C’eravamo tanto amati. E ora?
La città e i suoi fiumi vivono da tempo un rapporto difficile: del Tanaro si ha paura, o lo si guarda con indifferenza, ma non è sempre stato così. Ora ci sarebbero pronti almeno 400 mila euro per creare una passeggiata lungofiume. Ma che fare per la qualità dell'acqua?
La città e i suoi fiumi vivono da tempo un rapporto difficile: del Tanaro si ha paura, o lo si guarda con indifferenza, ma non è sempre stato così. Ora ci sarebbero pronti almeno 400 mila euro per creare una passeggiata lungofiume. Ma che fare per la qualità dell'acqua?
ALESSANDRIA – Il rapporto della nostra città con i suoi fiumi è cambiato nel tempo. Da parte integrante della vita degli alessandrini il Tanaro si è trasformato in dispensatore di paura durante le ultime alluvioni, tanto da costringere la città a proteggersi con argini sempre più alti (preferiti alla soluzione di spazi di esondazione da approntare a monte della città).
Giorgio Abonante, assessore al bilancio, uno dei più grandi sostenitori del rilancio fluviale, spiega così gli sforzi dell’Amministrazione per superare questa situazione da ‘separati in casa’ fra alessandrini e Tanaro: “La via più semplice è appoggiare chi decide di animare gli spazi vicini al fiume con eventi e iniziative private”, che possono però trovare una sponda, è proprio il caso di dirlo, nel sostegno pubblico. È quanto succederà, ad esempio, durante il prossimo ‘river day‘. “Si potrà effettuare una passeggiata sul lungofiume, godersi un aperitivo sulla sponda e perfino, per i più coraggiosi, provare il brivido di una discesa in rafting seguendo il corso del Tanaro fino alla sua confluenza con la Bormida, lungo un percorso da godersi in completa sicurezza, accompagnati da una guida esperta”, come assicurano gli organizzatori.

Troppi infatti sono ancora i contributi inquinanti attribuibili agli scarichi fognari in un fiume che ha già attraversato altri centri urbani a monte, e che ha importanti variazioni di portata proprio nel momento in cui sarebbe necessario avere una maggiore diluizione degli inquinanti”.
Messe da parte le perplessità su quanto siano salutari le acque (che comunque andranno prima o poi affrontate) ci sono già in cantiere diversi progetti per valorizzare il fiume, alcuni grandi e per ora destinati a rimanere probabilmente nel cassetto dei desideri, altri più immediati e in procinto di vedere la luce: “le sole iniziative dei privati non bastano – prosegue Abonante – e per questo il Comune ha deciso di partecipare a un importante bando internazionale, presentandosi come capofila alla guida di una serie di partners, per ottenere finanziamenti adeguati a un grande intervento urbanistico di valorizzazione di tutto il fiume. Siamo al primo step di selezione, speriamo di superare anche il terzo, quello decisivo per ottenere i fondi. 
Più vicine alla realizzazione sono però altre iniziative che l’Amministrazione sta mettendo in cantiere. La prima, come conferma anche l’assessore ai lavori pubblici Giancarlo Cattaneo, riguarderà la sistemazione di un tratto di passeggiata lungo il fiume, con la costruzione di due “affacci” sul corso d’acqua, parziale consolazione per la rinuncia alla piazza ipogea inizialmente contenuta nel progetto del ponte Meier (come mostrato dalla foto in alto), poi accantonata perché parte dei fondi legati al Pisu sono stati investiti in azioni a sostegno degli abitanti e dei commercianti di Borgo Rovereto e in altri interventi di riqualificazione urbanistica. “Verrà presa in considerazione per i lavori l’area che va grossomodo dal ponte della ferrovia fino a ridosso del Meier – racconta Cattaneo – o comunque dall’altezza del Palazzetto dello sport fino al tratto pedonale del ponte, che potrebbe essere congiunto con la nuova passeggiata se ci saranno sufficienti risorse per costruire una passerella di collegamento“.
Del progetto se ne sta occupando l’architetto Luca Zanon, e i tempi “saranno legati all’approvazione della rendicontazione dei lavori fin qui svolti che Palazzo Rosso dovrà ottenere, entro un paio di settimane, da parte della Regione”, come garantisce Marco Neri, ingegnere capo del comune di Alessandria. La cifra investita potrebbe essere compresa fra i 400 e i 500 mila euro.

Quel che si sa è che c’è stato un tempo in cui gli alessandrini amavano il proprio fiume, e da esso traevano anche sostentamento e ristoro. Per i curiosi mettiamo a disposizione una raccolta di articoli storici che lo testimoniano, e per i quali ringraziamo il nostro bravissimo e misterioso collaboratore “Timmyrosso”, co-autore della nostra rubrica settimanale MemoriALE“. È grazie a lui che possiamo scoprire (o ricordare) che nel Tanaro sono state fatte massicce immissioni di pesci, con l’obiettivo di crearne una fonte naturale di profitto economico, e che sul fiume gli alessandrini si recavano anche per fare il bagno, con l’apertura di veri e propri impianti balneari, d’inverno ci andavano a pattinare e lo utilizzano perfino per ricavarne il giacchio con cui conservare i cibi al fresco.
Un rapporto d’amore e di relazione autentica dunque, che può essere ricostruito, un passo alla volta, se ci sarà la vera intenzione di farlo. Il fiume da lì non si muove e toccherà alla città, e agli alessandrini, fare i primi passi concreti per riconquistarlo.