Europa perduta? Risponde Ernesto Galli della Loggia
Home
Alessandro Francini  
16 Giugno 2015
ore
00:00 Logo Newsguard

Europa perduta? Risponde Ernesto Galli della Loggia

Ernesto Galli della Loggia, editorialista del Corriere della Sera, e il professor Francesco Tuccari giovedì 11 sono stati ospiti dell'associazione Cultura e Sviluppo per parlare della grave crisi che sta attraversando il progetto europeo e delle contraddizioni interne all'Unione

Ernesto Galli della Loggia, editorialista del Corriere della Sera, e il professor Francesco Tuccari giovedì 11 sono stati ospiti dell'associazione Cultura e Sviluppo per parlare della grave crisi che sta attraversando il progetto europeo e delle contraddizioni interne all'Unione

ALESSANDRIA – Europa sì, Europa no. O meglio, restare o non restare (nell’Unione europea), questo è il dilemma. La cosa che è invece abbastanza chiara è che più passano i mesi, gli anni, e più aumentano gli euroscettici. Non solo tra la “vox populi” dei vari Paesi membri, ma anche tra i rappresentanti dei singoli Governi. E’ quindi un’Europa perduta? L’associazione Cultura e Sviluppo, giovedì 11, ha deciso di proporre un’ulteriore occasione di riflessione sull’argomento; per farlo insieme ad una voce autorevole è stato invitato lo storico ed editorialista del Corriere della Sera Ernesto Galli della Loggia, insieme a Giuliano Amato autore del libro “Europa perduta?” (2014, edizioni “Il Mulino). Con Galli della Loggia a fare da relatore anche il professor Francesco Tuccari, ordinario di Storia delle dottrine politiche all’Università di Torino.

Moderatore della serata Stefano Quirico, docente di Scienze Politiche all’Università “A. Avogadro” di Alessandria; Quirico afferma che la ricchezza del libro di Galli della Loggia e di Amato “è data dal tentativo di far convivere due punti di vista differenti rispetto alla visione europeista, con l’idea di proporre qualche spunto di interesse e di prospettiva per l’Europa in questo periodo storico così instabile”. Due punti di vista diversi, appunto. Quello di Galli della Loggia assai critico e molto pessimista riguardo alla possibilità di poter sviluppare nel tempo un sentimento d’appartenenza solido e condiviso. Giuliano Amato, invece, “sostiene che per rilaciare il progetto europeo sia necessario conciliare l’identità nazionale ad un concreto sentimento comunitario ed europeista“.

Per Ernesto Galli della Loggia il punto di rottura è arrivato insieme alla moneta unica, “che ha sconvolto il meccanismo di equa distribuzione di svantaggi e benefici stabilito dal mercato unico delle merci. L’euro ha messo in ballo i bilanci statali dei vari Paesi, i loro debiti pubblici, la loro capacità di far pagare le tasse ai cittadini, insomma, l’intero sistema Paese nella sua complessità”. Questo avrebbe quindi instaurato forte competizione tra gli Stati membri, “reintroducendo ciò che la costruzione europea si era prefissa di eliminare, ovvero lo Stato-nazione e i suoi sistemi. Qualcosa non ha funzionato e questo qualcosa rappresenta problemi che stanno alle origini della concezione dell’Ue”. Uno dei grandi interrogativi mai chiariti dagli europeisti riguarda proprio gli obiettivi del progetto europeista, spiega Galli della Loggia, “il modello da seguire doveva essere quello della confederazione o di una vera e propria federazione? – si chiede Galli della Loggia – Sono due cose molto diverse. In una confederazione, infatti, gli Stati mantengono la loro sovranità delegando solo alcuni poteri ad un governo centrale, soprattutto in politica estera. Mentre in una federazione tutti gli Stati delegano la loro sovranità e i poteri decisivi sono in mano all’autorità federale”.

Il sacrificio di sovranità chiesto dall’Ue ai singoli Stati per l’editorialista del Corriere della Sera è quasi intollerabile; il problema è sorto quando dalla parola “comune” si è passati alla parola “unico”, “con l’idea che l’Ue sarebbe stata in grando di produrre automaticamente norme valide per tutti i Paesi aderenti”. In realtà si sarebbe aperto una sorta di processo trita-democrazia, in cui tutto viene deciso dalla Commissione europea “che ogni giorno emana decine di direttive alle quali devono sottostare i vari Stati. Ma il processo democratico non può funzionare se non c’è lo Stato-nazione, che è il vero ed unico contenitore della democrazia, perché al suo interno la comunicazione, attuata attraverso un linguaggio comune, implica un vincolo di solidarietà nazionale”.

Il professor Tuccari spiega invece qual è il pensiero di Giuliano Amato, secondo cui “il processo d’integrazione europea, ad un certo punto, ha subito rispetto al progetto iniziale un’involuzione intergovernativa, che di fatto ha ridato molto potere ai singoli Stati”. L’idea è quindi che il percorso di integrazione in realtà abbia portato la digregazione europea, facendo aumentare le ostilità tra gli Stati. Un concetto che combacia con l’analisi di Galli della Loggia. Ma qual è la soluzione secondo Amato? Sposare un vero progetto federalista, in cui sia presente un Governo centrale che decide su poche cose in relazione agli Stati membri, la federalizzazione dell’Europa deve necessariamente accompagnarsi con una crescita di coscienza europea

Articoli correlati
Leggi l'ultima edizione