Sindacati: insufficienti le proposte dell’azienda. Alla Mino si continua a trattare
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Alessandro Francini  
27 Giugno 2015
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Sindacati: insufficienti le proposte dell’azienda. Alla Mino si continua a trattare

Nell'ultimo incontro di giovedì 25 i rappresentanti aziendali hann aperto alla riassunzione di soli quattro dipendenti sui dodici a rischio mobilità. Altri tre potrebbero essere assunti da ditte esterne, ma i sindacati non si fidano "non ci crediamo perché tutto è rimasto troppo vago. Ed inoltre, i restanti cinque che fine farebbero?"

Nell'ultimo incontro di giovedì 25 i rappresentanti aziendali hann aperto alla riassunzione di soli quattro dipendenti sui dodici a rischio mobilità. Altri tre potrebbero essere assunti da ditte esterne, ma i sindacati non si fidano "non ci crediamo perché tutto è rimasto troppo vago. Ed inoltre, i restanti cinque che fine farebbero?"

ALESSANDRIA – Per i 12 dipendenti della Mino che da agosto rischiano di entrare definitivamente in mobilità la situazione continua a rimanere precaria e molto frustrante. Nella serata di giovedì 25 i delegati sindacali hanno nuovamente incontrato – terza volta nel giro di venti giorni – i rappresentanti dell’azienda. Già nel precedente confronto di lunedì 15 si era palesata qualche apertura riguardo ad una possibile riqualificazione interna di una parte dei 12 dipendenti – 13 fino a pochi giorni fa, un operaio nel frattempo è andato in pensione con un mese di anticipo -, cosa che però non aveva soddisfatto e non soddisfa tuttora i sindacalisti della Mino. Sì, perchè in 10 giorni la situazione non è cambiata granché. Queste in sostanza le proposte avanzate dai vertici aziendali: dei 12 dipendenti a rischio licenziamento, che da mesi sono a casa “in permesso retribuito a stipendio intero”, 4 verrebbero riqualificati e reinseriti in organico, altri 3, invece, potrebbero essere assunti da altrettante aziende della provincia. E i restanti 5 dipendenti? Per loro il destino pare segnato.

“Il lavoro c’è, la Mino è in attivo. Non campiamo questa chiusura da parte dell’azienda. – dichiarano i sindacalisti della fabbrica – Non stiamo parlando di un numero esagerato di lavoratori per cui trovare un’alternativa potrebbe diventare obiettivamente arduo”. Salvare solo un terzo dei dipendenti a rischio licenziamento lasciando gli altri al loro destino è uno scenario che le Rsu della Mino non vogliono e non possono accettare. “Anche se si trattasse di un solo operaio il nostro ragionamento sarebbe lo stesso. Inoltre, perché in merito alle molto ipotetiche tre assuzioni da parte di ditte esterne non ci sono stati dati riferimenti in merito? Quali sono queste ditte? Perché i delegati aziendali non parlano chiaro e rimangono nel vago? Noi crediamo sia solo una mossa per illudere i dipendenti”.

Ad ogni modo il punto cruciale della vicenda, e per il quale si fa dura opposizione, è che la vera intenzione della dirigenza, a quanto riferiscono i sindacalisti della Mino, sarebbe quella di destinare alla cassa integrazione fino a giugno-luglio 2016 gli 8 dipendenti che rimarrebbero esclusi da ogni possibilità di reintegro in ditta, per poi far scattare i definitivi licenziamenti. “Secondo noi il loro obiettivo reale è quello di posticipare tutto di un anno. Noi non ci stiamo a questo giochetto. L’azienda non può pretendere che accettiamo un accordo in cui si salvano quattro persone mentre le altre 8 vengono nella sostanza congedate”.

A complicare la situzione anche il fattore tempo; al 6 agosto, data di scadenza del permesso retribuito a stipendio intero, manca poco più di un mese, se non si giungerà ad un compromesso dopo tale data scatterà la mobilità. “Per ora vogliamo dare all’azienda almeno una settimana di tempo per “metabolizzare” le nostre richieste; quasi certamente entro la fine della prossima settimana ci sarà un altro confronto. Se da questo non emergeranno valide alternative per tutti i 12 dipendenti gli scioperi riprenderanno”.

 

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