Venite con noi in rafting sul Tanaro
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Venite con noi in rafting sul Tanaro

Abbiamo sfruttato la prima giornata dedicata al fiume per testare l'offerta del percorso in rafting che da Alessandria porta fino a Montecastello, poco dopo la confluenza con la Bormida. Fra pagaiate, sorprese e incontri insospettabili, ecco il nostro racconto. Si può fare? Com'è l'acqua del Tanaro? Salite in barca con noi...

Abbiamo sfruttato la prima giornata dedicata al fiume per testare l'offerta del percorso in rafting che da Alessandria porta fino a Montecastello, poco dopo la confluenza con la Bormida. Fra pagaiate, sorprese e incontri insospettabili, ecco il nostro racconto. Si può fare? Com'è l'acqua del Tanaro? Salite in barca con noi...

ALESSANDRIA – Dopo avervi portati all’interno del carcere di San Michele, a caccia del Monferrato all’Expo di Milano, in visita alla discarica di Castelceriolo, siamo pronti a farvi vivere in prima persona un’esperienza di easy rafting, raccontandovi com’è andato il nostro test svolto durante il “River Day” appena trascorso. Guidati dal personale della Rafting Adventure abbiamo affrontato insieme ad alcuni “coraggiosi” il percorso sul Tanaro che, partendo da Alessandria, supera la confluenza con la Bormida e arriva fino alla zona di Montecastello. 

Siete curiosi di sapere com’è andata? Ecco il nostro racconto!


La giornata si apre alle 9.50, in fondo a via Magellano, dove uno stand ci accoglie, facendoci capire che ci troviamo nel luogo giusto. Lì conosceremo i nostri compagni d’avventura, alessandrini ma non solo. Il più giovane ha 11 anni! D’altronde il percorso che affronteremo è semplicissimo, privo di particolari difficoltà e adatto a tutti. Basta prepararsi bene: in una email di conferma della prenotazione gli organizzatori ci hanno invitato a presentarci con vestiti comodi, e senza dimenticare un cappellino per proteggerci dal sole. Ne avremo un gran bisogno. 

Un pulmino ci porterà poco oltre via Magellano, lungo una strada sterrata, fino al punto da cui ci imbarcheremo.

Eccoci arrivati. Per chi non ha mai battuto questi sentieri già solamente trovarsi sulla sponta del fiume, in un luogo mai visto prima, mette una certa emozione. Il rapporto con il Tanaro è tutto da ricostruire. 

Questo è il percorso che affronteremo!

Ci registriamo, saldiamo la quota (25 euro a testa) e siamo pronti a partire. 

Tutto il materiale che ci servirà viene fornito dall’organizzazione. Anche qualche bottiglietta d’acqua fresca… meglio così!

Ci viene spiegato come indossare il giubbotto salvagente…

…e assistiamo a un breve “briefring” su come ci si deve comportare sul gommone. I comandi che la nostra guida, Max, ci potrà impartire sono semplici: “avanti, indietro, stop” e poco altro. Si fa qualche prova a terra e poi si è pronti per iniziare. 

In acqua!

Siamo in tutto 10, più il nostro istruttore. La barca è decisamente stabile e i posti ci vengono assegnati da Max in base alla nostra stazza. Il Tanaro oggi è particolarmente docile e il livello dell’acqua è basso…

Poco dopo la partenza, la prima “avventura”. Vediamo uno strano essere procedere verso di noi. Una biscia? Un pesce? In realtà si tratta di un bastone incagliato sul fondo… siamo noi che andando verso di lui abbiamo la percezione che si muova. Scoperto l’arcano ci ridiamo su. Tutta esperienza! 

Dopo pochi minuti si è già preso un buon ritmo e si riesce ad andare piuttosto coordinati, il che è essenziale se si vuole procedere in avanti e non finire per girare in tondo… 

La nostra guida ci dirige e controlla che tutto fili liscio. In teoria chiunque può comprare una canoa o un gommone e decidere di navigare sul Tanaro. Qualche lezione di base può però rivelarsi utile per imparare a prevedere prima dove portino le correnti e come affrontare situazioni eventualmente difficili. Nel nostro caso non ce ne sono state, confermando che il livello dell’escursione è davvero adatto a tutti. 

Sulle rive troviamo oggetti abbandonati, sedie, rifiuti. Ma molti meno di quanto ci saremmo aspettati. Meglio così. 

E’ davvero difficile, osservando da vicino il Tanaro oggi, pensare che possa essere lo stesso fiume che ha fatto tanti danni in città. Non c’è quasi corrente e scivoliamo sulla superficie praticamente senza alcun sussulto. 


Dopo circa 20 minuti eccoci arrivare in uno dei punti più critici. Questa dolce cascatella è in realtà il raccordo con il deputatore. Non proprio una boccata di salute per il fiume. Secondo i dati Arpa del 2013 (ultimi rilievi disponibili, e costanti nei risultati rispetto al passato) il Tanaro sia da un punto di vista biologico che chimico è abbastanza in salute, attestandosi fra livelli che vanno dal sufficiente al molto buono, a seconda dei parametri. Non è balneabile ed è comunque scongliato entrare troppo a contatto con le sue acque, proprio per presenza di troppi scarichi nel fiume. Qui il rapporto di Arpa sulle acque in Piemonte

Questa schiumetta ci accompegnerà per tutto il percorso. L’acqua è abbastanza torbida e non si vede certamente il fondo. 

Lungo la nostra escursione, che durerà un paio d’ore in tutto, c’è anche tempo per chiacchierare. Il clima a bordo è sicuramente piacevole ed è un modo interessante per conoscere persone nuove e fare un po’ di attività fisica. 

In alcuni tratti lo sforzo richiesto è maggiore, giusto quando c’è da superare una corrente appena più forte, ma nel complesso il tragitto non è stato stancante. Si finirà sudati più che altro perché il giubbotto salvagente, essendo impermeabile, non fa traspirare. Portatevi un cambio per quando si tornerà a riva. 

Il sole e le temperature di questi giorni non aiutano. Sono circa le 11.30 e fa caldissimo. Sempre meglio che rimanere in città, comunque. Qui almeno un po’ di corrente a tratti c’è!

Il gommone è fornito di queste asole dove si infilano i piedi per non rischiare di scivolare. Il dispositivo è autosvuotante perciò l’acqua che accidentalmente entra viene automaticamente esplulsa. 

Qua e là troviamo pompe che prendono l’acqua dal Tanaro per irrigare i campi circostanti. 

Alcuni tronchi e rami piantati nel terreno o che ci galleggiano al fianco ci ricordano che è sempre meglio tenere alta l’attenzione. 

La schiumetta che si forma sul fondo dimostra che il Tanaro ha ancora bisogno di un bel po’ di interventi perché torni un fiume pienamente piacevole da vivere. Con questo gran caldo ci piacerebbe buttarci in acqua per un breve bagno, ma sappiamo che non sarebbe una buona idea. Chissà, magari un giorno potremo tornare a utilizzarlo anche così… 

In realtà, con sorpresa, abbiamo trovato chi è già pronto per godere il fiume nello stato in cui si trova. Lungo le rive, poco prima della confluenza con la Bormida, c’è chi prende il sole, chi pesca, chi perfino si immerge… 

Siamo alla confluenza con la Bormida! Il nostro percorso è quasi finito. 

Questo è il punto in cui i due fiumi si incontrano. Da qui in poi cambia un po’ il paesaggio e anche il colore dell’acqua. 

Su queste rive e piccole spiaggette alcuni uccelli fanno il nido. Durante il percorso abbiamo avvistato, anche se in lontanza, cormorani, aironi, e altre specie del luogo. 

 

Ecco qui Montecastello in lontananza! E, sulla destra, il nostro approdo!

E’ ora di raggiungere la riva. Sono circa le 12.15

Stando insieme sul gommone si finisce in breve tempo per sentirsi un po’ una squadra. E’ un ottimo modo per socializzare. Ecco l’ultimo sforzo collettivo: caricare il gommone sul pulmino, che ci riporterà al punto di partenza, dove abbiamo lasciato le nostre auto. 

E’ anche l’occasione giusta per bere, abbiamo sudato un sacco. 

Ritrovarsi immersi nella campagna dopo una gita al fiume, per chi è abituato a vivere in città, non ha prezzo… 

Qualcuno invece ancora frequenta i campi con regolarità, e porta anche i niponiti a scoprire la natura. Sarà così anche in futuro? 


Il nostro viaggio è finito. Siamo stanchi, sudati, ma anche felici di aver fatto questa esperienza e di avervela potuta raccontare. Presto ci saranno altre giornate dedicate al fiume, assicurano gli organizzatori. Fateci un pensiero…
Mentre il pulmino ci riporta in via Magellano, riflettiamo su come il Tanaro possa non essere solamente un fiume che fa paura. Ci aspettavamo, anzi, di trovarlo più sporco: non abbiamo sentito cattivi odori, non abbiamo visto particolari rifiuti galleggiare, se non un po’ di schiuma (che pure non fa piacere). Iniziare a frequentarlo vuol dire darci qualche chance in più che venga rispettato maggioramente in futuro. 

Per chi lo desidera, ecco anche un breve video che racconta l’esperienza. Alla prossima!

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