L’omicidio di via Rapisardi, resa dei conti tra giocatori d’azzardo?
L'arresto del cinquantacinquenne albanese per l'omicidio di Alijiara Sabi, sabato notte in via Rapisardi, al Alessandria, non chiude del tutto le indagini. Fondamentali saranno gli interrogatori dei testimoni. La vittima avrebbe aggredito il suo omicida con una spranga di ferro. Fu dunque legittima difesa?
L'arresto del cinquantacinquenne albanese per l'omicidio di Alijiara Sabi, sabato notte in via Rapisardi, al Alessandria, non chiude del tutto le indagini. Fondamentali saranno gli interrogatori dei testimoni. La vittima avrebbe aggredito il suo omicida con una spranga di ferro. Fu dunque legittima difesa?
ALESSANDRIA – Un caso apparentemente risolto, nel giro di poche ore, l’omicidio di Alijara Saba, 47enne albanese ferito a morte la notte di sabato 1° agosto, tra via Santorre di Santarosa e via Rapisardi. Dalle indagini condotte dalla squadra mobile della Polizia di Alessandria, guidata da Mario Paternoster, e coordinate dal sostituto procuratore Giovanni Gasparini, hanno fatto però emergere dettagli ancora da chiarire.
I fatti
Sabato sera, poco dopo le 20, una telefonata in Questura indicava una rissa in svolgimento in prossimità del Bingo di Alessandria (nella foto) in via Santorre di Sanatarosa ed il ferimento di un uomo con una spranga di ferro. Sul posto si sono recate in pochi minuti le pattuglie della Polizia ma, al loro arrivo, non vi era traccia di feriti. Subito è emerso come un uomo di nazionalità albanese fosse stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale, con una grave ferita da arma da taglio. Il ferito è risultato essere, appunto, il Sabi, deceduto dopo poche ore, nonostante un delicato intervento chirurgico. La polizia avvia le indagini e prende visione delle immagini registrate sia all’interno che all’esterno della sala giochi. Riesce così a risalire all’identità di Haziz Polisi, 55 anni, albanese. Lo raggiungono nella sua abitazione dove Polisi stava andando a dormire. Aveva una visibile ferita alla mano. L’uomo avrebbe ammesso quasi subito la colluttazione con il connazionale, scaturita per futili motivi all’interno del Bingo e degenerata una volta usciti dal locale. Ammette anche di aver colpito con un coltello a serramanico il Soba, senza sospettare, però, che questi fosse nel frattempo deceduto.

La lite era iniziata nella sala slot. Soba, insieme al genero, giocavano da diverse ore alle “macchinette”. Si sarebbero allontanati qualche istante e, nel frattempo, avrebbe preso il suo posto, alla stessa slot, il Polisi. Al ritorno Soba e il genero volevano probabilmente riprendere la postazione alla medesima slot. Da quel momento i due avrebbero iniziato a discutere e a spintonarsi. La discussione sarebbe poi proseguita all’esterno, nella vicina via Rapisardi. Ci sarebbe stato qualche breve inseguimento, poi nuovi tentativi di aggressione, probabilmente reciproca. Nel frattempo il genero, testimone dell’intera vicenda, avrebbe provato più volte a dividere i due.
In quel tratto non ci sono telecamere di videosorveglianza e il lavoro che stanno facendo gli inquirenti, anche grazie ad altre testimonianze, è quella di ricostruire l’esatta dinamica. Soba avrebbe raggiunto la sua auto dove teneva la spranga con la quale avrebbe poi colpito il suo carnefice. A quel punto Polisi, forse per difesa, avrebbe estratto il coltello colpendo il connazionale ad un fianco.
Vero è che, entrambe, avevano a disposizione oggetti atti ad offendere.
Il mondo dei videopoker
Dalle indagini è anche emerso come i due, pur non conoscendosi, si erano già probabilmente incontrati qualche settimana prima, sempre nelle sale del Bingo. Entrambe sembrano essere giocatori incalliti che passano diverse ore davanti ai videopoker. Soba stava tentando una vincita alla slot ma avrebbe finito i soldi. Allontanandosi per procurarsi altro denaro si sarebbe fatto avanti Polisi, contando sul calcolo statistico per cui, visto che la macchinetta non erogava vincite da un certo numero di ore, avrebbe potuto da un momento all’altro imbroccare la combinazione vincente. Nell’ambito del gioco d’azzardo la figura di chi passa ore ad osservare i “movimenti” di altri giocatori ha un nome: “sciacallo”. Resosi conto delle intenzioni di Polisi, il Soba potrebbe aver innescato la lite. Tutte supposizioni che dovranno essere confermate davanti al giudice.
Polisi potrebbe, infatti, aver agito per legittima difesa e, in quel caso, la sua posizione potrebbe alleggerirsi di fronte alla legge. Per contro, invece di reagire colpendo con un coltello l’avversario, avrebbe potuto prendere in considerazione l’ipotesi della fuga, qualora ne avesse avuto la possibilità. Restano quindi lati oscuri nell’intera vicenda su cui gli inquirenti stanno cercando di fare luce, visionando tutto il materiale a disposizione.
Al momento l’omicida resta in carcere in attesa dell’interrogatorio di garanzia che potrebbe essere fissato nei prossimi giorni.