo “best” sui 3000 è di 8′ 52”, per uno della sua età che corre da così poco tempo è un tempo davvero notevole. Poi è un ragazzo molto serio, che quando inizia una cosa si impegna al massimo per portarla a termine nel migliore dei modi”.

“La serenità di Mamadou – spiega Labate – è certamente legata alla possibilità di praticare questo sport, ma il ragazzo deve anche poter contare su una condizione lavorativa stabile. Sono convinto che quando raggiungerà un equilibrio tra sport e lavoro potrà puntare ad obiettivi sempre più prestigiosi. Io cerco di dargli una mano e di supportarlo anche sotto questo aspetto”.
Yally corre sia i 3.000 che i 1.500, “ma preferisco i 3.000, avendo più fondo che velocità riesco meglio su distanze più lunghe”. Un pensierino anche ai 5.000? “A fine agosto dovrei provarli su pista. Finora su distanze superiori ai 3.000 ho corso solo su strada”. Come ad esempio nella “StrAlessandria”, 6 chilometri in cui Yally, insieme al vincitore MachMach, ha praticamente dettato legge. “Abbiamo corso fianco a fianco per tutto il percorso, poi Mach mi ha bruciato sul finale”.
Chiediamo a Mamadou se il sogno nel cassetto sia vestire, un giorno, la maglia della Nazionale; “beh, sarebbe il massimo. Ma per il momento devo rimanere con i piedi per terra cercando di migliorare costantemente, gara dopo gara”. La “gazzella nera” – così è stato ribattezzato Mamadou nell’ambiente – con la testa sulle spalle e le ali ai piedi ha appena iniziato la sua corsa, la strada è ancora molto lunga, possa il suo percorso portarlo più lontano possibile.
(Per le foto, tratte dal blog Bio Correndo, si ringrazia Fausto Deandrea).