In Nepal, Passo dopo Passo
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In Nepal, Passo dopo Passo

Giorgio e Salvatore, di Passo dopo Passo, sono tornati dal Nepal e hanno raccontato quanto sono riusciti a fare nei venti giorni trascorsi nel paese, dilaniato dal terremoto. Pieri: "A rallentare i soccorsi, muri di intoppi burocratici. Ma torneremo"

Giorgio e Salvatore, di Passo dopo Passo, sono tornati dal Nepal e hanno raccontato quanto sono riusciti a fare nei venti giorni trascorsi nel paese, dilaniato dal terremoto. Pieri: "A rallentare i soccorsi, muri di intoppi burocratici. Ma torneremo"

SOCIETA’ – Ve ne avevamo parlato all’indomani della serata organizzata dall’Associazione Passo dopo Passo per ricordare e ripercorrere le storie sull’Africa. Qualche settimana fa, a missione compiuta, siamo tornati ad occuparci dell’avventura di Giorgio e Tore, per spiegarvi, con le loro parole, quanto avessero visto e vissuto durante i venti giorni trascorsi in Nepal. Oggi, a missione conclusa, possiamo farci spiegare meglio quanto i due abbiano scelto di affrontare per portare aiuto in una terra tanto disastrata quanto, sembra, dimenticata. “Si tratta – spiega l’assessore Mauro Cattaneo – di un progetto di solidarietà internazionale, per controllare il tipo di intervento economico da fare in loco”. 

“Un viaggio nato spontaneamente, all’indomani del sisma. – racconta Giorgio Pieri – Volevamo poter fare qualcosa e l’idea iniziale era molto più grande di quella poi realizzata. Il motivo per cui abbiamo dovuto desistere dalla prima opzione è semplice: abbiamo trovato un muro fatto di intoppi burocratici e ostruzionismo a diversi livelli“. Così, soldi in tasca, i due sono partiti: qualche contatto in Nepal e “la fiducia di quanti hanno deciso di affidarsi a noi per portare qualche aiuto”, spiega ancora Pieri. “La situazione, non lo nascondo, è strana. Ci sono poche tendopoli, quasi nessun straniero, nessuna divisa. Di fatto, la popolazione è in balia di sè stessa e il governo crea tanti e tali intoppi che è facile capire come spesso gli stranieri decidano di andarsene: sono aumentate le tasse, si sono creati degli ostacoli tali da non permettere altro che interventi mirati, come il nostro“.

La situazione, racconta Pieri, è stabile. “Chi ha perso la casa – aggiunge – l’ha ricostruita dieci metri più in là, spesso con delle lamiere. Si è passati dalla povertà alal miseria, con i bambini che muoiono per la dissenteria contratta dall’acqua infetta. Noi siamo stati a Katmandu e poi su, sulle montagne: ogni casa è distrutta o inagibile, non sapevamo neppure come poter aiutare”. L’aiuto, però, c’è stato: una cisterna per l’acqua, tubi, divise per i duecento bambini che frequentano la scuola, materiale per poter studiare. “Abbiamo avuto la sensazione di aprire un solco – commenta Pieri – che vogliamo continuare ad arare e ad irrigare. Per farlo, però, abbiamo bisogno dell’aiuto di chi vuole contribuire, di chiunque voglia prestare il proprio contributo. Torneremo ancora in Nepal, perché lo abbiamo promesso a loro e perché non vogliamo abbandonarli. Da fare, però, c’è ancora molto, anche se se ne parla sempre meno. Ormai, forse, non fa più spettacolo”. 

Ecco il video realizzato al rientro in Italia

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