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Cristo: se questa è la nostra educazione civica…
Abbiamo fatto un giro per il quartiere alessandrino con l'obiettivo di documentare la situazione in cui si trova e ne abbiamo tratto un reportage che è il simbolo della scarsa attenzione per le regole a cui siamo abituati in tutta la città e del disimpegno della politica nella lotta a un certo tipo di degrado. Sarà sempre così?
Abbiamo fatto un giro per il quartiere alessandrino con l'obiettivo di documentare la situazione in cui si trova e ne abbiamo tratto un reportage che è il simbolo della scarsa attenzione per le regole a cui siamo abituati in tutta la città e del disimpegno della politica nella lotta a un certo tipo di degrado. Sarà sempre così?
ALESSANDRIA – Il racconto che vi stiamo per mostrare documenta la storia di una città che non ci piace e soprattutto che peggiora invece che migliorare. Lo abbiamo realizzato al quartiere Cristo, ma la nostra impressione è che questo non sia altro che il simbolo di quanto avvenga un po’ ovunque in città, con una disattenzione crescente della politica a un certo tipo di problematiche, che molto hanno a che fare con l’educazione civica dei cittadini. A farci da cicerone nel nostro breve viaggio, durato un pomeriggio, è stato Claudio Pasero, che una decina di anni fa ha scelto di trasfersi dalla Pista in via Gandolfi, “quando però la zona era diversa dallo stato in cui si trova oggi. Con il senno di poi, è una scelta che non rifarei”. Vediamo insieme perché…
Partiamo dai collegamenti con il resto della città: per arrivare al Cristo abbiamo scelto di percorrere il cavalcavia, ma lo abbiamo fatto in bicicletta. Peccato che giunti a metà strada questa sia la situazione che abbiamo trovato: che fare?

La nostra esplorazione del quartiere (o meglio, di una parte del quartiere) inizia del vecchio centro commerciale D.E.A., oggi in evidente fase declinante. Nei nostri ricordi al piano interrato si trovava un bowling e un luogo di svago per ragazzi. Al piano superiore, a livello della strada, negozi e piccole botteghe.

Oggi di quegli spazi non è rimasto quasi nulla. Ha chiuso la storica edicola all’angolo, una delle più fornite della città, e tanti negozi di piccoli commercianti che hanno detto basta, travolti da una crisi economica che ha colpito loro e i clienti. L’area si presenta semideserta, e chi fra i negozianti ancora resiste lo fa con tanta malinconia e sempre minore fiducia verso il futuro: “se ne sono andati praticamente tutti – ci racconta una signora con un negozio di articoli casalinghi e per il giardinaggio. Dalla macelleria al negozio di videocassette. E ormai sono più le vetrine vuote che quelle piene…”

Per iniziare a capire di cosa stiamo parlando è però necessario addentrarci in profondità nel quartiere. In via Gandolfi nel 2013 la situazione di degrado è arrivata a sfociare in atti vandalici clamorosi, come quello di lanciare sassi contro autobus dell’azienda di trasporti. La risposta delle istituzioni ha fatto molto discutere: invece che tutelare la sicurezza dei viaggiatori e dei conducenti dei mezzi, si è preferito “semplicemente” mutarne il percorso, evitando che transitassero normalmente per la via…

Un discorso analogo si può fare per i rifiuti. Qui una foto scattata da Claudio Pasero tempo fa, ma spesso la situazione “ancora oggi non è molto differente” – ci racconta. Siccome sono stati incendiati in passato cassonetti per la raccolta differenziata della carta, la soluzione è stata quella di non metterli più in alcune zone, invece di vigilare su chi li incendiasse… (in effetti in alcune zone non abbiamo trovato i cassonetti gialli per la raccolta della carta ndr).

Quando lo Stato si ritira, l’inciviltà è più facile che aumenti. E’ così che si è ormai consolidata l’abitudine, quando avviene il lavaggio strade, di invadere gli spazi verdi, trasformandoli in parcheggi abusivi.

Qui siamo sempre in via Galdofi, nel parco giochi per bambini. Le aste di metallo della recinzione sono state in buona parte asportate da qualcuno (per rivenderle?) e diversi giochi sono inutilizzabili. Rotti, non sono mai stati riparati.
Lì in fondo, al riparo da occhi indiscreti grazie alle piante, si troverebbe uno dei luoghi preferiti dagli spacciatori. Anche qui la situazione pare stia cambiando (in peggio). L‘arrivo di nuovi “competitors”, più spregiudicati, fa sì che si venda droga anche ai ragazzini. Un tempo non era così e c’era qualche regola “etica” anche da parte degli spacciatori. Chi, fra gli operatori sociali, frequenta la zona racconta che la risposta degli spacciatori oggi è: “c’è gente nuova in giro, vendono a tutti senza più ritegno, stanno rovinando il mercato e noi non possiamo restare a guardare e rischiare di perdere terreno…”
Un argine al rischio di degrado sociale nel quartiere, e un contributo importante per l’integrazione, è stato dato negli anni passati dal progetto Habital. Oggi, per mancanza di fondi, lo stesso è stato sospeso e se ne sente sicuramente la mancanza. Un camper e un appartamento presidiavano il territorio: operatori facevano animazione con i ragazzi, giravano per il quartiere, andavano a incontrare le persone più in difficoltà. Da quando il progetto non c’è più si sono invece toccati picchi di squallore impressionanti, come testimonia questa autentica casa dell’orrore…
Il quartiere, oggetto a più riprese di interventi di riqualificazione urbana che sono poi stati interrotti e privati di qualsiasi continuità, vanificando anche gli sforzi fatti in precedenza, ha conosciuto fasi di rilancio alternate a periodi di decadimento. Qui una foto “storica” della fontana con giochi di luce installata nel quartiere. La stessa è ormai fuori uso da tempo.

Il livello di degrado di alcune aree non disincentiva chi continua a costruire un gran numero di alloggi. I palazzi in costruzione sono diversi, anche se è facile immaginare che molti resterrano vuoti (e tanti di quelli costruiti di recente in effetti per ora sono disabitati).

“Senza un’attenzione adeguata per chi vive qui da parte delle diverse amministrazioni che si sono succedute è difficile immaginare che possa venire voglia di abitare il quartiere – ci racconta Claudio Pasero – e soprattutto chi va in bici viene sistematicamente penalizzato, non solo nei collegamenti con il centro ma anche nello spostamento all’interno del quartiere. Quando piove i sentieri che ci consentono di attraversare alcune zone in bicicletta diventano un unico pantano (come documentano queste foto d’archivio ndr). Si fa di tutto per costringere chi abita qui a muoversi in auto, mentre la bicicletta sarebbe decisamente il mezzo più comodo, efficiente, e meno inquinante”.

Sull’area del Cristo è ancora in fase di realizzazione il progetto europeo “Concerto al Piano”, che prevedeva investimenti ingenti per il risparmio energetico e la riqualificazione del quartiere, anche da un punto di vista sociale. Alcuni punti nodali del progetto sono però mutati con il tempo, o sono stati cancelati del tutto. La centrale a biomasse inizialmente pensata è stata sostiuita dal progetto di teleriscaldamento di cui si parla oggi, mentre la piscina olimpionica che avrebbe dovuto servire il quartiere e una serie di altre strutture per anziani e residenti si sono “persi per strada” nel corso degli anni, venendo semplicemente cancellati durante l’attuazione del progetto.

In un quartiere che da un punto di vista abitativo è in espansione stride ancor di più la situazione di abbandono e degrado di diversi istituti scolastici. Qui siamo in via Campi, dove la scuola non solo non è più utilizzata, ma è stata lasciata a se stessa, e ai vandali, che l’hanno saccheggiata e rovinata.

Qui uno dei piccoli parchi gioco simbolo della noncuranza che pare regnare nel quartiere. Come si può insegnare educazione civica ai ragazzi se poi si trova un parco cintato, con il cancello costantemente chiuso, ma con a pochi passi un buco nella rete da cui passano tutti i ragazzi che vanno a giocare lì? Le strutture all’interno sono in buona parte danneggiate e non più a norma, così il parco non viene più aperto. Ma pare che nessuno vigili sul fatto che in realtà continua a essere frequentato da chi non ha altri luoghi per trovarsi e giocare, scegliendo così di correre tutti i pericoli del caso. “Ma il cancello formalmente è chiuso”, così c’è chi potrebbe non rispondere in caso qualcuno si facesse male… impossibile fare di più?

Ecco qui, sulla sinistra del cancello, il “nuovo ingresso” del parco.

Una situazione assai simile si trova nel vecchio campo sportivo. L’erba alta e la struttura abbandonata, ormai in disuso, ne impediscono in una parte l’uso a chi avrebbe voglia di giocare…

Ma resistere al richiamo di una porta da calcio, per quanto malmessa, non è semplice, e così ecco che anche in questo caso la soluzione è un buco nella rete. Basta che chi di dovere sia sempre girato dall’altra parte… Impossibile ripristinarne almeno un utilizzo “libero” per i residenti?

La mancanza di spazi di ritrovo e aggregazione non affligge solo i ragazzi. Ecco il vecchio campo da bocce, ritrovo di chi è in pensione. L’erba e i rifiuti hanno preso il posto di boccino, discussioni e un po’ di sport in compagnia.

Il nostro viaggio sta per giungere al termine, anche se potrebbe proseguire ancora a lungo, sia nel quartiere Cristo che in tutta la città. Come si può insegnare l’educazione civica ai ragazzi se appena usciti da scuola trovano file sterminate di auto parcheggiate rigorosamente in divieto di sosta e di fermata? Questo, a onor del vero, in città avviene sotto ogni scuola, negli orari di punta, e non solamente al Cristo. Non proprio un esempio da dare agli studenti, che così imparano fin da piccoli che “le regole esistono, ok, però poi ci sono tante giustificate eccezioni…”

Qui una foto d’archivio fornita da Claudio Pasero. Non è stato un caso: le stesse infrazioni si ripetono praticamente ogni giorno, così come il non rispetto delle “zone 30”, che dovrebbero interessare aree dove il traffico dei veicoli è marginale e invece sono state istituite lungo vere e proprie arterie cittadine, su cui poi non viene fatto alcun controllo. Risultato: le zone 30 formalmente esistono ma praticamente nessuno le attraversa davvero a velocità ridotta…

Chiudiamo con un’immagine emblematica, e amara, dei nostri tempi. A sinistra com’era il cortile della scuola Zanzi il secolo scorso. A destra com’è oggi, in orario di scuola. Notate qualche differenza?

Riflettere sì, generalizzare no