Centrale del Latte: qualità a “chilometro venti”
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Centrale del Latte: qualità a “chilometro venti”

Abbiamo intervistato Filippo Zaio, presidente della Centrale del Latte di Alessandria e Asti. Insieme abbiamo parlato di novità, di futuro e, soprattutto, di legame con il territorio. "Più che un'azienda, siamo una grande famiglia" ci ha raccontato. E ci ha spiegato cosa vuol dire poter contare su una filiera "a chilometro venti"

Abbiamo intervistato Filippo Zaio, presidente della Centrale del Latte di Alessandria e Asti. Insieme abbiamo parlato di novità, di futuro e, soprattutto, di legame con il territorio. "Più che un'azienda, siamo una grande famiglia" ci ha raccontato. E ci ha spiegato cosa vuol dire poter contare su una filiera "a chilometro venti"

ALESSANDRIA – “Arrivare qui è stato un po’ come essere accolti da una grande famiglia. Del resto, stiamo parlando di una realtà che in città è una istituzione”. Filippo Zaio, presidente della Centrale del Latte di Alessandria e Asti, non nasconde l’orgoglio quando parla della realtà che l’ha scelto e voluto per “una decisione presa dagli allevatori, non dalla politica”. Una realtà, quella della Centrale del Latte, che è da sempre ben presente nell’immaginario alessandrino – “siamo presenti in 4500 punti vendita”, spiega Zaio – ma che è stata, recentemente, protagonista anche a Expo 2015.

Com’è stato ritrovarsi presidente della Centrale del Latte?
Una soddisfazione, non lo nascondo. Si tratta di una realtà molto ben radicata nell’immaginario, una vera e propria istituzione. Sono stato scelto dagli allevatori – e questo mi rende ancora più orgoglioso: è indice di serietà e affidabilità, tutte caratteristiche che si rispecchiano molto bene nell’identità forte di questa grande famiglia.

Com’erano, al suo arrivo, le cose?
Era un periodo di cambiamento, non solo in termini tecnici. La nuova etichetta era appena stata inaugurata – era l’ottobre del 2014 – e con lei si modificava la grafica ed il messaggio che volevamo lanciare al consumatore. Non solo la qualità, ma anche una storia, la nostra storia: dodici cascine in provincia, trecento giorni di lavoro all’anno, una giornata che inizia alle 4 e 30 e una copertura che si estende fino ad 8 province. Ma la storia della Centrale passa per la filiera degli allevatori, per chi lavora nelle stalle: siamo tanti, insomma.

Otto province, ma una realtà decisamente territoriale…
Sì. Siamo radicati sul territorio e tutte le cascine si trovano vicino a noi. Non parlerei di chilometro zero, ma non andiamo oltre il chilometro venti. Ed è un elemento che i consumatori premiano, perché conoscono la realtà da cui proviene il latte. Ogni mattina partono da qui, dalla nostra sede, sessanta camion, diretti in quattro regioni. Riforniamo la provincia di Alessandria, Viareggio e Savona, Pavia, Cuneo, Lucca ed Asti. 

Cosa c’è nel futuro della centrale?
Tanti progetti, ma mi piace pensare che il futuro sia già iniziato. Verranno modificate anche altre etichette, come quella della Mulatte di Savona, che acquisirà la nostra immagine pur mantenendo anche il logo della vecchia realtà. E poi prevediamo un’ulteriore valorizzazione della qualità, un rinnovo del contratto di filiera, siglato nel ’99 e che oggi richiede una rivisitazione. Vogliamo continuare a fare bene, raccontando la nostra storia e valorizzando quel che già abbiamo, senza dimenticarci di investire nella modernizzazione. A questo aggiungiamo la speranza di rafforzare il rapporto coi territori non soltanto alessandrini. 

I consumi, dal ’99, saranno cambiati. Ci sono novità in vista, per quel che riguarda le nuove richieste del mercato?
Le proposte e le idee ci sono sempre, ma ci stiamo ancora lavorando. Quello che posso però raccontare è che non avrei mai immaginato che anche un settore come quello del latte potesse sentire la crisi. Se a livello nazionale c’è un -8%, noi abbiamo un calo del 4%, grazie alla fiducia e all’affetto dei nostri consumatori. La svolta salutista, l’aumento dei vegani, ha in qualche modo influito e, personalmente, credo che abbia posto l’attenzione su un trend mondiale da non ignorare: non ci preoccupa questo cambiamento, ma sappiamo che è un’evoluzione del mercato che, come azienda, dobbiamo osservare. Per quanto riguarda la nostra realtà, possiamo dire di aver visto un anno migliore del precedente, anche grazie all’estate calda che, banalmente, permette di far lavorare più bar. Sa che praticamente tutte le gelaterie alessandrine, ad eccezione di un paio, usano il nostro latte?

Il “chilometro venti” può essere una garanzia per i consumatori più diffidenti, non trova?
Sì, soprattutto perché le stalle sono visitabili e il nostro impegno, fin dall’inizio, è stato di garantire e tutelare la qualità, anche dei prodotti terzi. Produciamo qui solo latte e panna ma ogni prodotto – insalata, uova, formaggi – su cui compare il nostro marchio è sottoposto a controllo per la garanzia della genuinità. Immagino che questo sia ben visibile e la fidelizzazione del 78% in provincia dimostra che facciamo bene e che piacciamo.

Il vostro impegno va oltre l’alimentazione. Siete attenti anche alle nuove generazioni, allo sport…
Sì. Nei mesi primaverili ospitiamo le scuole, che possono così conoscere da più vicino la realtà della Centrale e delle stalle. Ma siamo anche impegnati nel last minute market, con cui forniamo, ogni mattina, le nostre eccedenze alla Caritas. E poi c’è la sponsorizzazione del Gioca al Mocca: crediamo nei valori dello sport, della sana alimentazione, dell’etica sportiva. Personalmente, mi piace seguire queste realtà, creano fiducia nel futuro

Sulle nostre tavole cosa troveremo, prossimamente?
Una novità è il latte a quindici giorni, nato dalle esigenze del mercato. Prima della crisi, la spesa si faceva più spesso, mentre oggi si assesta su una volta a settimana. Abbiamo gli occhi aperti sulle novità, ne vedrete delle belle…

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